Credere ancora in Luis Muriel Credere ancora in Luis Muriel
Sono passati pochi giorni da quando è andata in scena l’ormai tradizionale asta del fantacalcio tra amici, rituale che si ripete immutato da un... Credere ancora in Luis Muriel

Sono passati pochi giorni da quando è andata in scena l’ormai tradizionale asta del fantacalcio tra amici, rituale che si ripete immutato da un numero imprecisato di anni a questa parte. Vengono chiamati i primi nomi: Higuain, Dybala, Icardi, seguiti a ruota da Milik, Bacca, Pavoletti e Belotti.

Tutto fila liscio, più o meno i nomi che mi aspettavo, fino a quando un grosso dubbio comincia a farsi largo nella mia mente: lo chiamo ora o aspetto un altro giro? Il dubbio non è se chiamarlo o meno, quello l’ho risolto già parecchio tempo fa, quando decisi che questo calciatore colombiano di nome Luis Fernando Muriel Fruto, meglio conosciuto come Luis Muriel, avrebbe fatto parte di tutte le mie rose fantacalcistiche.

In realtà non decisi proprio nulla, come in tutti gli innamoramenti che si rispettino la cosa fu improvvisa, spontanea, travolgente e non mi diede il tempo di elaborare alcunchè. Successe che stavo studiando i colpi di mercato delle varie squadre, sono passati ormai sei anni, quando arrivai al Sacro Graal di ogni fantallenatore: la rosa dell’Udinese.

Ogni anno, si sa, la famiglia Pozzo porta in Italia un giocatore semi sconosciuto, almeno per i non addetti ai lavori, che farà prima la fortuna del club friulano, poi quella di qualche big Europea. Luis Muriel, e già il nome esotico accende la mia fantasia, colombiano, attaccante di 180 cm proveniente dal Deportivo di Cali. Metto in moto la potente macchina del web, prima digito il nome su Google poi passo a Youtube.

Sul grosso motore di ricerca, stranamente, non trovo molto, qualche riferimento su siti specializzati in scouting di giocatori sudamericani e poco altro. Trovo però le poche parole sufficienti per farmi procedere con la seconda operazione “in patria c’è chi lo paragona al fenomeno brasiliano Ronaldo, di cui ne ricorda le movenze, l’abilità nello stretto e nel dribbling”. Sticazzi penso, andiamo a vedere. Mi imbatto in uno di quei mix che sembrano fatti apposta per far perdere la brocca a gente come me e la prima azione che vedo è un giovane e guizzante calciatore in maglia verde che, arrivato davanti al portiere, lo mette a sedere con una serie di doppi passi ed appoggia dolcemente la palla in rete.

Il marchio di fabbrica di Luis Nazario de Lima. Ci siamo. Ancora non potevo sapere che in quella stagione Muriel sarebbe stato ceduto in prestito al Granada, l’altra succursale dei Pozzo, e soprattutto che la suggestione Ronaldo sarebbe rimasta soltanto tale, inavvicinabile per qualunque altro umano e nemmeno sfiorabile da questo ragazzotto colombiano dal volto simpatico e malinconico al tempo stesso. Ormai però il danno era stato fatto, impossibile tornare indietro.

Torniamo al dubbio iniziale. Decido di chiamarlo subito, mettendo in conto gli sguardi di scherno e le risatine sarcastiche degli amici, che nonostante siano già abituati ogni anno mi domandano ancora “ma seriamente non hai capito che se non è ancora esploso non lo farà mai? Al massimo esplode per quel che mangia”. Non mi importa, arrivati a questo punto è quasi una questione di principio. Non posso accettare il fatto che quando Luis Muriel farà una grandissima stagione, perché la farà, non sia nella mia squadra. Perché se è vero, come in effetti è vero, che anche solo il fatto di accostarlo al fenomeno brasiliano è un atto passibile di blasfemia, questo giocatore qualcosa di speciale ce l’ha per davvero.

Nato a Santo Tomas, città a nord della Colombia facente parte del Dipartimento dell’Atlantico, Luis Muriel proviene da una famiglia sicuramente non agiata in cui l’unico a lavorare è il padre, che fa il taxista, e da solo fatica a portare avanti la famiglia. Luis è costretto ad inventarsi qualcosa per potersi anche solo permettere il biglietto del bus per andare in città, così prima si mette a vendere i tagliandi della lotteria, poi le focacce che faceva la nonna. Non tira su granché, solo quel che basta per potersi allenare ed affrontare la vita con un sorriso che, come conferma chi vive in quei quartieri in cui Luis torna non appena può, sul suo volto non manca mai.

