Derlis Gonzalez, nella gioia e nel dolore Derlis Gonzalez, nella gioia e nel dolore
Il calcio non è solo e soltanto uno sport. Non ci stancheremo di ripeterlo. A costo di essere ripetitivi, a costo di farci prendere... Derlis Gonzalez, nella gioia e nel dolore

Il calcio non è solo e soltanto uno sport. Non ci stancheremo di ripeterlo. A costo di essere ripetitivi, a costo di farci prendere per matti. Il calcio è un romanzo che mette insieme tutti gli aspetti della nostra esistenza, è una storia senza fine nella quale si intrecciano le nostre vite, le nostre emozioni, le nostre paure. E soprattutto è la rappresentazione perfetta delle nostre gioie e dei nostri dolori. Con il calcio soffriamo e gioiamo. Per il calcio soffriamo e gioiamo. In campo e fuori. Sugli spalti e a casa. Da protagonisti o da spettatori. Il calcio, non ci vergogniamo di ammetterlo, ci ha fatto vivere alcune delle emozioni più forti della nostra vita.

A volte, però, le emozioni sono troppo forti. A volte le storie che si intrecciano sono talmente incredibili da sembrare la sceneggiatura di un film, distanti dalla realtà e da quello che ogni giorno proviamo. Come quello che è successo ieri sera, nella notte per noi, a Derlis Gonzalez, stella del Paraguay che con due rigori, uno durante i tempi regolamentari e un altro, l’ultimo e decisivo della serie finale, ha sbattuto fuori il Brasile dalla Copa America e ha regalato all’albiroja una storica semifinale, quattro anni dopo l’impresa del 2011 che aveva visto il Paraguay arrendersi solo in finale.

L’attaccante del Basilea, appena 21 anni, paura non ne ha avuta. Nonostante la presenza di tanti senatori (troppi, per i detrattori di Ramon Diaz) si è preso la responsabilità di andare sul dischetto dopo l’incredibile regalo di Thiago Silva e pareggiare l’incontro, mandandolo ai rigori. Nella lotteria finale non ha tremato. Di fronte a Jefferson, con il peso della squadra e del Paese sulle spalle, ha trafitto per la seconda volta il portiere. Ha mandato il Paraguay in semifinale ed è corso ad esultare insieme ai suoi compagni.

Anche nelle strade del Paraguay esplodeva la festa. Far fuori il Brasile, anche un Brasile indegno come quello visto in questa Copa America, è sempre un qualcosa da ricordare, un qualcosa per cui vale la pena stappare il vino buono. Era una di quelle serate in cui la gioia si intreccia con le nostre esistenze, in cui la gioia dal prato verde arriva fino alle strade, al barrio, a ogni singola casa. Eppure, Derlis Gonzalez non poteva immaginare che quell’ultimo rigore sarebbe costato caro a suo zio, il fratello della mamma. Manuel Irrazabal, 44 anni, aveva appena iniziato a festeggiare il gol del nipotino, quello che valeva la semifinale.

Troppo forte l’emozione, l’orgoglio di poter raccontare di aver tenuto in braccio quel ragazzino tante volte. Il cuore non ha retto, l’infarto è arrivato fulminante, a prendersi un’altra vita, un’altra esistenza. Derlis Gronzalez ha ancora due partite da giocare. Lo farà con la morte nel cuore, ma con la voglia di portare a casa qualcosa da dedicare allo zio. Per regalare un momento di gioia alla sua gente e per dimostrare, per l’ennesima volta, che questo gioco ci fa esultare, ci fa soffrire, ma soprattutto ci fa vivere e morire.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro