31 giorni dopo quella serata in cui un simpatico arbitro giapponese fece credere al mondo che fosse tutto pronto per una riedizione dei Mondiali...

31 giorni dopo quella serata in cui un simpatico arbitro giapponese fece credere al mondo che fosse tutto pronto per una riedizione dei Mondiali del 2002, siamo qui a piangerci addosso perchè i Mondiali sono finiti e le nostre esistenze hanno un pochino meno senso.

Per noi, lo ammettiamo, sono stati mondiali soddisfacenti. Molte squadre hanno preferito affidarsi a piani tattici a noi molto cari, come il vecchio palla lunga e pedalare o il nostalgico arroccarsi in 10 nella propria metà campo, altre hanno deciso di picchiare come non ci fosse un domani, molti protagonisti, come auspicavamo, hanno dato di matto. Si è giocato, si è sofferto, si è segnato, si è gioito, si è pianto, ma, soprattutto, si è delinquito.

Cosa ci resterà dunque di questi mondiali brasiliani, oltre alla soddisfazione di non dover mai più sentire ad ogni ora del giorno e della notte il fastidiosissimo motivetto di Emis Killa su un presunto e mai verificatosi delirio al Maracanà? Abbiamo stilato per voi la classifica delle 10 delinquentate che hanno rallegrato questo mese.


10. Pepe

Uno come lui non potrebbe non stare in questa classifica, per regio decreto. E infatti fa di tutto per esserci. Delinquente attesissimo, non tradisce le attese, con un’espulsione dopo neanche 40 minuti di gioco nel corso della prima partita. Certo, con un altro arbitro probabilmente avrebbe preso soltanto il giallo e non si sarebbe precluso la possibilità di delinquere nel corso delle partite successive. Il Portogallo abbandona prematuramente la competizione, perlomeno lui non fa come Cristiano Ronaldo e non lascia i suoi sostenitori a bocca asciutta.

9. L’evoluzione tattica del gioco

Ve l’abbiamo anticipato: tatticamente parlando, sono stati dei mondiali molto delinquenziali. Almeno metà delle squadre si è arroccata in difesa in maniera invereconda, dagli ottavi in poi qualcuno ha cercato di andare avanti sfangandola nella maniera più sporca possibile (l’ultimo gol argentino era stato segnato nel Novecento ma hanno rischiato di portarsi a casa il Mondiale ). Van Gaal ha portato l’Olanda a un passo dalla finale con due gol nel recupero contro il Messico, poi ha delinquito con la mossa Krul contro la Costa Rica e ha evitato di giocarsela con l’Argentina cercando di vincere ancora ai rigori. La Grecia ha fatto la Grecia, l’Algeria, ridendo e scherzando, è stata la squadra che ha fatto più soffrire la Germania campione del mondo. Siamo certi che lo Stoke City non avrebbe affatto sfigurato in Brasile.

8. Liassine Cadamuro

Eroe di una notte di mezza estate. Viene fuori dal nulla cosmico, come quando sogni qualcosa di meraviglioso e ti svegli con ancora stampato il sorriso sulla faccia. Minuti giocati nel corso della rassegna iridata: zero. Eppure entra di prepotenza nei nostri cuori con una magia. Un pallone lanciato nella Via Lattea direttamente dalla panchina, con la squadra in difficoltà e il tempo, maledetto, che sembrava non trascorrere mai. Il cartellino giallo più bello di Brasile 2014, il più meritato, il più poetico, il più creativo. Grazie di aver illuminato, anche solo per pochi secondi, il nostro buio cammino di vita, Liassine.

7. Honduras

Nel paese centroamericano devono avere problemi ben più gravi dei nostri con le carceri sovraffollate: non si spiega altrimenti la spedizione della squadra honduregna in terra brasiliana, se non con un maxi permesso premio ad alcuni dei suoi detenuti più pericolosi per svuotare le patrie galere. 3 partite nel girone a tutta delinquenza, tra interventacci, proteste, calci, pugni, schiaffi, cartellini gialli e rossi, urlacci, capigliature discutibili, bestemmie comprensibili anche a noi che del loro idioma poco sappiamo. Ci piace immaginare che, una volta tornati in patria, questi 23 eroi abbiano ottenuto perlomeno uno sconto sulla pena per le emozioni che hanno saputo regalarci durante il girone.

6. Il cuore sudamericano

Vi sarete accorti che il Sudamerica occupa un posto speciale nel nostro cuore: non c’era probabilmente bisogno di spiegare perchè, ma nella remota eventualità che ancora non lo sapeste, questo Mondiale vi dovrebbe aver aperto decisamente gli occhi. Ad esclusione del Brasile, tutte, ma proprio tutte le squadre sudamericane in campo hanno dato anima, cuore, sudore, sangue e lacrime. Dal Cile di un indomabile e indomito Medel alla Colombia di un leggendario Mario Yepes. Dall’Uruguay di Arevalo Rios e Suarez (tranquilli, ci arriviamo a lui) all’Argentina di un Mascherano che nelle ultime due partite ha lasciato sul campo quello che giocatori normali danno in intere carriere. E poi, i tifosi, il popolo, tutto il contorno. Il video dei minatori cileni ci fa ancora battere forte il cuore. Si, in quella terra il calcio vuol dire molto, per alcuni vuol dire tutto. Ed è per quello che lo vivono in una maniera così viscerale, così profonda. Un modo di vivere il calcio che si avvicina molto al nostro. Per questo il Sudamerica occupa un pezzettino speciale del nostro cuore. Ma non avevamo bisogno dei Mondiali per capirlo.