Qui a Santo Tomas torno ogni volta che posso. Se ho delle vacanze, non voglio stare in posti come Dubai: voglio stare con le persone con cui sono cresciuto. A Santo Tomas ho creato una scuola, ogni anno mando lì dei kit scolastici per i bambini che non possono comprarli e a dicembre un sacco di regali. Ma anche se ora qualche soldo ce l’ho, sono sempre lo stesso di prima. Penso sia per questo che tutti mi vogliono bene.

Cresce giocando a calcio e ascoltando musica, un binomio imprescindibile per il colombiano che si manifesta ogni qual volta Muriel calca un prato verde, con quella cadenza ritmata dell’andatura che spesso sconfina nell’insolenza, con quella la ricerca ossessivo-compulsiva del numero ad effetto, che Giampaolo sta provando a sradicargli con un’opera che necessita di pazienza degna di un monaco certosino. Muriel è così, gioca per divertirti e divertire. In questo senso il campionato italiano, in cui la prima cosa che conta, così come la seconda e la terza, è il risultato, è quanto di più distante si possa immaginare dal suo modo di concepire il pallone.

Ogni volta che prendo palla voglio fare qualche numero. E se mi diverto io in campo, si divertono anche i tifosi.

In effetti i tifosi del Lecce, nella sua prima esperienza italiana dopo il prestito dall’Udinese, a vedere le sue giocate si sono divertiti eccome, nonostante una stagione culminata con la retrocessione che prima Cosmi, con il suo carisma in panchina e poi l’attaccante colombiano, con le sue giocate in campo, hanno provato in tutti modi a scongiurare. Proprio sulle tribune del Via del Mare di Lecce hanno capito quanto possa essere devastante questo giocatore se adeguatamente coccolato, seguito e lasciato giocare senza grossi compiti difensivi, che l’attaccante colombiano non gradisce e non fa nulla per nasconderlo. Non è facile apprezzare un giocatore di questo tipo, soprattutto se gioca per la tua squadra, devi saperne valorizzare i pregi e minimizzarne i difetti che, nel calcio moderno, rischiano di essere gravemente penalizzanti per la carriera.

Con Guidolin, nell’Udinese, ad esempio, le cose sono andate meno bene che con Cosmi. Il tecnico di Castelfranco Veneto non è mai riuscito a chiudere un occhio sul comportamento, non sempre impeccabile ad onor del vero, dell’attaccante finendo per logorare mentalmente Luis Muriel che a quel punto è un giocatore perso. Se non si diverte non gioca, è un ragionamento molto semplice e, se vogliamo, perfino arrogante.

Se decidiamo di prendere il pacchetto completo avremo sì un attaccante lezioso, spesso fumoso e qualche volta inconcludente, ma al tempo stesso, chi avrà la pazienza o la voglia di aspettarlo, si godrà un attaccante dotato di un’accelerazione impressionante, di una tecnica sublime capace di segnare in ogni modo possibile. A Genova, sponda blucerchiata, speriamo di vederlo finalmente sbocciare dopo un inizio che sembra sfavillante. Non ci illudere ancora,Luis, per favore. Il destro al volo su assist di Regini contro la Roma, in cui dimostra tecnica, capacità di coordinazione e tempismo perfetto, è solo una piccola dimostrazione di quel che potrebbe essere. E che forse, come dicono i suoi tanti detrattori, non sarà mai.

A noi, romanticamente, piace pensare che i campioni si riconoscano tra loro ed al sincero applauso di Francesco Totti, dopo il gol al volo, abbiamo attribuito questo significato. Ora vai, dimenticati di paragoni, critiche e pensa solo a giocare, spensierato come sei. Che il calcio ha bisogno sì di soldati, ma anche di gente come te, che gioca per il solo gusto di farlo, per divertire e divertirsi.

Credere in Luis Muriel è quasi un atto di fede e noi, ancora una volta, siamo disposti a farlo.

Paolo Vigo
twitter: @Pagolo

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