Diamanti gialloneri: alla scoperta dei baby fenomeni del Borussia Dortmund Diamanti gialloneri: alla scoperta dei baby fenomeni del Borussia Dortmund
Ai nastri di partenza della nuova stagione di Bundesliga c’è una squadra che ha attirato la nostra attenzione più di qualsiasi altra: stiamo parlando... Diamanti gialloneri: alla scoperta dei baby fenomeni del Borussia Dortmund

Ai nastri di partenza della nuova stagione di Bundesliga c’è una squadra che ha attirato la nostra attenzione più di qualsiasi altra: stiamo parlando dei gialloneri di Dortmund.

Sarà per quello stadio sempre gremito, con il muro giallo che si staglia imponente, sarà per l’arrivo di Peter Bosz, uno degli allenatori più promettenti d’Europa, sarà per la simpatia che suscita questa squadra, costantemente saccheggiata nei suoi pezzi migliori e costretta, anno dopo anno a reinventarsi.

Quest’anno però c’è un motivo in più, squisitamente tecnico, che ci farà guardare le partite del Borussia Dortmund con particolare attenzione; anzi, a voler essere precisi i motivi sono addirittura quattro e si chiamano: Ousmane Dembélé, Christian Mate Pulisic, Emre Mor e Mahmoud Dahoud, fresco nuovo acquisto dal Borussia Mönchengladbach.

Ragazzi giovanissimi, tutti nati tra il 1996 ed il 1998, in cui sono riposte le speranze di gloria di Peter Bosz che con il talento grezzo ha dimostrato nella sua precedente esperienza all’Ajax di saperci lavorare eccome.

Se i primi tre, Dembele, Pulisic e Mor già erano presenti anche sotto la gestione Tuchel, non si può dire lo stesso del calciatore siriano naturalizzato tedesco, Dahoud, fiore all’occhiello della campagna acquisti giallonera.

Partiamo da Ousmane Dembélé, probabilmente il più pronto dei quattro, sicuramente quello con più esperienza: la sua carriera, prima dell’approdo in Germania, comincia in Francia, al Rennes, squadra in cui approda nel 2010. Qui non gli serve molto tempo per imporsi come uno dei giovani più promettenti in assoluto, prima nella squadra riserve e successivamente in prima squadra, dove esordisce nel 2015.

Nella sua prima stagione da titolare in Ligue 1 con il Rennes Dembélé mette a segno 12 reti in 29 presenze, tra cui la tripletta nel derby col Nantes, condite da 5 assist. E’ il giocatore più giovane a realizzare 10 gol nel campionato francese: gli scout di tutta Europa drizzano le antenne.

Il più lesto di tutti ad accaparrarselo è il Dortmund, nonostante il ragazzo fosse seguito da tutti i club più importanti d’Europa. La cosa che più impressiona vedendolo giocare è la naturalezza con la quale sta in campo, la facilità con cui fa sembrare banali giocate che la metà dei calciatori presenti su questo globo non riuscirebbe neppure a concepire.

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Si ambienta quasi immediatamente in Germania, perchè uno così lo puoi mettere in qualsiasi campionato e puoi essere sicuro, oltre ogni ragionevole dubbio, che gli equilibri li sposterà: trequartista, ala destra, ala sinistra, nel Dortmund di Tuchel ricopre quasi ogni ruolo dal centrocampo in avanti con la medesima efficacia.

Tra Bundes e Champions mette insieme un bottino di 8 gol e 19 assist; quando parte palla al piede puntando gli avversari è una delizia per gli occhi, così come sorprendente è la lucidità nel servire il compagno smarcato una volta finito di ubriacare il malcapitato di turno.

E’ in cima alla lista dei desideri di moltissime squadre, e ci mancherebbe, ma se il Borussia riuscirà nell’impresa di trattenerlo si divertiranno non poco dalle parti della Ruhr.

Compagno di scorribande di Ousmane Dembélé sarà Christian Pulisic, calciatore americano di origini croate classe 1998. Se, come sembra, il modulo adottato da Bosz, analogamente a quanto avvenuto nell’Ajax, sarà il 4-3-3 per Christian Pulisic si prospettano diversi possibili scenari.

La cosa fantastica di poter plasmare giovani di questo livello tecnico sta anche nel fatto di poter sfruttare la loro intrinseca duttilità: non avendo ancora un ruolo definito, automatizzato e perfezionato nel corso degli anni, possono essere impiegati in diverse zone del campo.

Pulisic può agire indifferentemente da mezzala, in uno dei due spot affianco a Dahoud, che dopo andremo a presentarvi, o come ala vera e propria, sulla fascia opposta a quella occupata Dembélé.

Le caratteristiche tecniche dello statunitense non sono così diverse da quelle del campioncino francese: tecnica e rapidità, alle quali unisce una visione di gioco quasi da regista (chiedere ai tifosi del Milan, dopo l’amichevole di ieri, informazioni più precise a riguardo).

Il suo inizio come calciatore è piuttosto particolare: Christian inizia a giocare a calcio in Inghilterra, nel  Brackley Town, in quanto segue la madre che per lavoro si trasferisce dall’America nel Regno Unito. Dopo un anno però fa ritorno in patria, in Pennsylvania, e qui gioca nel PA Classics dove viene notato in un torneo dagli osservatori del Dortmund, che in realtà erano lì per monitorare un altro giocatore.

Il resto è storia recente: Pulisic nella passata stagione ha trovato abbastanza spazio, difettando un po’ come costanza di rendimento cosa che, alla sua età, si può e si deve concedere. Occhio però a questa stagione, che potrebbe essere quella della consacrazione, soprattutto se Bosz sarà bravo nel trovare l’equilibrio tra tutti questi elementi di qualità.

