Partizan-Stella Rossa: il derby eterno Partizan-Stella Rossa: il derby eterno
Večiti derbi, il derby eterno. Mai parole potrebbero essere più adatte a spiegare cosa significhi per la Serbia e per Belgrado la rivalità tra... Partizan-Stella Rossa: il derby eterno

Večiti derbi, il derby eterno. Mai parole potrebbero essere più adatte a spiegare cosa significhi per la Serbia e per Belgrado la rivalità tra Partizan e Stella Rossa. Una rivalità a tutto campo, polisportiva, quasi etnica. Una rivalità che tante volte, troppe, sfocia in incontrollabile violenza, quasi una guerra civile, se non fosse che da quelle parti, purtroppo, guerra civile sanno bene cosa significhi.

Da una parte i grobari, i tifosi del Partizan. Grobari vuol dire becchini, soprannome rifilatogli proprio dai tifosi della Stella Rossa per la straordinaria somiglianza tra le loro divise nere e l’abbigliamento di quelli che accompagnano i defunti all’ultimo viaggio.

Dall’altra i cigani, zingari. Anche questo soprannome affibbiato dai rivali, visto che tra i tifosi della Stella Rossa se ne contano numerosi di etnia rom. L’altro soprannome dei tifosi della Stella Rossa, quello più usato è delije, eroi.  Le premesse, insomma, sono buone.

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Belgrado, la città bianca, è un luogo dell’anima che porta dentro di sè ancora le ferite della guerra che ha insanguinato la Jugoslavia nei primi anni ’90, ferite che ancora oggi fanno fatica a rimarginarsi.

Una città fatta di incontri e scontri, come quello tra Oriente e Occidente, per il ruolo di confine che si porta dietro, ma anche come quello tra i due fiumi che la attraversano, la Sava e il Danubio.

E quando la guerra te la porti dentro, forse è inevitabile legarsi così tanto alle cose che senti tue, anche e soprattutto se si parla di una squadra di calcio. Per questo Partizan e Stella Rossa, entrambe nate nel 1945, sono rappresentazioni così fedeli del modo di vivere il calcio in Serbia.

Ma non solo il calcio, appunto. Perchè la rivalità tra Partizan e Stella Rossa trascende il calcio, e si sposta anche negli altri due sport popolari in Serbia, il basket e la pallanuoto. E se nel calcio, in termini numerici, la supremazia appartiene alla Stella Rossa, nella pallacanestro è il Partizan a farla da padrone.

E, vi assicuriamo, se siete abituati ad aver messo piede in un qualsiasi palazzetto dedicato alla palla a spicchi in Italia, non siete pronti a quello che succede al Pionir quando scendono in campo Partizan e Stella Rossa. Giusto per fare un esempio, l’ultimo campionato serbo è finito con la vittoria del Partizan ed il furto del trofeo da parte dei tifosi della Stella Rossa durante la premiazione, trofeo che è stato poi fatto alzare ad un non troppo contento capitano davanti ai propri tifosi. Trofeo che è stato poi ritrovato danneggiato ed in condizioni pietose in uno spogliatoio del Pionir. Cose che capitano, a Belgrado.

Una rivalità che va oltre il calcio, dicevamo. Già, perchè quella tra Stella Rossa e Partizan è una contrapposizione che non termina con i 90 o con i 40 minuti di gioco, è una contrapposizione di idee, di persone, di modi di vedere il mondo, anche se sotto sotto qualcosa in comune ce l’hanno. C’è la squadra del popolo, del nazionalismo, del legame forte e indissolubile tra la gente e la patria (la Stella Rossa), e c’è la squadra dell’esercito, quello che ha saputo difendere i confini di casa dalle truppe naziste (il Partizan).

Quando si gioca il derby la città si accende, nel vero senso della parola: lo spettacolo di fuochi, bombe carta, torce, fumogeni che si vede sulle gradinate del Marakana (lo stadio di casa della Stella Rossa, ma badate bene, l’accento va sulla seconda a, non sull’ultima: potreste rischiare le botte) e del Partizan (già, e come se no) è ineguagliabile.

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A molti di quelli che sono in tribuna e in curva a sostenere la propria squadra, di quanto accade in campo potrebbe anche importare poco. Quello che conta è essere insieme agli altri a sostenere i nostri colori, a mostrare al mondo la nostra potenza. Anche quella di fuoco.

Il tifo per l’una o l’altra fazione si tramanda di padre in figlio, di generazione in generazione. E’ diventato un fatto di sangue, ormai, non c’è rimasto davvero più nulla di razionale. E a loro sta benissimo così, ovviamente.

Dopo la guerra e la diaspora dell’ormai ex Jugoslavia, a livello internazionale il calcio serbo e balcanico in generale ha perso una marcia rispetto al resto del continente. Ma da Partizan e Stella Rossa continuano ad arrivare ancora giocatori di gran talento e, soprattutto, di grandissimo carattere: già perchè per resistere al derby di Belgrado oltre a saper giocare al calcio, devi avere tutti gli attributi al loro posto, specie quelli più preziosi.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

  • Domenico

    ottobre 19, 2014 #1 Author

    Veramente bello questo articolo, preciso e ben scritto. Complimenti! I minuti spesi nel leggere questo articolo, in realtà, sono tutti guadagnati.

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