Daniele Conti, le lacrime del condottiero con Cagliari nel cuore Daniele Conti, le lacrime del condottiero con Cagliari nel cuore
Ci sono due modi per legare indissolubilmente il tuo nome a una terra, a una regione, a un popolo. Puoi nascere su quel suolo,... Daniele Conti, le lacrime del condottiero con Cagliari nel cuore

Ci sono due modi per legare indissolubilmente il tuo nome a una terra, a una regione, a un popolo. Puoi nascere su quel suolo, crescerci, diventare grande e portare con te le tue radici. Oppure puoi arrivare in quella terra, da ragazzino appena ventenne, con il sogno di diventare un grande calciatore, con il sogno di non passare alla storia solo come “il figlio di”, perchè il cognome che ti porti dietro è ingombrante e ogni tanto pesa come un macigno.

Puoi arrivare, in quel pezzo di terra galleggiante nel bel mezzo del mare, e legare indissolubilmente il tuo nome a una terra, a una maglia, a una gente, a furia di sudore e battaglie, a furia di gol e chilometri macinati.

E’ una storia d’amore molto particolare quella tra Daniele Conti e il Cagliari, tra Daniele Conti e la Sardegna. Era arrivato a 20 anni in Sardegna, con tante speranze, ma soprattutto con tante aspettative. Non può essere altrimenti se tuo padre è stato una bandiera della Roma, un campione diventato leggenda con la maglia azzurra. Non può essere altrimenti, ma di Bruno Conti ne nasce uno soltanto, probabilmente. Daniele, sotto sotto, l’ha sempre saputo che prima ancora con gli avversari, avrebbe dovuto combattere con l’ombra del padre. Ma ha sempre saputo che c’era una strada da percorrere, una strada dritta lungo la quale abbassare la testa e procedere, senza mai guardarsi indietro. Senza mai leggere quel cognome sulla maglia. Senza mai risparmiare una goccia di sudore, senza mai risparmiarsi. Così Daniele Conti ha saputo prendersi l’amore di un popolo, quello cagliaritano, che lo ha accolto come un figlio e che oggi, mentre Daniele dice addio alla sua gente, in lacrime, lo saluta come il suo capitano, come il suo condottiero.

Un passo alla volta, Daniele Conti ha saputo sconfiggere lo scetticismo. Ha saputo convincere il mondo che non è detto che se tuo padre è stato un giocatore talentuoso, dal dribbling ubriacante e dalla fantasia strabordante, tu non possa guadagnarti la pagnotta in altro modo. Mettendoti davanti alla difesa, facendo da schermo ai tuoi compagni, spezzando la manovra avversaria. Senza mai togliere indietro la gamba, senza mai avere paura di prendersi un cartellino giallo, senza mai avere paura di sembrare eccessivo. Così Daniele Conti ha saputo prendersi la fascia di capitano del Cagliari, ha saputo entrare nel cuore della sua gente. E, come a sottolineare il fatto che lui, con l’eredità del padre e con la maglia della Roma non aveva più niente a che vedere, ha sempre dato qualcosa in più ogni volta che l’avversario indossava la maglia giallorossa con il lupacchiotto sopra. Tanti i suoi gol alla Roma, sempre importanti, sempre pesanti.

Oggi Daniele ha detto addio alla sua gente. Lo ha fatto con il Cagliari che affonda in serie B, lo ha fatto tra le lacrime. Ma non è un comandante che lascia la barca che sta andando a fondo, assolutamente. E’ un uomo che ha dato tutto quello che aveva per una maglia, per una gente che non era la sua gente ma lo è diventata. Lui, che oggi, come Gigi Riva, è cittadino onorario di Cagliari. Lui, che per i tifosi del Casteddu, sarà sempre il capitano.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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