Il calcio è così bello perchè c’è spazio per un universo intero di possibilità. Perchè ognuno può dare un suo contributo a suo modo,...

Il calcio è così bello perchè c’è spazio per un universo intero di possibilità. Perchè ognuno può dare un suo contributo a suo modo, un contributo che rispecchia il suo carattere. Chi ha fiato, corre. Chi ha piedi, disegna. Chi ha testa, spiega. Chi ha tutto, è un campione. Diego Costa, in campo, conosce solo un modo di fare le cose: lottando, con il coltello fra i denti. Perchè? Semplice, è il modo in cui è stato abituato, da sempre, a fare tutte le cose, nella sua vita. Lottando, con il coltello fra i denti.

Sudore, fatica, fame. Queste sono le parole più frequenti nel vocabolario di Diego Costa. Uno che è sempre stato abituato a doversi guadagnare tutto, nella sua vita. Non importa se si parli del lunario da sbarcare per arrivare a fine giornata, di un pallone sul quale lanciarsi in profondità oppure della fiducia di un allenatore. Diego Costa non ha mai avuto la pappa pronta. Diego Costa si è guadagnato, da solo, con sudore, fatica e fame tutto quello che ha. Tutto quello che è.

Il calcio, per questo ragazzo che si porta dietro un nome ingombrante, non è mai stato quello organizzato delle scuole calcio, delle cantere, delle squadre Primavera. Il calcio, per Diego Costa, è sempre stato quello giocato in strada. Nelle polverose strade di Lagarto, 90.000 cristiani nell’est del Brasile. Dove un calcione vale più di ogni insegnamento. Dove più che sovrapposizioni e diagonali, ti insegnano a stare al mondo. A campare. A non porgere l’altra guancia, ma a picchiare più forte, più duro. A lottare per non finire a testa in giù, nella polvere, nel fango. Questa è stata la cantera di Diego Costa. La strada. Ed è venuto su abbastanza bene, dubbi non ce ne sono.

Un nome ingombrante, dicevamo. Si, perchè forse Diego Costa è l’unico brasiliano che si porta sulle spalle il nome di un argentino. Bè, non un argentino qualsiasi, chiaro. Diego Armando Maradona, l’idolo di papà. Un brasiliano che si porta dietro il nome di un argentino, e che ha scelto di giocare per la Spagna. Le strade facili proprio non fanno per lui. Eppure, anche quando ha scelto di mettersi la camiseta roja, lo ha fatto con tutto il coraggio e la forza necessaria. Perchè è facile dire che ha fatto una scelta discutibile. Da fuori, è facile puntare il dito. Accusarlo di codardia. Di opportunismo. Di aver anteposto l’interesse personale alla patria. Di aver scelto di giocare contro la sua gente.

E’ facile puntare il dito da fuori. Meno facile deve essere prendersi i fischi del tuo popolo. Dei tuoi amici, di quelli che stanno sulla strada come un tempo ci stavi tu. Perchè i fischi, gli insulti, al Mondiale, se li è presi Diego Costa, mica noi che abbiamo puntato il dito. Ma i fischi sono l’ultima cosa che interessa a Diego Costa. Nè i fischi, nè ogni singolo dito puntato contro di lui. Lui ha deciso di abbassare la testa e continuare a lottare, come ha sempre fatto.

Perchè non diventi indispensabile per caso. Nè per Diego Simeone, nè per Josè Mourinho. Se due allenatori dal carattere così forte hanno puntato tutto sul 19, dubbi non ce ne sono. E’ speciale, quel 19. Quella punta che ti garantisce corsa, sacrificio, dedizione totale alla causa. Morirebbe per i suoi allenatori, morirebbe per la sua squadra.

Perchè quando nasci in strada, quando devi arrabattarti per campare, non puoi permetterti distrazioni, non puoi permetterti cali di concentrazione. Devi rimanere sempre all’erta. Devi continuare a mostrare i denti al mondo. Devi far vedere che sei tu il predatore. Perchè è un attimo diventare preda. Essere divorati, fino alle ossa, da un mondo che non fa sconti. Essere pronti a menare per primi, per evitare di essere presi a calci dalla vita.

Perchè questo è il modo di fare le cose di Diego Costa. Entrare in campo, sapendo di poterci lasciare tutto. Entrare in campo, pronto a dare anche l’anima per la squadra, per i compagni, per l’allenatore. Non è facile essere Diego Costa. E’ per questo che ce n’è solamente uno.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro