Diario Mundial 2018: Day 18 Diario Mundial 2018: Day 18
Terza giornata di ottavi di finale, con il quadro delle magnifiche otto che sembra ormai definirsi. La giornata prevede un Brasile-Messico dal quale ci... Diario Mundial 2018: Day 18

Terza giornata di ottavi di finale, con il quadro delle magnifiche otto che sembra ormai definirsi.

La giornata prevede un Brasile-Messico dal quale ci aspettiamo scintille, almeno per veder volare qualche ceffone, e un Belgio-Giappone che sulla carta dovrebbe essere a senso unico, ma abbiamo ormai capito che in questi Mondiali non si può dare niente per scontato.

La giornata si apre con il nostro tifo matto e disperato per i fratelli messicani.

Ma, d’altronde, con un inno del genere come si fa a non esaltarsi da morire, dai?

‘Sta storia di farsi i capelli in modi che noi umani possiamo solo immaginare deve finire, ma finire per davvero.

Ecco, nel caso in cui abbiate bisogno dell’ausilio delle immagini.

Il Messico parte carico, arrembante, volitivo.

Questo mistero di Ochoa andrà chiarito una volta per tutte.

Primo tempo senza grandissime emozioni, Rocchi non pare soddisfatto.

Unica emozione, una stecca su O’Ney. Tante stecche.

Ancora Ochoa a dire di no al Brasile.

E alla fine il Brasile la sblocca – con l’amico Neymar – dopo una galoppata clamorosa di Willian, che pare essersi ricordato di essere un giocatore di calcio.

Al Messico manca un pizzico di concretezza.

Comincia lo show di Neymar, con Layun che finge di aiutarlo a rialzare, gli appoggia delicatamente i tacchetti sulla caviglia, e il brasiliano AIUTOMUORECHIAMATEISOCCORSILELICOTTEROUNRESPIRATOREPRESTO.

Piccole considerazioni filosofiche.

E piccole similitudini.

Ah, cavolo, ecco perché.

Arriva la serata con Belgio-Giappone, e scoprendo che c’è l’esimio Sandrone al commento, ci viene un piccolo dubbio.

I tifosi nipponici hanno grossa fiducia.

Piccoli grandi problemi per la difesa giapponese contro il gigante Lukaku.

Focus tattico.

Giappone davvero molto attento in fase difensiva, con grande spirito di sacrificio. Forse pure troppo.

Dopo un primo tempo interlocutorio, nel secondo ci si comincia a divertire, e il Giappone passa addirittura in vantaggio. Vantaggio accolto con grande calma e serenità da queste parti, quasi fosse atteso.

E anzi raddoppia con quel fenomeno di Inui.

Colleghiamoci con Milano, dove immaginiamo, tra un trasloco e l’altro, ci sia stato un pizzico di entusiasmo.

Poi il Giappone si suicida, prende due gol abbastanza stupidi, si profilano all’orizzonte i supplementari.

Meno male che c’è Sandrone, va.

E poi, all’ultimissimo respiro, il Belgio, in contropiede, trova il gol qualificazione, lasciando di sasso tutti noi che speravamo nella sfangata storica del Giappone.