Diario Copa America: Uruguay-Giamaica e Argentina-Paraguay Diario Copa America: Uruguay-Giamaica e Argentina-Paraguay
Uruguay-Giamaica Partiamo da un presupposto: per rimanere chiusi in casa, di sabato sera, con l’estate appena iniziata, a vedere Uruguay-Giamaica bisogna avere dei problemi.... Diario Copa America: Uruguay-Giamaica e Argentina-Paraguay

Uruguay-Giamaica

Partiamo da un presupposto: per rimanere chiusi in casa, di sabato sera, con l’estate appena iniziata, a vedere Uruguay-Giamaica bisogna avere dei problemi. Ma se stai leggendo questo diario, probabilmente ne hai anche tu, per cui ti comprendiamo pienamente.

Le squadre entrano in campo guidate dagli arbitri in un’elegantissima divisa violetta, da sacerdoti. Sarà per celebrare immediatamente sul posto il rito funebre nel caso qualcuno dovesse lasciarci le penne.

Per i primi 30 minuti non succede ASSOLUTAMENTE NIENTE. L’emozione più grande sono le rimesse laterali di Adrian Mariappa, il Rory Delap giamaicano.

La Giamaica dimostra subito di non nutrire alcun timore reverenziale nei confronti dei campioni in carica. Sarà che con quelle facce da ergastolani nessuno di loro ha nulla da temere. Rodolph Austin in mezzo al campo dirige le operazioni con la sicumera di chi ne ha vissute tante e poi tante e con l’ebbrezza di chi è in permesso premio:

Sul finale di primo tempo, l’attaccante giamaicano Mattocks si trova inspiegabilmente solo davanti a Muslera, ma ciabatta in maniera invereconda. Abbiamo smadonnato noi, figuratevi in Giamaica.

Se avete urgenza di defungere, per qualsiasi motivo, potete andare a dire un pensierino a vostra scelta in faccia al portiere della Giamaica.

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Nella ripresa l’Uruguay trova il gol del vantaggio. Stranamente succede su un calcio piazzato, in mischia, in una situazione al limite della promiscuità. La squadra più sporca dell’universo.

Sarò questione di DNA, ma anche contro la Giamaica, la Celeste, dopo aver trovato il vantaggio, si arrocca dietro a difendere l’1-0. La definizione “squadra sparagnina” l’hanno inventata per loro.

Cebolla Rodriguez, l’autore del gol, festeggia dedicando il gol a Manenti. “Verrò a prenderti”, urla.

L’immagine del match è senza ombra di dubbio il replay in cui si vedono Godin e Arevalo Rios legnare, praticamente insieme, due incolpevoli Reggae Boyz.

Argentina-Paraguay

Non c’è tempo per rilassarsi, la delinquenza impone sacrifici. Giusto il tempo di eludere la richiesta disperata degli amici di tirarci fuori di casa adducendo scuse poco plausibili, stappare l’ennesima birra di qualità infima e siamo pronti per Argentina-Paraguay.

I paraguayani cantano a tutta voce il loro inno. Republica o muerte, urlano. Per chi proverà ad andarsene via palla al piede in mezzo a costoro, sarà sicuramente muerte.

La partita incomincia come previsto: Roque Santa Cruz abbandonato al suo destino là davanti, 10 putridi in maglia albiroja a legnare qualsiasi cosa provi ad andare via. Leo Messi potrebbe finire stasera la sua Copa America, o la sua carriera.

Sorgono i primi dibattiti sull’età di Roque Santa Cruz, visto che ce lo ricordiamo là davanti da quando mangiavamo ancora il Calippo alla cocacola.

Ironia della sorte, si gioca a La Serena. Cosa che la partita non sarà. Il piano tattico della partita è evidente. L’Argentina disegna un meraviglioso possesso palla, fatto di fraseggi e accelerazioni in verticale. Il Paraguay MENA. Samudio pensa bene di mandare in porta Sergio Aguero con uno sciagurato retropassaggio. La Procura di Cremona, nel dubbio, inserisce il suo nome nella prossima inchiesta sul calcioscommesse. Al 36′ l’Argentina raddoppia con Leo Messi su rigore. La partita sembra destinata a passare agli archivi con goleada + serie di espulsioni rancorose da parte del Paraguay. Ma ci sbaglieremo.

La ripresa si apre con Gonzalez in campo. Il paraguaiano ha il numero 10 sulle spalle, per cui ci aspetteremmo un fantasista tutto pepe. In 4 minuti tira due legnate invereconde a Di Maria e rischia di farsi buttare fuori. Che cosa bella.

Dalla regia ci fanno notare la somiglianza tra Haedo Valdez e Pedro, quello della cipolla.

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Nemmeno due minuti e Haedo Valdez infila un bolide sotto il sette accorciando improvvisamente le distanze. Para mi es la cebolla.

La partita cambia improvvisamente faccia. Il Paraguay inizia a credere di poterla sfangare nella più putrida delle maniera, l’Argentina smette di fare bel gioco, ma si mangia comunque un paio di gol notevoli. Doppio cambio da ritiro del patentino per il Tata Martino: con la squadra in vantaggio, leva Aguero e Pastore e mette dentro Tevez e Higuain. Ma butta dentro un difensore e un medianaccio e pensa a portare a casa la pellaccia, pusillanime! Leo Messi, a un certo punto, prende un colpaccio in pieno stomaco. A breve potrebbe ricominciare a vomitare. Poi, al minuto 89, Nestor Ortigoza, in clamoroso affanno per via della panza da competizione che si porta dietro, pennella un pallone sulla testa di Santa Cruz, sponda all’indietro per Barrios, staffilata all’angoletto basso. 2-2. Istantanea del gol: cetriolo Non si sa come, non si sa perchè. Sfangata. Andiamo a letto felici e con rinnovata fede nell’umanità.

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