Quando un tifoso vede i propri miti appassire e sfiorire uno dietro l’altro, può fare due cose. Può rinchiudersi nostalgicamente nel passato, vivere di...

Quando un tifoso vede i propri miti appassire e sfiorire uno dietro l’altro, può fare due cose. Può rinchiudersi nostalgicamente nel passato, vivere di ricordi e urlare ai quattro venti che nulla sarà più come prima. Oppure può aggrapparsi con tutte le sue forze ad una luce, ad un lampo di speranza che ha visto negli occhi e nei movimenti di un ragazzo, e sperare che, tra qualche anno, anche quel ragazzo potrà diventare proprio come quei miti che lo hanno abbandonato. Anche a costo di spendere qualche paragone azzardato. Anche a costo di buttare via l’ennesima illusione.

E’ quello che sta succedendo in Inghilterra, dove, da qualche anno, i tifosi di Sua Maestà sembrano aver capito che bisogna fare i conti con il tempo che passa. Paul Scholes, Steven Gerrard, Frankie Lampard. Se c’è un ruolo in cui la nazionale dei Tre Leoni ha sfornato campioni in grado di scrivere pagine di storia, bè, bisogna sicuramente guardare a centrocampo. E, proprio nell’anno in cui Gerrard e Lampard hanno salutato la Premier League per andare a chiudere la carriera dall’altra parte dell’oceano, i tifosi inglesi si sono abbandonati a sentimenti contrastanti. Quelle due possibilità di cui parlavamo prima.

Qualcuno si è limitato a piangere la dipartita -seppur solamente geografica- dei due giganti del centrocampo. Qualcun altro, invece, non ha perso tempo e, nel volgere di sei mesi di calcio giocato, ha messo gli occhi su un ragazzino che ha tutto per essere speciale. Un ragazzino che ha tutto per raccogliere eredità pesanti. Quel ragazzino è Dele Alli, il piccolo gioiello del Tottenham che sta conquistando tutti.

Bamidele Jermaine Alli, questo il suo nome completo. Per tutti, però, semplicemente Dele. Il ragazzo nasce nel 1996 a Milton Keynes, sud est dell’Inghilterra, zona metropolitana di Londra. Una sorta di città tirata su dal nulla per portare via gente, uffici, negozi dal centro di Londra, uno di quei posti che a prima vista non ti dicono niente di niente, che sembrano non avere un’anima. E’ qui che cresce, con il sogno di diventare un giocatore di football vero, Dele Alli.

Cresce piuttosto in fretta, perchè diventa, in brevissimo tempo, il giocatore sui cui l’MK Dons punta tutto. Già, l’MK Dons, un’altra squadra senz’anima, che ha raccolto (qualcuno dice rubato) l’eredità del leggendario Wimbledon della Crazy Gang. Una squadra che, nell’agosto del 2014, entra all’improvviso nella cronaca sportiva. L’MK Dons milita, quell’anno, in League One, il terzo gradino della piramide professionistica inglese, e, in Capital One Cup, rifila un sonoro 4-0 al Manchester United. Tra i protagonisti di quel successo c’è, ovviamente, Dele Alli, che ha compiuto da poco 18 anni, ma che di personalità sembra averne da vendere. Il suo manager di allora racconta che, al suo esordio, a 16 anni, toccò il primo pallone della sua carriera da professionista di tacco. Insomma, il carattere, a Dele Alli non è mai mancato.

Da quel giorno di agosto, le big di Inghilterra gli mettono gli occhi addosso e non lo mollano più. Da qualche anno, sembra che l’attenzione sui giovani talenti sia cresciuta sempre di più, un crocevia importante per il ricambio generazionale e per le chance di successo del calcio inglese. E, infatti, i risultati cominciano a vedersi anche in campo internazionale. Ma Dele Alli, probabilmente, è qualcosa di più.

Alla fine la spunta il Tottenham, che nel mercato invernale, a febbraio 2015, se lo porta a casa con 5 milioni di sterline. Dele Alli rimane all’MK Dons, dove, ovviamente, risulta decisivo per la promozione in Championship, segnando la bellezza di 16 reti (ricordatevi che stiamo pur sempre parlando di un centrocampista…) e vincendo a mani basse il premio di giovane dell’anno.

E’ l’estate del 2015, e il diciannovenne Dele Alli è pronto per il grande salto. Rispetto ai ragazzi della sua età sembra essere maturo e, tutto sommato, la testa sta lì dove dovrebbe stare: saldamente sulle sue spalle. Mauricio Pochettino è pronto per lanciare il ragazzo. Da questo punto di vista, problemi non ce ne sono mai stati. Se in Italia, spesso, prima di lanciare un giovane in prima squadra ci pensiamo non una, non due, non tre, ma cento volte, in Inghilterra questa paura svanisce. Dele Alli entra subito a far parte delle rotazioni degli Spurs, e il 22 agosto del 2015 segna già il suo primo gol in Premier. Al Leicester, un gol che racconta molto di quello che fa in campo Alli. Un gol segnato a un passo dalla linea di porta, in tuffo, dopo un inserimento in profondità. Un gol degno di uno di quei centrocampisti box to box che vorrebbe diventare il ragazzo.

La stagione di Dele Alli prosegue a grandi falcate. Personalità, corsa, ritmo, inserimenti, tackle. Insomma: tutto quello che si chiede ad un centrocampista moderno, ma anche tutto quello che ha fatto diventare grande il ragazzo il cui poster campeggiava – e probabilmente ancora campeggia- nella stanza di Dele Alli. Ovviamente, Steven Gerrard.

Quello che più stupisce è la visione di gioco e la presenza continua del ragazzo in campo. Un fatto mentale, più che tecnico. E, con la testa giusta, diventare il nuovo Gerrard non è più soltanto un sogno.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro