Diario Copa America: Cile-Uruguay Diario Copa America: Cile-Uruguay
Da Cile-Uruguay ci aspettavamo parecchio. Non così tanto, però. Dal primo al novantesimo minuto, una battaglia campale, una guerriglia sul terreno verde che ci... Diario Copa America: Cile-Uruguay

Da Cile-Uruguay ci aspettavamo parecchio. Non così tanto, però. Dal primo al novantesimo minuto, una battaglia campale, una guerriglia sul terreno verde che ci ha tenuti incollati al televisore fino a notte fonda. Andiamo a rivivere le emozioni di questa meravigliosa partita che incarna, in tutto e per tutto, lo spirito del calcio sudamericano, quello che ci scalda il cuore per davvero. Si parte con i gadget più venduti fuori dallo stadio a Santiago:

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Inni nazionali (che iniziano in perfetto orario, clamoroso): quello del Cile l’hanno sentito fino a Capo Horn.

Formazioni: il Cile mette in campo Mena, l’Uruguay schiera Fucile. Qualora ci fosse stato bisogno di spiegarlo, le intenzioni sono abbastanza palesi.

Arbitra il brasiliano Sandro Ricci. Compito ingrato, speriamo per lui che abbia portato con sé perlomeno qualche arma da fuoco leggera.

Servono solo 3 minuti a Egidio Arevalo Rios, che in mezzo al centrocampo della Celeste si comporta più o meno come un’arma di distruzione di massa, per randellare forte il suo primo avversario. Non sarà l’ultimo.

L’Uruguay, più che pressing, fa stalking.

Il Tata Gonzalez parte subito forte col pestone gratuito, dall’altra parte Jorge Fucile butta giù chiunque provi a transitare con il pallone tra i piedi. Il Maestro Tabarez osserva, placido, il suo piano bellico prendere forma.

Il Mago Valdivia va via d’eleganza a Fucile, che aveva provato un intervento a forbice di straordinaria bellezza, con un tunnel vietato ai deboli di cuore. Sampaoli, tiralo fuori che il ragazzo ci lascia le penne stasera.

Primo ammomnito: Jorge Luis Valdivia Toro. Il Mago ha capito che per passare indenne questa nottata deve delinquere lui per primo.

Scaramucce in area di rigore uruguaiana. Spintoni, mani addosso, dita che si puntano.

L’Uruguay ha già abbandonato ogni velleità di costruire gioco per passare a un delinquentissimo 8-1-1. In confronto all’Uruguay, l’Atletico Madrid del Cholo propone il calcio totale.

Al rientro dall’intervallo, l’Uruguay si presenta in campo 5 minuti dopo il Cile. Probabilmente pensavano che il cronometro fosse già partito e speravano finisse prima la partita.

Primo momento di svolta dell’incontro. Gonzalone Jara piazza un dito nel sedere a Edi Cavani che giustamente scapoccia, sfiorando il cileno con un buffetto. Jara crolla a terra esanime, secondo giallo per Cavani, rosso, scapocciata, minacce all’arbitro e ai suoi parenti più prossimi, rimozione forzata dell’attaccante uruguaiano. Da qui in poi sarà corrida.

Sandro Ricci dimostra di avere saldamente in pugno la partita, fischiando a casaccio, ammonendo per motivi misteriosi, lasciando giocare sulle peggiori falciate. Idolo.

Entra finalmente Mauricio Pinilla per cambiare la partita. Ci mettono due minuti a garrotarlo.

Gimenez, difensore uruguaiano dell’Atletico Madrid (abbiamo detto tutto, crediamo) è uno dei più scatenati. Picchia come un ossesso e a ogni contatto si butta in terra fingendo di essere deceduto. Non avrà una carriera lunga, supponiamo.

Poi, all’improvviso, la decide Mauricio Isla. E’ notte fonda e crediamo di star sognando. Invece è tutto vero.

Saltato il piano partita di arroccarsi fino ai rigori, l’Uruguay può perdere la testa. Jorge Fucile rade al suolo un avversario, prende il giallo (che era pure poco) e scapoccia insieme a tutti i suoi compagni in campo e in panchina. Tutti a circondare l’arbitro e i suoi assistenti, spintoni, calcioni, urla, minacce, il Maestro Tabarez espulso.

Si perdono 6 minuti solo nel parapiglia di cui sopra, Sandro Ricci concede solo 4 minuti di recupero. Ha una voglia matta di tornare a casa a riabbracciare moglie e figli.

Finisce con il Cile che va alle semifinali dove incontrerà la vincente di Perù-Bolivia. Se qualcuno sopravvive a Perù-Bolivia, ovviamente.