Diego Costa, se la Spagna si converte al vero Nueve Diego Costa, se la Spagna si converte al vero Nueve
Fare notizia ieri sera, per un qualsiasi evento che non avesse come protagonista Cristiano Ronaldo, sarebbe stato tremendamente difficile. La partita monumentale del portoghese,... Diego Costa, se la Spagna si converte al vero Nueve

Fare notizia ieri sera, per un qualsiasi evento che non avesse come protagonista Cristiano Ronaldo, sarebbe stato tremendamente difficile.

La partita monumentale del portoghese, che ha acciuffato in extremis il 3-3 per i suoi contro la Spagna ha messo in ombra qualsiasi cosa, compreso naturalmente tutto quello che è successo in quei 90 minuti e che non lo ha visto in prima linea.

Ma, riavvolgendo all’indietro il nastro dello straordinario ed emozionante Portogallo-Spagna di ieri sera, ci si accorge che forse non è stata riservata degna celebrazione all’altro grande protagonista della serata, un protagonista che forse qualcuno aveva dato per disperso troppo presto.

Stiamo parlando di Diego Costa, che in questi giorni tormentati per la Roja si è preso sulle spalle la responsabilità dell’attacco spagnolo come solo lui poteva fare: con la forza bruta e con tutto il coraggio che uno come lui ha in corpo.

Le due reti segnate ieri dal centravanti dell’Atletico Madrid sono un concentrato di cattiveria, rabbia, tecnica e mestiere. Due gol che ogni bambino che vuole fare di mestiere l’attaccante dovrebbe vedere almeno tre volte al giorno, per imparare.

Il primo, una conclusione potentissima in equilibrio precario, dopo una giravolta, dopo aver portato a spasso da solo tutta la difesa portoghese. Dopo aver mandato a gambe all’aria il suo antico nemico Pepe con una sportellata inaudita – che il VAR avrebbe potuto pure annullare, certo… – e dopo aver dimostrato di aver custodito in corpo, dopo una stagione complicata, tanta di quella rabbia da poter fare a pugni con tutti.

Il secondo, un tocco da opportunista, da rapace, da bomber di razza. Una doppietta che non è servita per portare a casa i 3 punti, ma che è servita a lui per riprendersi, in pieno, la maglia da titolare delle Furie Rosse.

Perché il rapporto di Diego Costa con la Nazionale spagnola non è mai stato idilliaco. Vuoi perché, tutto sommato, lui alla fine sarebbe pure brasiliano. Vuoi perché il calcio giocato dalla Spagna, in questi anni, è stato tutto il contrario di quello di lotta e sudore in cui Diego Costa sguazza a meraviglia. Nella patria del falso nueve, un nueve vero, verissimo, come Diego Costa, non poteva non fare fatica.

Ieri, però, le cose sembrano essere cambiate: la Spagna ha riscoperto l’importanza di avere un centravanti disposto a fare a botte con tutti, da solo, come se avesse ancora addosso la maglia bianca e rossa dell’Atletico. Diego Costa ha capito che lui, invece, conosce solo un modo di giocare a calcio: il suo.

E, per ora, funziona maledettamente bene.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro