Diario Copa America: Cile-Ecuador Diario Copa America: Cile-Ecuador
Con la Copa America che apre i battenti, torna l’appuntamento con il nostro Diario, la sintesi di quanto successo in giornata. Apriamo l’appuntamento, che... Diario Copa America: Cile-Ecuador

Con la Copa America che apre i battenti, torna l’appuntamento con il nostro Diario, la sintesi di quanto successo in giornata. Apriamo l’appuntamento, che sarà ovviamente quotidiano, con un piccolo riassunto di quello che abbiamo visto in Cile-Ecuador, incontro inaugurale della Copa America 2015. Per viverla e commentarla con noi, in diretta, puoi seguirci su Twitter.

  • Pronti via, si parte con una di quelle belle cerimonie inaugurali delle quali non abbiamo mai compreso il senso. Ci sono dei tizi appesi a dei fili, musica da balera di periferia e delle specie di aborigeni che danzano a chiappe al vento. A un certo punto speriamo nell’intervento in tackle di Gary Medel.
  • Come al solito, gli stringenti orari sudamericani la fanno da padrona. E’ l’1.29 e le squadre non sono ancora entrate in campo per gli inni nazionali. All’1.31 entrano in campo, e scopriamo che il fischietto è Nestor Pitana, l’arbitro argentino con il riporto più bello del mondo. Dalla regia ci fanno scoprire che è un GRAN ASADOR e che ha una moglie notevole.

  • La formazione del Cile strappa subito un sorriso: Bravo, Isla. L’ultima volta che hanno detto “bravo” a Isla, c’erano ancora i dinosauri in grandissima forma a scorazzare sui prati della Terra.
  • Inni nazionali: quelli del Cile, stadio compreso, cantano l’inno con tanta partecipazione che ci viene voglia di mollare tutto e andare a morire per la patria. Subito.
  • In campo c’è il Mago Valdivia, che ci rischiara la notte. In 5 minuti rischia di mandare in porta anche un paio di inservienti dello stadio. Il tasto triangolo alla play lo hanno inventato per lui.
  • Prima panoramica sugli spalti: ci rendiamo conto che per entrare allo stadio hanno chiesto la fedina penale, mica la tessera del tifoso.
  • Mauricio Isla parte subito fortissimo: percussioni, galoppate, chilometri percorsi in totale leggiadria. Pare Varenne.
  • Fidel Martinez si presenta in campo con dei capelli alquanto rivedibili, e si guadagna il primo giallo della Copa America falciando Arturo Vidal. Poteva andare peggio, perchè fino a poco tempo fa i capelli del buon Fidel erano questi qui:
    fidel-martinez-2
  • Walter Ayovì, trentacinquenne terzino destro dell’Ecuador, legnoso da far paura, veloce come un bradipo, gioca con un sontuoso numero 10 sulle spalle.
  • Sale in cattedra, con una poderosa e arrogantissima falciata, Osbaldo Lastra. Che, insieme a Oswaldo Vizcarrondo si giocherà il premio “Quelli che si dovevano chiamare Osvaldo ma poi all’anagrafe qualcosa è andato storto”
  • Dopo 20 minuti di intervallo, che i tempi sudamericani sono quelli che sono, si ritorna in campo sullo 0-0. Notiamo una becerissima maglia a strisce verdi fosforescenti sulle spalle di Dida Dominguez, portiere dell’Ecuador. Si, lo chiamano Dida in onore di quel Dida. Boh.
  • Jefferson Montero prova il doppio passo, va via in velocità, torna indietro, salta ancora tutti, ritorna indietro, doppio passo, accelerazione. A un certo punto, il pallone ce l’hanno i rossi, Montero è a terra dolorante. Cosa era successo? Niente, è andato a sbattere contro Medel.
  • Rigore discutibile assegnato al Cile, Vidal trasforma, i giocatori dell’Ecuador, sorprendentemente, riescono a non scapocciare.
  • Traversa clamorosa di Enner Valencia a botta sicura. Mentre Claudio Bravo smadonna tutti i santi ai compagni di difesa che lo hanno abbandonato, l’attaccante del West Ham chiede a Pinilla l’indirizzo del suo tatuatore di fiducia.
  • Il Cile sfrutta una minchiata invereconda dell’Ecuador e va a raddoppiare con Edu Vargas. Ci fanno notare che anche lui è dotato di tatuaggi sobri come una notte con Malgioglio. Evidentemente in Cile i tatuatori producono il 65% del PIL.

  • A babbo morto, sepolto, inumato e con il trigesimo già passato, Mati Fernandez decide di prendersi il secondo giallo e farsi inspiegabilmente cacciare. Noi, però, abbiamo capito perchè.

 

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