David Trezeguet, tutto in un istante David Trezeguet, tutto in un istante
Un attimo fa il pallone era lì. A disposizione di tutti. Del portiere, dei difensori che, con un semplice gesto, avrebbero potuto farlo loro,... David Trezeguet, tutto in un istante

Un attimo fa il pallone era lì. A disposizione di tutti. Del portiere, dei difensori che, con un semplice gesto, avrebbero potuto farlo loro, abbracciarlo, tenerlo stretto a sè e sussurrargli che il pericolo era passato. Un attimo fa, appunto. Perchè un attimo dopo il pallone è dentro il sacco. Non si sa come, non si capisce bene cosa sia successo. Si sa solo che nei paraggi di quel pallone c’era David Trezeguet. E il pallone non è più lì, adesso. In un lampo, in un istante, in un solo fulmineo movimento, Re David l’ha fatto ancora. L’ha buttata dentro, come solo lui sa fare.

Entrare nella storia della Juventus non è facile, è impresa complicata per chiunque. Eppure questo ragazzo francese, ma con nelle vene tanto sangue latino, donatogli dal padre Jorge, ci è riuscito. In punta di piedi, quando è arrivato, ha scalato le gerarchie della Juventus di Carlo Ancelotti. Del Piero e Inzaghi, inamovibili là davanti. Darko Kovacevic che pure la palla la buttava dentro, appena poteva. Farsi spazio in quella squadra bianconera non era facile. Eppure, a modo suo, con l’unica lingua che conosce, quella del gol, David si fa spazio e diventa titolare inamovibile. Del Piero e Trezeguet, Trezeguet e Del Piero. Compagni di mille battaglie, compagni di mille avventure. Uno crea, l’altro finisce. Uno attira su di sè le difese avversarie, l’altro sfrutta ogni singolo centimetro di spazio che le difese avversarie gli lasciano.

Non puoi permetterti di perderlo di vista, neppure per un secondo. Perchè un istante, un solo istante, è quello che gli basta. Mezzo metro, solo mezzo metro, è quello che gli serve. Per coordinarsi, arrivare sul pallone, caricare il tiro. Segnare. Inevitabilmente, segnare. E correre con quel pugno al cielo, quell’esultanza sobria ma al tempo stesso carica di significato. Mai un eccesso, mai una parola fuori dal coro. Sempre duro lavoro. Silenziosamente, quasi come quando si appostava, come un avvoltoio al limite dell’area piccola del portiere. Perchè la virtù più grande dell’attaccante vero è la pazienza. La pazienza di aspettare, anche 60, 70, 80, 89 minuti. Ma anche all’ultimo minuto, prima o poi arriverà, quel pallone. E quando arriva, non c’è verso di scamparla. David, come un predatore affamato, non perdona. Mai, quasi mai. Se il pallone gli arriva, e se ha anche solo il minimo spazio per girarsi, non serve nemmeno pregare chissà quale Santo, chissà quale Dio. Se il pallone gli arriva, e ha anche solo il minimo spazio, bisogna solo andare a raccogliere il pallone in fondo al sacco e tornare a centrocampo con la sfera in mano.

Perchè si, il campione sarà anche quello che, dal nulla, crea un capolavoro. Ma bisogna essere dei campioni anche per essere sempre al posto giusto al momento giusto. Per farsi trovare pronti. Per appoggiare solamente con il piattone, per ribadire in porta un tiro deviato, per approfittare dello sbandamento di una difesa troppo distratta. E poi, c’è il cuore, quel cuore grande che solo chi ha sangue latino nelle vene si porta appresso. Il cuore grande di chi non abbandona chi gli ha dato amore incondizionato, e follemente ricambiato. Il cuore grande che spinge David a scendere in B insieme agli altri, per riportarla subito in serie A, quella Vecchia Signora che tanto ama.

Una certezza, per i tifosi bianconeri. Se non è questa, è la prossima. Se non segna oggi, segnerà domani. Perchè un gol di Trezeguet è sempre nell’aria. Su Trezeguet puoi contare. Tanto che diventa un tutt’uno con l’estasi suprema della realizzazione: Trezegol, semplicemente. Adesso che ha deciso di smettere ufficialmente con il calcio, dopo essere tornato a donare un pezzettino del proprio cuore anche al River che lo aveva lanciato, dopo aver fatto una comparsata in India con l’amico e compagno di sempre Alex, oggi che decide di smettere ufficialmente con il calcio, le sue vittime tirano un sospiro di sollievo. L’area di rigore perde il suo Re. David Trezeguet  ha lasciato il calcio, ma non lascia certo il cuore di chi, a quel piede e a quella testa, deve tante gioie sportive.

E poi, tutto sommato, è stato anche buono, David. Prima ci ha squarciato il cuore, in una maledetta notte di Rotterdam, con un golden gol che ci ha tolto tutto. Poi ci ha ricucito la ferita, con un calcio di rigore stampato sulla traversa, in una benedetta notte di Berlino. Tutto sommato c’era un conto da pagare con gli amici italiani, un pezzo di cuore da lasciare in dono a chi lo aveva accolto per farlo diventare, una volta per sempre, Re.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro