Daniele Baselli, la stellina granata Daniele Baselli, la stellina granata
Sabato sera si è giocata una partita particolare, fatta di possibili intrecci, suggestioni, ricordi che riaffiorano e fanno male. Stiamo parlando di Torino-Milan e... Daniele Baselli, la stellina granata

Sabato sera si è giocata una partita particolare, fatta di possibili intrecci, suggestioni, ricordi che riaffiorano e fanno male. Stiamo parlando di Torino-Milan e delle microstorie che questa partita portava con sé. Oggi però non ci interessa parlare di Cerci e dell’accoglienza riservatagli dai suoi vecchi tifosi, oggi i nostri occhi sono puntati sul 16 granata, Daniele Baselli.

Anche questa è una storia di destini incrociati, di porte che sembrano aprirsi salvo poi essere sbattute in faccia, una storia di rivincita verso chi non ha avuto il coraggio di puntare su di te fino in fondo. Quando Baselli in estate viene messo sul mercato dalla società bergamasca, il primo nome a cui viene accostato è quello del Milan. Un interesse, a quanto pare, più mediatico che reale in quanto nel giro di pochi giorni arriva il presidente Urbano Cairo e se lo assicura, insieme all’altro talentino nerazzurro Davide Zappacosta. Chissà ora i pensieri, dopo il quarto gol in stagione realizzato proprio sabato sera  e che è valso il pareggio, di chi poteva prenderlo ma non ha osato.

Nell’Atalanta Daniele ha avuto giusto il tempo di mettersi in mostra, di far intravedere il suo potenziale ancora tutto da esplorare. Che fosse buono, però, si era già capito da qualche tempo, più precisamente dalle due stagioni in serie cadetta al Cittadella. Quello che non tutti avevano capito era il suo inquadramento tattico, per quello era fondamentale un maestro che gli consigliasse la strada migliore da seguire. Chi meglio di mister Ventura per questo compito delicato? Al momento di scegliere Daniele deve aver pensato la stessa cosa, deve essersi guardato indietro ed aver visto Alessio Cerci,  Ciro Immobile e Matteo Darmian.

Giocatori già conosciuti ma sbocciati incredibilmente sotto la l’ala protettrice di mister libidine. Ventura, tra le altre cose, ha la straordinaria capacità di mettere i giocatori nel contesto in cui possano dare il meglio di loro stessi, un contesto in grado di nasconderne i difetti ed esaltarne le qualità. Così, quando vede allenarsi un paio di volte Baselli  lo prende in disparte e gli dice “tu diventerai una grande mezzala, figliolo”. Non è una cosa scontata in quanto il ruolo di Baselli è sempre oggetto di dibattito, perplessità e paragoni ingombranti.

C’è chi lo vedeva regista; in serie B soprattutto e in parte minore anche a Bergamo è stato utilizzato in questo ruolo, davanti alla difesa. Se poi sei capace, hai notevole visione di gioco e sei giovane il passo a “nuovo Pirlo” è pressoché inevitabile, con le pressioni che ne conseguono. Domandare per informazioni a Marco Verratti. Eppure proprio come il gioiellino pescarese, entrambi classe ’92, Daniele lasciava intravedere altre caratteristiche che avrebbero potuto fare di lui un’eccellente mezzala. Serviva solo qualcuno in grado di convincersi e, soprattutto,  convincerlo. Il suo dinamismo, la sua capacità di inserimento, l’abilità di costruirsi il tiro e l’esecuzione, tutte caratteristiche che qualche metro più avanti sarebbero risultate letali.

Non è un caso che, per sua stessa ammissione, vedendo giocare il Barcellona, il primo sul quale si posava il suo occhio era Don Andres Iniesta e non il maestro delle geometrie Xavi. Piccole sfumature, qualche metro spostato a destra o a sinistra, ma compiti completamente differenti. Ventura ha capito che la sua visione di gioco è sì molto buona, in questo senso aver giocato i primi anni regista lo ha aiutato, ma per farne un top del ruolo andava valorizzata di più la fase dinamica del suo gioco. Arrivano le prestazioni, arrivano i gol. Quattro in sette partite, con nel mezzo anche un infortunio.  Inserimenti partendo dalle retrovie o missili terra aria, dopo essersi accentrato e aver saltato l’avversario diretto. Un peso della maglia, quella granata, che invece di affossarlo lo fa sentire libero e leggero come una piuma. Senza paura di sbagliare e  con la fiducia che un grande allenatore concede solo a chi  ritiene speciale.

Devo ammettere che i primi giorni ero un po’ agitato, non è mai facile approdare in una società storica come il Torino. Appena indossi questa maglia ti rendi conto del peso che ha.

La storia d’amore tra Baselli ed il Toro è solo alle prime puntate. L’impressione però è che stia nascendo qualcosa in più che un semplice buon giocatore, capace di coniugare entrambe le fasi con estrema naturalezza. Sembrano lontani i tempi in cui nonna Santina accendeva un cero per proteggerlo ogni volta che, da ragazzino, scendeva in campo. Oggi Daniele Baselli è già la stellina del centrocampo granata ed è pronto più che mai a spiccare il volo verso l’azzurro che conta.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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