5. Blaise Matuidi

“Mi dispiace, non volevo fare male. Non ho avuto paura di essere espulso, perché l’arbitro mi ha detto che aveva visto che non avevo intenzione di fargli male. Non sono entrato per fargli male, non vorrei che ora si pensasse a me come un calciatore sporco”. Peccato per queste dichiarazioni all’insegna del Fair Play altrimenti il podio non glielo levava nessuno. L’entrata di Matuidi è di quelle da ricordare e Onazi, pace all’anima sua, ci lascia tibia e perone. Padrone del centrocampo, e dei legamenti altrui, Matuidi potrebbe raccogliere l’eredità pesante di Desailly e Vieira , due che quando c’era da legnare stavano sempre in trincea. Piedi buoni e tacchetti affilati, l’identikit del centrocampista moderno.

4. Sulley Muntari

Un’altra polaroid di questi mondiali, che ci porteremo sempre stampata in testa, è quella di Muntari che afferra al collo Jones. Ad onor del vero Sulley in Brasile non si è fatto mancare proprio nulla. Lo abbiamo visto elargire banconote ai bambini delle favelas, perchè il vero Delinquente, non si scorda delle propre origini e di chi è stato prima di avere i miliardi. Lo abbiamo visto in campo dannarsi l’anima , cercando di sopperire alle scarse doti tecniche, correre  per 90 minuti filati fottendosene bellamente del caldo asfissiante, dell’umidità, o della pioggia battente. Lo abbiamo visto abbandonare prematuramente il ritiro della nazionale , cacciato assieme a Boateng,  per un “attacco fisico nei confronti di un membro del Comitato Esecutivo non mostrando alcun rimorso per le sue azioni“. Lo abbiamo visto, ammirato, ed esaltato per quello che è. Un uomo vero, con gli attributi, che nonostante tutto esce a testa alta.


3. Miguel “El Piojo” Herrera

Personaggio che ai più era sconosciuto prima dell’inizio dei Mondiali. Ecco, oggi, se dovessero darci la possibilità di scegliere un padre per il resto dei nostri giorni, sceglieremmo, senza esitazione alcuna, El Piojo Herrera. Vederlo agitarsi in panchina è uno spettacolo per gli occhi, immaginiamo un po’ meno per le sue coronarie. Le sue esultanze ai gol del Messico sono già leggenda. Ma perchè ci piace tanto? Perchè è così che va vissuto il calcio. Senza filtri, di pancia, senza mantenere il controllo a tutti i costi. Se la nostra squadra ha segnato, che diamine ci importa che siamo in giacca e cravatta e dobbiamo mantenere un contegno: se c’è da esultare, noi ci buttiamo a pesce morto a terra senza pensarci su due volte. Perchè il calcio è genuinità. Stesso discorso con proteste, ingurie, insulti, imprecazioni: per vivere il calcio al 100% bisogna fare come il Piojo, fregarsene ed essere nient’altro che se stessi. Nel caso del Piojo, essere idoli. Se non avete nulla da fare, vi consigliamo caldamente un giro sui profili social del nostro: può servire a rasserenare la nostalgia che sicuramente, come noi, già state provando.

2. Alexandre Song

Ci piacerebbe sapere cosa gli sia passato nella testa in quel secondo di lucida follia. Conoscendo un briciolo Mandzukic la provocazione ci sembra assolutamente plausibile, quasi scontata. Ma non è altresì da escludere il gesto sconsiderato, senza movente, tipico di chi perde la brocca e vede nella prima persona che gli transita davanti il bersaglio adatto per sfogare la propria ira funesta. La cosa bella , quasi affascinante, di questo gesto sta nella spensieratezza con il quale viene compiuto. Siamo sicuri che, avesse atteso ancora 1 secondo, Song si sarebbe scordato del perchè volesse accoppare il buon Mario ma, per fortuna nostra, ha colto l’attimo e ci ha regalato una giocata degna del mondiale dei mondiali.


1. Luis Suarez

Il posto più alto del podio spetta a Luis Suarez, il cannibale. L’immagine del morso rimarrà negli annali di questa rassegna, probabilmente ha fatto il giro del mondo più volte rispetto al goal di Goetze che è valso il Mondiale. Una personalità disagiata, fenomeno con la palla tra i piedi ma capace di qualsiasi gesto per portare a casa la vittoria. Se è illecito poco importa, anzi, tanto meglio. I suoi denti da conejo che assaggiano Chiellini sono l’Immagine delinquenziale per eccellenza di questo mondiale. Come dice Pasquale Bruno non deve esser per nulla semplice addentare un avversario in movimento, insomma, fenomeno anche in questo.Il fatto che l’episodio sia avvenuto contro gli azzurri nazionali lo rende inviso a molti, non a noi, perdonateci, che amiamo la Delinquenza a prescindere dall’appartenenza.

Honorable Mention: si, la mettiamo fuori classifica perchè non siamo ancora sicuri se sia tutto un sogno oppure no. Don Camilo Zuniga ha fatto quello che segretamente auspicavamo ma non credevamo possibile, ha eliminato fisicamente Neymar.

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