Cristiano Lucarelli: tutto per una maglia Cristiano Lucarelli: tutto per una maglia
Ci sono giocatori che si fanno la Ferrari, lo yacht. Ecco io con questi soldi mi ci sono comprato la maglia del Livorno. Tutto... Cristiano Lucarelli: tutto per una maglia

Ci sono giocatori che si fanno la Ferrari, lo yacht. Ecco io con questi soldi mi ci sono comprato la maglia del Livorno. Tutto lì.

Nel mondo del pallone, è difficile trovare liberi pensatori che inseguono i propri sogni, che piegano la propria carriera in funzione del loro amore per una città, per una maglia, per una curva. Per delle idee e ideologie, anche. Ecco, Cristiano Lucarelli, invece, è esattamente uno di quelli. Uno per cui la sua città, la sua maglia, la sua curva sono sempre venuti prima di tutto. Anche prima dei soldi. Anche prima di quel miliardo divenuto famoso. Per Cristiano la maglia amaranto era l’amore della sua vita, e indossarla non aveva prezzo.

Eppure, prima di tornare a respirare l’aria di casa, Cristiano Lucarelli ne aveva dovute riempire di valigie. Girare l’Italia, con una puntata all’estero, in Spagna, a Valencia. Aprire la valigia e svuotarla, rimettere tutto a posto, ripartire. Questo è il destino dei bomber. Questo il destino di questo ragazzo, che fa il vagabondo. Prima nelle categorie minori. Perugia, Cosenza, Padova in serie B. Poi, la prima avventura in A, a Bergamo, con la maglia dell’Atalanta. E poi quella fuga in Spagna, al Mestalla, in tempi in cui non erano tanti gli italiani a girovagare per l’estero.

Fin qui, sembra una delle tante storie di bomber destinati a girovagare per il mondo per fare il loro mestiere: bucare i portieri avversari e depositare palloni in rete. Ma nel destino di Cristiano Lucarelli, oltre ai gol, tanti, c’è anche una storia d’amore. Una storia d’amore con una maglia, una storia d’amore con una città. Ovviamente, Livorno.

Dopo la parentesi spagnola, 59 partite e 27 gol a Lecce, altra piazza calda che sa bene cosa voglia dire la parola “amore”. Poi, Torino, altri due anni in serie A. Due anni, 10 gol soltanto. Una miseria per uno come lui che era abituato a timbrarlo spesso quel cartellino. Uno solo di quei 10 gol resta forse impresso nella memoria di Cristiano e dei tifosi del Torino. E’ uno dei 3 gol che i granata segnano alla Juve nel derby del 14 ottobre 2001, quello della rimonta da 0-3, della buca scavata da Ricky Maspero e dal rigore calciato nello spazio dal Matador Marcelo Salas.

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La carriera, la storia di Cristiano Lucarelli sembrano destinate a continuare così, come un proiettile veloce e impazzito. Finchè la storia si ferma. Per un attimo, ma il senso è tutto qui. Tutto in questo attimo. Tutto in quest’estate. L’estate del 2003, estate di cambiamenti nel mondo del calcio, ma soprattutto nell’universo di Cristiano Lucarelli. Il suo Torino è sceso in serie B con ignominia, cambiando 4 allenatori e arrivando a 17 punti dall’ultimo posto utile per rimanere aggrappati al sogno della massima serie. Ma c’è un’altra squadra alla quale Cristiano sente di poter affibbiare l’aggettivo possessivo: il suo Livorno, in quell’estate del 2003, ha appena concluso il suo primo campionato di Serie B dopo 30 anni e oltre nel girone infernale della Serie C. E Cristiano Lucarelli, quella cavalcata degli amaranto verso la B, l’ha vissuta da vicino, molto da vicino. Basta un piccolo infortunio, una squalifica, un anticipo. E Cristiano prende la macchina e va, in curva, insieme agli amici delle BAL. Il 12 maggio 2002, con il Torino già salvo, Cristiano prende la sua sciarpa e segue i suoi fratelli nella trasferta di Treviso. La trasferta che riconsegna la serie B al Livorno. Cristiano Lucarelli impazzisce insieme alla sua gente al gol di Igor Protti. Entra sul terreno di gioco, dalla curva ospiti, fa invasione, come fosse un semplice tifoso. Perchè lui è un semplice tifoso. E’ quella sera che Lucarelli decide: se non oggi, domani. Ma Cristiano Lucarelli indosserà la maglia del Livorno. Costi quel che costi.

Saranno state le coincidenze favorevoli, sarà stato il richiamo forte di casa, sarà stato che al cuore non si comanda. Ma in quell’estate del 2003, Cristiano Lucarelli si mette in testa che ha aspettato fin troppo. Adesso è tempo di coronare quel matrimonio con la sua squadra, con la sua gente, con la sua maglia. In quell’estate del 2003 Cristiano Lucarelli manda tutto al diavolo, va dal patron Cimminelli e dice che basta, lui ha deciso di andare al Livorno, costi quel che costi. E’ disposto a tutto, anche a stracciare il contratto che lo lega al Torino per altri 2 anni per la modica cifra di quattro milioni di euro.

