Cosmin Moti, il difensore portiere eroe per una notte Cosmin Moti, il difensore portiere eroe per una notte
Il calcio lo adoriamo perchè è imprevedibile, mai banale, fondamentalmente pazzo. Ma anche nella sua follia, ci sono delle incrollabili certezze che ci rassicurano,... Cosmin Moti, il difensore portiere eroe per una notte

Il calcio lo adoriamo perchè è imprevedibile, mai banale, fondamentalmente pazzo. Ma anche nella sua follia, ci sono delle incrollabili certezze che ci rassicurano, quasi sempre. Una di questa è che in porta ci vanno i portieri, che stanno lì per fare il loro dovere. E che i difensori il pallone lo devono prendere con i piedi. Capita a volte che i portieri vedano il rosso dell’arbitro sventolato sotto il naso e debbano cedere il posto a qualcuno che portiere non è, un difensore, un centrocampista, raramente un attaccante. Ma quando succede, in genere finisce male.

Poi ci sono le serate come quelle di ieri al Vasil Levski National Stadium di Sofia, casa momentanea del Ludogorets. Si, perchè lo stadio di casa dei bulgari è troppo piccolo (ce ne vanno 6mila di persone) per ospitare le gare di Champions League, e quindi si gioca in casa anche in trasferta, dinanzi a 17mila anime che, da oggi, possono dire di aver assistito ad un pezzettino di storia. Ad una serata difficile da dimenticare, quello sicuro.

Andiamo con ordine. Ludogorets e Steaua Bucarest si affrontano per il ritorno dei preliminari di Champions, terzo turno: chi vince va alla fase ai gironi, chi perde torna in Europa League. All’andata i rumeni si sono imposti 1-0 e gli basterà somministrare una insipida minestra ai piccoli bulgari per assicurarsi la qualificazione. E così sembra fino al minuto 90, l’ultimo giro di orologio. La partita è stata tesissima, anzi di più: l’arbitro ha dovuto farsi venire i crampi al polso per annotare i nomi di tutti e 10 gli ammoniti dell’incontro.

All’ultimo respiro, calcio d’angolo per il Ludogorets. La palla vola verso Wanderson Cristaldo Farias, semplicemente Wanderson, 26enne brasiliano alla prima esperienza in Europa. Il tipico brasiliano che, senza nemmeno sapere come, si ritrova catapultato in un paese a caso dell’Est Europa per dare un tocco esotico ad un manipolo di scalpellini, magari anche qualche delinquente. Wanderson si ricorda il motivo per cui si ritrova in esilio a Razgrad, e firma con un siluro al volo il gol del vantaggio bulgaro. 1-0, come all’andata, si va ai supplementari.

Passano 29 minuti dell’extra time, e il portiere dei bulgari, Stojanov, deve uscire a valanga e travolgere un attaccante rumeno per evitare che metta a segno il gol qualificazione. L’abbiamo detto tante volte, nel calcio, purtroppo, ogni tanto bisogna immolarsi, ed è quello che fa Stojanov. Certo, essendo il minuto 119, i cambi sono ovviamente finiti, e in porta dovrà andarci qualche disperato per provare a parare i rigori, ma intanto per adesso va bene così.

E dopo qualche minuto, il disperato candidato ad improvvisarsi portiere si presenta, con la faccia del condannato che si appropinqua al patibolo: è Cosmin Moti, guardacaso un rumeno, che andrà a difendere la propria porta contro i suoi connazionali nella crudele lotteria dei calci di rigore ( definizione da manuale delle frasi fatte alla quale siamo costretti a piegarci anche noi, talvolta, perdonateci se potete).

Cosmin Moti, tra l’altro, non è un rumeno qualsiasi agli occhi di quelli della Steaua. Dal 2005 al 2012 ha vestito la maglia della Dinamo Bucarest, che con la Steaua ha un rapporto di affetto simile a quello che lega Joey Barton e Massimo Marianella. Dal 2005 al 2012 in maglia Dinamo, dicevamo, tranne una breve parentesi di 4 partite nel 2008, nel quale ha vestito la maglia del Siena. Più che la maglia, la tuta da allenamento, visto che il campo non l’ha visto praticamente mai e, ci dicono gli amici toscani, quando gli è capitato di vederlo ha fatto più danni della grandine.

Ora, però, non è il momento di pensare al Siena. Ora, ci sono cinque rigori da tirare, e il buon Cosmin si trova con una maglia larga e dei guanti più grandi delle sue mani. Probabilmente sta pensando tra sè e sè “chi me l’ha fatta fare“, probabilmente non ci sta pensando perchè, se hai un cuore grande e lo dedichi alla causa della tua squadra, anche andare in porta da difensore ti sembra una cosa perfettamente normale.

Infatti, dopo qualche minuto, sembra già a suo agio con i guanti, pare sia nato per fare il portiere, trasuda spavalderia. La voglia di far fuori gli odiati rivali della Steaua ha già preso il posto della paura negli occhi di Cosmin Moti.

Che non abbia paura, ce lo conferma lui stesso, presentandosi, altezzoso, sul dischetto per tirare il rigore che inaugura la serie. Bom, staffilata precisa, gol, 1-0 per il Ludogorets. Ora, gli tocca andare tra i pali. Quelli della Steaua si avvicinano con sufficienza al dischetto: cosa ci vorrà mai a fare fesso un difensore? Quello magari non si butta neanche a terra. A terra si butta, invece, Cosmin, e il primo rigore lo intuisce ma non lo riesce a prendere. Forse bisogna prendere ancora le misure.

Le misure fa presto a prenderle, infatti. Il secondo rigore lo intuisce e stavolta lo acchiappa pure, nell’incredulità mista a gioia del pubblico di Sofia. I suoi compagni non gli vanno dietro però, e si deve proseguire a oltranza, il supplizio non è ancora finito. Moti intanto sembra averci preso gusto, fa il delinquente tra i pali, si agita come impossessato dallo spirito di Dudek nella finale di Istanbul 2005. Cerca di innervosire gli odiati rivali.

Si arriva al rigore che potrebbe essere decisivo. Se ne sono tirati un’infinità, abbiamo perso il conto. I nervi di tutti sono allo stremo, figuriamoci quelli di un difensore prestato al mondo della porta. Ma a Cosmin Moti, probabilmente, in questo momento non importa di nulla. Potrebbero tirargli un cartone in faccia e nemmeno se ne accorgerebbe.

Sul dischetto va Cornel Rapa, collega di Moti (collega difensore, va specificato) che solo dal nome faceva presagire un finale sventurato. Moti intuisce e addirittura blocca. In presa sicura.

Non ci si crede, è fatta, il Ludogorets ha messo a segno la madre di tutte le sfangate. Cosmin Moti corre ebbro di gioia verso i propri tifosi, come se solo adesso abbia realizzato l’impresa stratosferica che ha messo a segno. Corre, scavalca le recinzioni, da scavezzacollo, rischiando di farsi seriamente male.

Ma in questo momento, Cosmin Moti è la persona più felice del mondo e ha fatto una cosa che potrà raccontare ai propri nipotini, una cosa che forse nella storia del calcio ha fatto solo lui e pochi altri eletti. Oggi Cosmin Moti è entrato nella storia e ci resterà per sempre. Si, perchè il presidente del Ludogorets ha annunciato in diretta che gli verrà intitolato un settore del nuovo stadio.

Il calcio lo amiamo perchè è pazzo, perchè è folle e perchè, in 30 minuti e con una serie di calci di rigore, da onesto difensore puoi diventare eroe per una notte, forse per sempre.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro