Darijo Srna, a tutto cuore Darijo Srna, a tutto cuore
Prima della partita della Croazia contro la Repubblica Ceca, le telecamere delle televisioni di tutto il mondo fanno una di quelle cose che è... Darijo Srna, a tutto cuore

Prima della partita della Croazia contro la Repubblica Ceca, le telecamere delle televisioni di tutto il mondo fanno una di quelle cose che è oramai diventata uno standard, un’abitudine. La carrellata sui volti dei giocatori che scenderanno in campo a breve, mentre nello stadio risuonano le note dell’inno nazionale. 

E, proprio sulle ultime note di Lijepa naša (La nostra bella Patria), le telecamere si soffermano sul primo piano del volto dell’ultimo uomo che chiude la fila dei calciatori croati, il capitano. E la scena non sfugge a nessuno. Dagli occhi di quell’uomo, serrati in una smorfia, stanno scendendo delle lacrime. Chi ha avuto l’opportunità di leggere i giornali nei giorni precedenti, sa che quelle lacrime non sono casuali, per niente.

Sono le lacrime di un uomo fiero che pochi giorni prima ha dovuto sopportare la perdita del padre, malato da tempo. La notizia della sua morte ha raggiunto Darijo Srna, il protagonista della nostra storia, poche minuti dopo la fine della partita d’esordio della Croazia a Euro 2016. Uzir Srna è venuto a mancare proprio durante Croazia-Turchia, mentre il figlio guidava la sua nazionale, orgogliosamente, alla prima vittoria della manifestazione.

Proprio il padre aveva avuto un ruolo importante nel ritorno di Darijo in nazionale, dopo qualche frizione con la Federazione croata. Lo aveva convinto a riappacificarsi con tutti e tornare a vestire maglia e fascia della Croazia. Bè, un ringraziamento ad Uzir Srna lo dovrebbe fare tutta la Croazia. Ma anche tutto il mondo del calcio, perché Darijo Srna è una di quelle personalità che al calcio fanno bene. Una di quelle storie che rendono il mondo del calcio un posto più bello.

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La storia della famiglia Srna è travagliata. Il padre Uzir era rimasto orfano a 3 anni, con la madre e la sorellla uccise dai nazionalisti serbi e il padre fucilato mentre difendeva i suoi figli. Una vita in fuga, una di quelle esistenze perse in mezzo ai Balcani, con in tasca tanti sogni, ma poco pane. Ma Uzir per Darijo voleva il meglio. Voleva che suo figlio potesse realizzare tutti i suoi sogni, a tutti i costi.

Il pallone come compagno fedele d’infanzia, i primi provini per entrare nelle squadre giovanili. Darijo Srna, che era musulmano, non era ben accetto in tutte le squadre. Qualcuno suggerisce a papà Uzir di tirare fuori qualche quattrino per far entrare Darijo in quelle squadre che non lo vorrebbero. Ma di soldi non ce ne sono, e, anche ce ne fossero, intenzione di andare contro al proprio orgoglio ce n’è ancor meno. Nel 1998, nonostante questo, riesce ad entrare nelle giovanili dell’Hajduk Spalato, dove ci vuole davvero poco a capire che quel terzino, oltre ad avere un piede buono, è destinato a fare grandi cose.

Ma la carriera di Srna, contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, decolla lontano da casa. Molto lontano. Bisogna infatti andare fino in Ucraina, fino a Donetsk. Dove Darijo diventa il capitano dello Shakhtar, l’uomo simbolo di una squadra che, da semisconosciuta, diventerà una frequentatrice abituale di Champions League ed Europa League.

Ci mette poco ad entrare nel cuore dei tifosi dello Shakhtar. Perchè, il cuore, Darijo Srna ce lo mette sempre. Perché non può fare a meno di dare tutto quello che ha dentro. E’ stato abituato a fare così, non c’è altra possibilità per lui. Perché non ha mai dimenticato da dove viene, i sacrifici che ha dovuto fare, gli ostacoli che ha dovuto superare. E perché, non dovesse metterci tutto quello che ha, non sarebbe Darijo Srna.

Sul petto, all’altezza del cuore, ha il nome del fratello Igor, affetto dalla Sindrome di Down, tatuato sul petto. Ogni suo gol (e, con quel piedino, non è raro vedergli tirare punizioni vincenti) lo dedica a Igor, che lo segue spesso e volentieri. E al papà, ovviamente. Con i primi soldi presi dallo Shakhtar, la prima cosa che ha acquistato è stata, ovviamente, per lui:

Lo so che è impossibile ripagare mio padre per tutto quello che ha fatto per me. Ma gli ho comprato la macchina e gli do soldi per vivere una vita normale adesso che è vecchio. È il minimo che posso fare.

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Siccome la vita, alle volte, è infame, la guerra ha continuato a inseguire Darijo Srna. Donetsk è diventato il centro dell’insurrezione filo-russa, lo Shakhtar ha dovuto lasciare la sua casa e andare a giocare altrove. Ma Srna, che nel frattempo è diventato capitano della squadra, non ci ha pensato nemmeno un momento ad andare via. Anzi, ha investito anche tempo e denaro in progetti per aiutare la comunità, i bambini e i ragazzi del posto a superare il momento difficile.

Ho già vissuto la guerra, in Croazia, lo Shakhtar era casa mia. Dopo così tanti anni non posso semplicemente andar via e lasciarli in questa situazione, non sono questo tipo di persona: ho avuto offerte allettanti da molti team, ma se fossi andato al Chelsea avrei dovuto cominciare tutti da capo e per me questo non avrebbe avuto senso.

Quelle lacrime durante l’inno, per Darijo Srna, non significavano soltanto il dolore della perdita del padre. Rappresentavano anche l’orgoglio di essere lì, con quella fascia al braccio, per poter dedicare, ancora una volta, una grande prestazione al padre. Con tutto il cuore, come sempre.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro