Daniel Engelbrecht e l’appuntamento con il destino Daniel Engelbrecht e l’appuntamento con il destino
Il calcio è un Universo di seconde possibilità. Di occasioni mancate, rigori sbagliati, errori senza ritorno, certo. Ma anche e soprattutto di seconde possibiltà.... Daniel Engelbrecht e l’appuntamento con il destino

Il calcio è un Universo di seconde possibilità. Di occasioni mancate, rigori sbagliati, errori senza ritorno, certo. Ma anche e soprattutto di seconde possibiltà. Di altre occasioni. Anche e soprattutto quando un destino bastardo ci si mette di mezzo, di traverso. Anche e soprattutto quando un destino bastardo ti fa lo sgambetto, e tu resti a terra. Con quelli intorno a te convinti che non ti rialzerai mai più.

Un po’ come quello che è successo a Daniel Engelbrecht, 17 mesi fa. Daniel è un attaccante, gioca negli Stuttgarter Kickers, terza divisione tedesca. Il 20 luglio 2013, nella partita contro il Rot Weiss Erfurt, il destino era entrato con il piede a martello su Daniel. A quindici minuti dalla fine, Daniel si accascia a terra, collassato. Sembra che non si rialzerà mai più. Problemi cardiaci, infiammazione del muscolo cardiaco e aritmia. Insomma, Daniel si rialza. L’infinita serie di esami, accertamenti, operazioni. I medici, gli impiantano un defibrillatore cardiaco sotto la pelle. E gli raccomandano di scordarsi il pallone e il profumo dell’erba. Gli raccomandano di stare lontano da quel rettangolo verde. Tassativamente.

Ma più che il defibrillatore, è la passione per il gioco che fa battere il cuore di Daniel. Più che il defibrillatore, è il profumo dell’erba e il rumore di tacchetti che fanno alzare Daniel ogni santa mattina e gli fanno desiderare di essere vivo. Per questo Daniel decide che i medici, quel consiglio, possono tenerselo per loro. Daniel decide che tornerà in campo, costi quel che costi.

Daniel torna ad allenarsi, a sudare, a soffrire, con il defibrillatore sotto pelle a dettare il ritmo del suo cuore come Pirlo a centrocampo. Lo scorso 22 novembre, l’allenatore si gira, chiama un nome: Daniel, vai dentro. Mancano 3 minuti alla fine della partita. Gli avversari? Il Rot Weiss Erfurt, guarda tu i casi del destino, guarda tu le seconde opportunità del Dio del Pallone. Dopo 17 mesi, Daniel è tornato a calcare quell’erba. Daniel è tornato a vivere, per davvero.

Ma non è finita qui. Sabato, contro il Wehen Wiesbaden, l’allenatore chiama di nuovo un nome, quel nome. Daniel, vai dentro. Mancano 10 minuti alla fine della partita. Al 91′, una di quelle seconde opportunità, una di quelle chance che il Dio del Pallone sa metterti sui piedi. Daniel è lì, al posto giusto finalmente. Daniel devia il pallone in porta e segna il gol del 2-1 all’ultimo respiro. All’ultimo battito di cuore della partita. Perchè sarà anche merito di quel defibrillatore sotto pelle, ma niente fa battere il cuore di Daniel più forte di quel maledetto amore per il Pallone.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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