Elementi di qualità tra i quali non possiamo non annoverare Emre Mor, il folletto turco approdato in Germania la stagione scorsa dal Nordsjælland e per il quale il Dortmund ha versato nelle casse danesi quasi 10 milioni di euro.

Padre turco e madre macedone, nato il 24 Luglio 1997 a Brønshøj, nei pressi di Copenaghen dotato di passaporto turco e danese. Già la sua biografia, non proprio usuale, basterebbe per ergerlo a idolo assoluto, cosa che riesce piuttosto bene anche vedendolo giocare.

Piccolo, rapido e scattante, un mancino naturale che sembra creato apposta per disegnare calcio. Cresciuto nel mito di Leo Messi, Emre Mor venne scartato a 16 anni dal Saint Etienne, che lo considerava troppo piccolo e gracile per un calcio di alto livello.

In effetti Emre Mor, nel suo primo anno in Germania, ha faticato molto di più rispetto a Dembele e Pulisic per trovare spazio: solo 12 partite disputate, quasi tutte senza lasciare un segno tangibile.

Tra i 3 funamboli della trequarti giallonera il nazionale turco è forse quello più acerbo, quello con meno capacità di adattamento ai vari schieramenti di volta in volta proposti. Il suo ruolo naturale sarebbe quello di ala destra o di centravanti (non certo la classica prima punta vecchio stampo, quanto più un moderno 9 che non da punti di riferimento).

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Il difficile compito di Bosz sarà quello di incanalare il suo enorme talento nella giusta direzione, facendo molta attenzione a non ingabbiarlo in rigidi schemi che ne limiterebbero il grandissimo potenziale. Almeno inizialmente il suo impiego dovrebbe essere ridotto, utilizzato principalmente come arma tattica dalla panchina per dare un cambio di ritmo deciso alla gara, qualora si presentasse tale necessità.

I tre funamboli Dembele, Pulisic e Mor potrebbero anche giocare insieme in un 4-2-3-1, alle spalle di Aubameyang se il gabonese non verrà ceduto in questa sessione di mercato. Difficile che ciò accada, almeno inizialmente, in quanto questo è uno schieramento poco adottato dal nuovo tecnico, che avrebbe anche molti problemi a garantire un perfetto equilibrio in fase difensiva.

Se c’è infatti un aspetto del gioco dove i tre devono migliorare, in questo Pulisic sembra un po’più avanti rispetto agli altri 2, è l’apporto alla fase difensiva della squadra. D’altra parte è anche difficile trovare giocatori così spiccatamente tecnici che riescano ad avere la medesima efficacia in fase di ripiegamento, sarebbe forse chiedere troppo.

A centrocampo il nome nuovo da seguire è Mahmoud Dahoud, nato in Siria il 1 Gennaio 1996, ma subito trasferitosi in Germania dall’età di dieci mesi.

In realtà chi segue con attenzione il calcio tedesco Dahoud lo conosce già piuttosto bene, essendo protagonista già da qualche anno con la maglia del Borussia Mönchengladbach. Dopo essere approdato nel 2010 nelle giovanili del Fortuna Dusseldorf, si trasferisce subito al ‘Gladbach ,dove ben presto diventa il perno del centrocampo.

L’inizio non è dei più facili: inizialmente viene aggregato alla prima squadra (stagione 2014/2015) ma finisce quasi sempre in panchina, mentre in quella successiva deve aspettare il cambio di allenatore (con Favre avvicendato dopo 4 anni) per trovare un posto da titolare fisso.

Da lì in poi il rendimento di Dahoud subisce una brusca impennata: impossibile rinunciare alla sua abilità in fase difensiva e alla sua capacità di proporsi nella trequarti avversaria, da perfetto centrocampista moderno.

In campo sembra non stancarsi mai, una dinamo in movimento perenne alla ricerca del pallone, che cattura con una discreta propensione. A dispetto di un fisico non certo statuario (176 centimetri per 67 kg) la sua presenza in mezzo al campo si fa sentire ed è dotato anche di un discreto tiro da fuori area, con cui ha segnato due dei sette gol fino ad ora realizzati in Bundesliga.

Nel 4-3-3 di Bosz la sua posizione naturale dovrebbe essere quella di perno del centrocampo, un ruolo fondamentale nella filosofia di gioco del tecnico olandese che prevede un pressing immediato in fase di non possesso per la riconquista veloce del pallone.

Se consideriamo che nella sua avventura all’Ajax Peter Bosz ha schierato, in varie occasioni, più di metà squadra con età inferiore ai 21 anni (nella semifinale di Europa League ben 7 degli 11 titolari erano under 21) non dovrebbero esserci problemi nel vedere tutti questi giocatori impiegati costantemente, vista anche la loro già buona esperienza sia in campo nazionale che internazionale.

Non bisogna altresì dimenticare che, oltre a questi astri nascenti, il Borussia può contare in avanti su una profondità della rosa davvero spaventosa: Kagawa, Schurrle, Reus, Gotze e Sahin, se sani, sono tutti possibili e probabili titolari ai quali spetterà il compito di fare da chioccia a questi ragazzini tanto forti quanto giovanissimi.

Guardando, ad oggi, le varie rose delle squadre, ancora in costruzione, non riusciamo a trovarne una che ci attragga morbosamente come questa del Dortmund. Peter Bosz ci sembra l’uomo giusto, forse il migliore disponibile su piazza, per portare in alto questi ragazzi. Se lo meriterebbero loro, se lo meriterebbe il Borussia Dortmund tutto, per l’abilità nel ricostruire anno dopo anno senza i pezzi più pregiati.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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