Non è stata una domenica semplice per l’Inter. La sconfitta interna contro il Cagliari è solamente la punta di un iceberg che forse da...

Non è stata una domenica semplice per l’Inter. La sconfitta interna contro il Cagliari è solamente la punta di un iceberg che forse da tempo aspettava di emergere. E, infatti, quelli che ci aspettano saranno giorni di processi e critiche per la squadra di de Boer, che si ritrova già costretta ad inseguire in campionato e quasi con le spalle al muro.

La vicenda Icardi, poi, ha inasprito ulteriormente gli animi, e i provvedimenti annunciati da Ausilio e Zanetti in settimana non faranno altro che innalzare la temperatura. Al di là delle ultime polemiche, abbiamo provato a scavare più a fondo nella crisi dell’Inter, per scoprire le radici tecniche, calcistiche e non di questa situazione.

Ecco quindi quelli che, secondo noi, sono i 5 veri motivi della crisi dell’Inter in questo inizio di stagione.

1. La confusione del progetto

La stagione dell’Inter è cominciata come peggio non si poteva. A lungo è stato chiaro che l’idillio tra la nuova proprietà e Roberto Mancini non era destinato a durare a lungo. Le voci si sono rincorse per parecchi mesi, prima che diventassero ufficiali. Quando poi è arrivato l’annuncio della separazione, l’Inter ha deciso forse di prendersi un rischio troppo grande.

Cambiare allenatore a metà della preparazione estiva è cosa alquanto insolita. Farlo prendendo un tecnico con una filosofia come quella di Frank de Boer, con una rosa che, al momento dell’insediamento dell’olandese, era stata costruita sulle richieste (non tutte esaudite, tra l’altro) di Roberto Mancini, è sembrata subito una follia.

L’Inter, con il campionato non ancora cominciato, era insomma già partita ad handicap. Discorso a parte sulla costruzione della rosa in sé. Troppi doppioni, molti giocatori poco funzionali, un solo vero terzino di qualità (Ansaldi, che ha avuto anche la sfortuna di rompersi). Insomma, già a metà agosto le idee erano tutt’altro che chiare.

2. L’allenatore e la sua gestione

Frank de Boer lo aveva detto, già al momento del suo arrivo a San Siro. “Vedremo la mia Inter dopo quattro mesi, questa è la normalità. A gennaio sapremo veramente chi siamo“. Discorso assolutamente legittimo: l’idea di calcio dell’allenatore olandese è difficile da mandare a memoria nel giro di un paio di settimane, e la pazienza è necessaria in casi come questo.

Viene da chiedersi, però, se davvero sia stata la scelta giusta: un allenatore che non conosce l’Italia, con una squadra che, come detto, non ha interpreti adatti al 100% al suo gioco (se escludiamo gli esterni, da sempre punto di forza delle squadre di de Boer). L’olandese, poi, ci ha messo spesso del suo. La manovra dell’Inter non sembra ancora così fluida, il gioco sembra latitare. Appare evidente che la squadra si concentra troppo su determinate soluzioni (insistenza a giocare sulle fasce come unico sbocco della manovra) e che manca un’idea precisa di come giocare.

Troppo spesso ci si affida alle idee dei singoli, che spesso, però, vanno in difficoltà. A de Boer si può imputare anche la cattiva gestione di alcuni uomini: Brozovic, Felipe Melo, ultimo Kondogbia. Coraggioso che de Boer voglia portare avanti delle idee tenendo fuori determinati uomini, ma poi così si finisce per essere corti in un reparto cruciale come il centrocampo, per esempio. E anche alcune scelte a partita in corso non sono state proprio brillanti: si veda ieri, quando il passaggio alla difesa a 3 ha destabilizzato la squadra togliendole tutto l’equilibrio.

Insomma, anche Frank ha le sue colpe.

3. Il clima intorno alla squadra

L’esempio più lampante è quello di ieri ovviamente, ma il discorso è molto più ampio. Non è corretto dire che la partita di ieri sia stata persa soltanto per il clima ostile e surreale di San Siro, ma senza ombra di dubbio tutto il polverone sollevato non ha fatto bene alla squadra.