Non è facile, quell’estate. Nel mondo del calcio non ti vedono certo di buon occhio, quando rinunci a dei soldi per inseguire dei sogni, degli ideali, delle passioni. E’ un lavoro, gli dicono. Non ci sono sogni da inseguire, una volta che arrivi in Serie A devi fare quello che è meglio per la tua carriera, non quello che ti dice la tua testa. Nè tantomeno quello che ti dice il tuo cuore. Ma Cristiano, che in campo è caparbio, testardo, un bulldozer, è così anche fuori dal rettangolo verde. Si è messo in testa che andrà a Livorno, e alla fine di quell’estate riuscirà a spuntarla lui. Dopo un’estenuante trattativa, che sembra mettersi male più volte, Cristiano Lucarelli corona il suo sogno e, seppur solo in prestito, ottiene quello che voleva. La maglia amaranto.

Ho scelto Livorno perché è la mia città e con questo ho realizzato un sogno che avevo fin da piccolo: giocare nella squadra di calcio della mia città, giocare all’Ardenza.

La maglia amaranto, il numero 99 sulle spalle, il numero con l’anno di fondazione delle BAL. A sottolineare, ancora una volta, il fatto che lui sia semplicemente uno di loro. Uno di loro che ha la fortuna, l’onore e la responsabilità di indossare ogni settimana quella maglia. Con Walter Mazzarri in panchina, Lucarelli va ad abbracciare Igor Protti. Come in quel pomeriggio di Treviso, quando Cristiano entrò in campo dagli spalti. I due bomber, insieme, sono inarrestabili. Per la serie B sono un lusso. Cinquantadue gol in due, 29 dei quali li firma Cristiano. Cinquantadue gol che spingono il Livorno in serie A. Non ci si crede, la storia è stata scritta. La massima serie conquistata, e per Livorno è come un orgasmo. Quell’orgasmo che Cristiano simula con la sua maglia, dopo essersela tolta, dopo il gol del 3-0 al Piacenza, quello che certifica a tutti gli effetti quella fantastica prima lettera dell’alfabeto a caratteri cubitali. Ma lui è fatto così, se vuole fare una cosa la fa. Non gli importa delle conseguenze. Come quella volta, quando con l’Under 21 segna ed esulta mostrando al mondo la maglia del Che, simbolo delle BAL. Non gli importa, semplicemente non gli importa. Lui è così.

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La serie A, dicevamo. A Livorno, all’Ardenza, è un sogno, semplicemente un sogno. E Cristiano è la persona più felice del mondo. Ha contribuito a scrivere la storia della sua città, della sua gente. E da Livorno non ha più intenzione di muoversi, ora che la sua squadra del cuore è tornata in serie A. Solo che c’è un problema, sempre quello. Bisogna convincere il Torino a mollare il cartellino al Livorno, al presidente Spinelli e al suo inseparabile impermeabile giallo. Solo che l’impermeabile giallo non è l’unica cosa dalla quale Spinelli non vuole separarsi. Ci sarebbero un milione e mezzo di euro che basterebbero per portare Cristiano a Livorno, per sempre. Ma non si trova l’accordo con il Torino. Lucarelli, un anno dopo, si ritrova di nuovo nelle stesse condizioni. “Se non posso restare a Livorno, smetto.

Non smetterà, anzi. Il Torino e il Livorno si accordano, Spinelli spunta lo sconto, sia dal Toro che dal suo bomber, e sarà serie A, sarà storia. A partire da quel meraviglioso esordio a San Siro, in casa del nemico Berlusconi, tutti con le bandane. Alla Scala del calcio, dove l’emozione è più forte. Cristiano timbra due volte il cartellino, il Milan non passa. Finisce 2-2, e sarà solamente il preludio a una stagione straordinaria, conclusasi con il Livorno al nono posto. E con il titolo di capocannoniere, of course. 24 reti in 33 partite. Un toro scatenato, un instancabile motorino sempre pronto a dare il 101% per la maglia. Per la propria maglia.

Da quel momento Cristiano sarà Livorno e Livorno sarà Cristiano. Gol, tanti e pesanti. Fino al 2007, quando vola in Ucraina alla corte dello Shakthar di Donetsk. Ma non durerà. Non andrà lontano, perchè non sente l’aria di casa. Una nuova avventura in Italia, al Parma, e poi di nuovo, forte, il richiamo di casa. Nel 2009 l’Ardenza chiama ancora, per un ultimo ballo. Il passo d’addio, segnato da 10 gol in 28 partite. Il Livorno però scende di nuovo in B, Cristiano tenta l’ultima avventura a Napoli. A 36 anni dice basta con il calcio. Perchè lontano da Livorno non riesce ad essere pienamente lui. Lontano da Livorno tutto è più brutto. Lontano da Livorno il calcio non è amore.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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