Cosenza Calcio, un sogno lungo 15 anni Cosenza Calcio, un sogno lungo 15 anni
“Meglio liberi all’Inferno che schiavi in Paradiso” recitava lo striscione che si apriva come una ferita sulla Curva Sud Donato Bergamini nel San Vito... Cosenza Calcio, un sogno lungo 15 anni

Meglio liberi all’Inferno che schiavi in Paradiso” recitava lo striscione che si apriva come una ferita sulla Curva Sud Donato Bergamini nel San Vito gremito da 15.000 tifosi cosentini. Era il 7 Settembre del 2003, Prima giornata del Campionato di Serie D Girone I, “I” proprio come inferno!

In campo ci sono Cosenza FC e Rossanese, squadre che di solito si sono affrontate nelle partitelle del giovedì, quando i lupi della Sila preparavano le domeniche in cadetteria. Le immagini di questa modesta partita che finirà 1 ad 1, resteranno per molto tempo nella mente di chi l’ha vista, nelle gambe di Gigi Lentini, capitano coraggioso che affonda insieme alla nave.

Nell’estate precedente era andata in scena la peggiore pagina della giustizia sportiva italiana. Era appena scoppiato il caso Catania, che poi diventò caso Venezia, che poi diventò caso Napoli, insomma un’estate confusa. La serie B passa da 20 a 24 squadre.

La Fiorentina si ritroverà a fare il salto dalla dalla C2 alla B, chiamata a sostituire proprio l’unico escluso da questo giro di valzer, il Cosenza Calcio 1914. La squadra calabrese viene sostanzialmente radiata dal calcio professionistico per una garanzia bancaria non versata in tempo.

Inizia il peggiore calvario che si possa augurare ad un appassionato di calcio.

Da allora, 15 lunghi anni vissuti sul filo di lama tra campi di D e C. In scena spettacoli alquanto discutibili, come l’umiliante derby del 2004-2005 tra Cosenza FC e Cosenza 1914, il quale incentivò gran parte della storica tifoseria a non varcare più i cancelli dello stadio. In una terra amara come la Calabria, tutto si vive con passione, sentimento, rancore. In questi anni tanti fallimenti sportivi ed anche societari. Pochi anni fa, l’impegno diretto dell’icona Stefano Fiore, sembrava aver risollevato l’entusiasmo popolare e riportato finalmente la C1, poi ancora un fallimento societario nell’estate 2011.

Il Cosenza risorge sempre, perché non si riesce proprio a vivere senza calcio, perché all’inferno c’è sempre spazio per i dannati. Il nuovo corso societario nasce per iniziativa dell’imprenditore Eugenio Guarascio.

Si riparte dalla D con tante sfide, la principale è fare pace con la città, con i tifosi. Nel 2014-2015, anno del Centenario dalla fondazione, il Cosenza conquista la Coppa Italia di Serie C, primo ed unico trofeo nazionale, pochi mesi dopo la storica icona Gigi Marulla scompare improvvisamente in seguito a un malore. E’ un colpo durissimo per la gente rossoblù. Sul fronte sportivo, la squadra si attestata ai vertice del Girone C.

In questa stagione, dopo avere agguantato in rimonta il 5° posto nella stagione regolare, nei playoff, gli uomini di Mister Piero Braglia hanno stupito tutti. Domenica sera, il San Vito-Gigi Marulla ha accolto 18.000 spettatori per la sfida contro l’Alto Adige. Il Cosenza doveva ribaltare l’1 a 0 dell’andata per sperare nella finale.

La squadra rossoblu è solida, compatta, energica e nel secondo tempo pareggia i conti grazie alla capocciata del parigino Alan Baclet. Come in una favola all’ultimo secondo dell’ultimo minuto di recupero, un attimo prima dei supplementari il Cosenza segna il 2 a 0 grazie all’autorete di Frascatore.

E’ una rete corale, dell’intera squadra, dello staff, dello stadio che sembrano spingere tutti insieme la palla in rete. Una gioia incontenibile. 9 lunghissime partite dei playoff che portano il Cosenza in finale, grazie all’esperienza di Corsi, Pascali e Loviso, l’energia di Dermaku, Mungo e Palmiero, il sudore di Okereke e Tutino, la forza collettiva di un gruppo unito. In questo Cosenza non sembrano esserci riserve, chiunque gioca garantisce alte prestazioni, quelle possibili solo quando il morale sostiene il fisico, quando si va anche oltre le proprie possibilità.

Sabato prossimo il Cosenza affronterà il Siena nella finale dei playoff di C, chi vince torna in B. Si giocherà a Pescara, proprio dove 28 anni fa si vinse lo spareggio contro la Salernitana. Dopo anni di schiavismo all’inferno, ci si potrà anche accontentare di tornare operai in purgatorio.

Enrico Tricanico