Diario Copa America: Argentina-Colombia Diario Copa America: Argentina-Colombia
Terzo quarto di finale per questa strepitosa Copa America. Forse l’accoppiamento più affascinante e interessante di tutti, quello tra Argentina e Colombia. Una partita... Diario Copa America: Argentina-Colombia

Terzo quarto di finale per questa strepitosa Copa America. Forse l’accoppiamento più affascinante e interessante di tutti, quello tra Argentina e Colombia. Una partita che ha regalato emozioni, sorprese e soprattutto parecchie legnate. Riviviamola insieme, in attesa di seguire stasera (sul nostro account Twitter seguiremo tutto in diretta) Brasile-Paraguay

La Colombia manda in campo una formazione avventurosa, con settecento centrocampisti, Ibarbo e Cuadrado a fare i terzini, il solo Mejia a delinquere solitario in mezzo al campo. Non che abbia paura il ragazzo.

Il telecronista, a inizio partita, ci aveva fatto sapere che Argentina e Colombia si rispettano, non c’è l’odio che scorre tra le tante altre squadre sudamericane. Bastano 2 minuti per vedere una decina di legnate che ci fanno dubitare di questa affermazione.

L’arbitro messicano Garcia Orozco è una garanzia. Ha la faccia del più delinquente di tutti. Non ci deluderà.

Dopo pochi minuti capiamo il metro arbitrale. Calcioni e falciate non si fischiano nemmeno per sbaglio, ma se si protesta mettendo in dubbio la sua autorità il giallo è automatico. E Aguero rischia anche di prendersi un ceffone in faccia.

Si, è ufficiale. Si ammonisce solo e soltanto per le proteste.

Al 23′ Pekerman sorprende tutti, dopo aver capito che con 5 attaccanti e un solo centrocampista rischiava l’imbarcata storica. Leva Teo Gutierrez per mettere Edwin Carmona. Negli spogliatoi, fossimo in Pekerman, faremmo molta, MOLTA attenzione alle pistole. Intanto il metro arbitrale continua ad essere decisamente permissivo, anche nei riguardi di molestie e torture.

Miracolo di Ospina sul colpo di testa di Messi a botta praticamente sicura, quasi come una da 20 € sulla tangenziale. Leo tira una Madonna, Ospina prende pure quella.

Paolo Condò, a un certo punto, parla di “fisicità dominante” di Ibarbo. Non vogliamo approfondire.

Poi, tutto ad un tratto, Garcia Orozco inizia ad ammonire ad ogni fallo fischiato. Al 40′ si contano 6 cartellini gialli, e, solo per qualche fortunata coincidenza, nessun morto.

Continuano a volare stecche in quantità industriale. Da quando è uscito Teo la Colombia si è asserragliata nella propria metà campo, con Zapata e Murillo in versione guerriglieri. Zapata sfiora anche un clamoroso autogol. E’ il primo tiro in porta della Colombia. Il piano partita è chiaro: provare a sfangarla ai rigori, senza dignità.

Jackson Martinez si esibisce in una tenaglia da dietro più gomitata sulla nuca, sotto lo sguardo vigile e attento dell’arbitro. Che fischia, quasi controvoglia, la punizione, ma non si sogna nemmeno di tirare fuori il giallo.

Nell’intervallo recuperiamo una foto di repertorio del direttore di gara:

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Il Tata Martino si agita furibondo a ogni legnata dei colombiani. A un certo punto allontanano un uomo dello staff argentino che esce insultando i morti a qualcuno della panchina dei Cafeteros. Uomo della panchina colombiana che va via portandosi tutti i palloni.

Zabaleta afferra il collo di un avversario in stile Stam-Parente. Tutto buono, non si ammonisce.

Murillo sembra posseduto dallo spirito di Marione Yepes, chiusure perfette, interventi al limite dell’impossibile, coraggio da vendere. Approvato.

Il Tata Martino butta nella mischia Carlos Tevez, che entra con una carogna indicibile addosso.

Ennesimo miracolo del portiere colombiano, che fa presagire una sfangata di proporzioni bibliche. Il 26 giugno, dall’anno prossimo, sarà Sant’Ospina.

Intanto il direttore di gara, a ogni protesta, punta dita in faccia e minaccia ritorsioni come il più scafato dei criminali del cartello di Bogotà. Campione.

La Colombia si salva da un clamoroso autogol di Zapata, il terzo tentato nella partita. Il difensore del Milan è stato il pericolo più grande nella partita per la porta di Ospina.

La Colombia si arrabbia perchè l’Argentina non restituisce un pallone buttato fuori per permettere i soccorsi. Non sanno che il regolamento della Copa prevede la pena di morte per chi restituisce palla.

Nel finale fanno finalmente scapocciare anche Leo Messi, che si prende un giallo per…boh, lo sa solo Garcia Orozco, ma non abbiamo intenzione di chiederglielo. Ha ragione lui. Sempre.

Il Tata Martino ha esaurito le sostituzioni. Peccato, poteva mettere dentro Higuain per i rigori.

Si va ai rigori. Ospina e Romero si augurano buona fortuna.

I primi rigori vanno via con saracche dritte e precise come piace a noi. Poi Muriel tira un rigore indecente, tre metri alto sulla traversa.

Lucas Biglia potrebbe chiudere la contesa e mandare tutti a casa, ma butta fuori a lato di un metro il rigore decisivo. Si continua a oltranza, ma il regolamento della Copa potrebbe benissimo prevedere un giro di supplementari dopo i 5 rigori canonici.

Zuniga si fa parare il rigore da Romero, Rojo potrebbe chiuderla pure lui ma decide di tirarla alle stelle. Siamo estasiati da una partita così illogica.

Tocca a Murillo. Che forse non è stato informato che la porta va centrata, e si esibisce in una spazzata d’altri tempi. Tre-quattro metri oltre la traversa.

Il rigore decisivo lo mette Tevez. Che, con il suo errore dal dischetto aveva contribuito all’eliminazione dell’Albiceleste nella Copa America 2011. Il destino esiste.

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