In generale, la squadra paga anche il clima di scarsa fiducia e la poca pazienza dei tifosi. Per carità, di pazienza, negli ultimi anni (possiamo dire anche dal 2010 in poi? Probabilmente si…) i tifosi interisti ne hanno avuta fin troppa, viste le sconcertanti stagioni delle ultime Inter. Ma il discorso si può anche ribaltare: è possibile ricostruire e ripartire con uno stadio e un pubblico sempre pronto a contestare e a esplodere in furenti contestazioni? Si, lo sappiamo, non è facile sopportare. Però…

Un esempio per tutti, forse, può essere quello che da tempo circonda Andrea Ranocchia: un capitano destituito praticamente a furor di popolo, che non riesce a ritrovare serenità anche per il fatto di vivere costantemente sotto la lente di ingrandimento. Insomma, un po’ di fiducia e ottimismo in più non guasterebbero.

4. La tenuta mentale

Uno dei limiti più evidenti palesati dalla squadra di De Boer, in queste prime uscite, è quello della tenuta mentale. Vedendo giocare l’Inter, infatti, molto spesso si ha l’impressione di vedere una squadra che fa fatica ad essere padrona del campo, che non riesce ad imporre il proprio gioco. E questo è un problema di ordine tattico, certo, ma anche e soprattutto una carenza mentale dei nerazzurri.

Basti pensare a quante volte l’Inter è andata sotto, in campionato: la reazione è arrivata solo dopo lo schiaffo subito (Palermo, Pescara, Juventus) ma una squadra con determinate ambizioni non può permettersi di andare sempre in svantaggio. Alla lunga, si paga. Palese la mancanza di cattiveria, a parte in pochi uomini di carisma (qualcuno ha detto Medel?) e palese l’impossibilità di cambiare ritmo e imporre un’accelerata alla partita quando c’è bisogno. Quando poi anche quei pochi leader mancano (vedi le due partite di Europa League) il disastro è veramente completo.

Insomma, molte squadre, nei momenti di difficoltà, si aggrappano anche alle invenzioni dei singoli e a quelle dei trascinatori. Trascinatori che appunto sembrano mancare all’Inter: Joao Mario sta dimostrando di essere un leader tecnico in mezzo al campo, ma è anche un leader carismatico in grado di prendersi la squadra sulle spalle? Per non parlare, appunto, di Icardi che ora si è infilato in quel guaio…

5. Le prestazioni dei singoli

Impossibile poi prescindere, in ogni caso, da quelli che vanno in campo. Una delle caratteristiche principali dell’Inter dello scorso anno, quella che con Mancini arrivò nelle posizioni nobili del campionato in inverno, prima di crollare poi miseramente nella seconda parte di stagione, era quella che a volte le grandi prestazioni dei singoli riuscivano a mascherare le pecche di un’organizzazione non proprio perfetta.

Lo scorso anno la coppia Miranda-Murillo è stata a lungo una delle più invalicabili del campionato: ma forse, guardando retrospettivamente alle loro prestazioni, i motivi sono da andare a ricercare più che altro nel valore dei singoli che in quello dell’organizzazione difensiva. E infatti, non appena le prestazioni dei due sono calate, ne ha risentito la squadra. Nelle grandi squadre è spesso l’organizzazione tattica che nasconde le lacune dei singoli, a volte, invece, sono i singoli, con le loro prestazioni, che mettono una pezza a squadre che non girano come dovrebbero.

Per cui, se gli interpreti non eccellono, l’Inter non gira a dovere. E quest’anno sia Miranda che Murillo, ma anche Handanovic che l’anno scorso sembrava un muro, hanno mostrato piccole incertezze che sono costate care. Insomma, è sicuramente un cane che si morde la coda, ma sicuramente in molti non stanno rendendo all’altezza delle aspettative (o non ne sono messi in condizione).