Se siete tristi e abbattuti per la fine della stagione calcistica, risollevatevi immediatamente: non è finito un bel niente. Infatti dall’11 giugno, in Cile,...

Se siete tristi e abbattuti per la fine della stagione calcistica, risollevatevi immediatamente: non è finito un bel niente. Infatti dall’11 giugno, in Cile, prende il via l’edizione 2015 della Copa America. Si, avete capito bene, calcio sudamericano, proprio quello che piace tanto a noi: gazzarre, calcioni, passione e mani pronte a volare per ogni dove.

L’edizione 2015 della massima competizione per nazionali del continente sudamericano si presenta ai nastri di partenza con un parco partecipanti di tutto rispetto, e, soprattutto per noi che viviamo il calcio in un certo modo, non mancheranno i protagonisti che sapranno esaltarci  e farci balzare in piedi dalla gioia.

Per questo, in attesa della guida ai gironi della competizione che vi forniremo nei prossimi giorni, abbiamo deciso di darvi un ulteriore modo di orientarvi all’interno dell’ attesissima competizione, stilando questa guida dei 10 giocatori da tenere d’occhio durante questa Copa America 2015. Saranno quelli che ci regaleranno soddisfazioni, cartellini e interventi di dubbia moralità.

Gary Medel (Cile)

Ok, forse era superfluo mettervi in guardia dal Pitbull, ma un’informazione onesta e completa ci impone di inserirlo nella lista. Con la maglia del Cile Gary Medel si trasforma. Il suo ct Sampaoli lo schiera al centro della difesa nel rognosissimo 5-3-2 della Roja, e Gary lo ripaga con sacrificio e voglia di lottare su ogni pallone come fosse l’ultimo. Indimenticabile la sua uscita dal campo tra le lacrime, dopo aver stretto i denti fino all’ultimo, durante l’ultima partita del mondiale contro il Brasile, quella in cui il Cile rischiò di fare il colpaccio. Dimenticate le opache prestazioni con la maglia dell’Inter. Gary Medel, quando indossa la maglia della sua nazionale, diventa un leone. Pericolosissimo.

Arturo Vidal (Cile)

La finale di Champions, nella quale il guerriero cileno ha rischiato di andare fuori in meno di 15 minuti per via di un intervento scomposto dietro l’altro, dovrebbe costituire una prova abbastanza evidente: i livelli di guardia sono abbastanza alti, Arturo Vidal è carico a pallettoni. E un Arturo Vidal a pallettoni sappiamo tutti cosa vuol dire. Il Cile gioca in casa, ha una squadra formidabile, un allenatore geniale e tanta voglia di riscatto dopo un mondiale finito male. Insomma, le premesse per una campagna epica, guidata anche dalle peripezie di Vidal a centrocampo, tra una gamba tesa e un piede a martello, ci sono tutte. Anche quelle per delle scapocciate fuori luogo nel caso le cose dovessero mettersi male, ovvio.

Ronald Raldès (Bolivia)

L’esperto capitano della Bolivia è uno di quei personaggi dai quali è meglio girare alla larga. Chiedete a Lionel Messi, che qualche tempo fa se lo ritrovò piantato nel grugno, e non furono esattamente momenti piacevoli per la Pulce. Il gigante al centro della difesa boliviana è pronto a randellare e dirigere le operazioni, dall’alto delle sue 38 primavere e della sua decennale esperienza con la maglia della nazionale. Il non elevatissimo tasso tecnico dei boliviani (eufemismo, rischiano di prendere imbarcate cosmiche) potrebbe rendere necessarie anche le maniere dure. Siamo certi che Raldès, che gioca nel Colon di Santa Fè e dunque è anche abituato alle maniere forti del calcio argentino, sarà pronto a seminare il terrore negli occhi degli attaccanti avversari.

Martin Demichelis-Nicolàs Otamendi (Argentina)

Qui la scelta era complicatissima, e nel dubbio abbiamo deciso di inserire insieme la coppia di centrali che dovrebbe guardare le spalle al buon Romero (pure lui personaggio di tutto rispetto). In attacco Messi e compagni possono fare quello che vogliono, se dietro veleggiano due ceffi del genere che spaventerebbero chiunque. D’altronde, uno che si porta appresso tatuato sulla coscia un Gesù Cristo a grandezza quasi naturale (per i pochi stolti che non lo sapessero, stiamo parlando di Otamendi) dovrebbe meritarsi il rispetto di chiunque. Il Micio Demichelis invece, nonostante l’età non sia più quella di un ragazzino (la carta d’identità dice 35), non ne vuole sapere di smettere di delinquere. Insomma, passare in mezzo a questi due potrebbe essere l’ultima cosa da fare nella vita prima di indossare un pratico cappotto in quercia misto mogano. L’alternativa a Demichelis (dopo la grande stagione Otamendi è irremovibile) è Garay, dunque si casca comunque abbastanza bene.

Rodolph Austin (Giamaica)

La prima partecipazione della Giamaica è di per sè giù una gioia piuttosto notevole. Ma i ragazzi del commissario tecnico tedesco Winnie Schäfer possono contare su una squadra di tutto rispetto, perlomeno dal punto di vista delinquenziale. A centrocampo infatti, gli avversari dei giamaicani dovranno fare i conti con un mastino dotato di una bella faccia da ceffo di periferia. Il suo nome è Rodolph Austin e, durante il resto della stagione, delinque in Championship con la maglia del Leeds. Nel 2008, quando ancora giocava in patria, una squadra inglese provò ad accaparrarsi le sue prestazioni, senza riuscirci. Si trattava dello Stoke City, quindi potete facilmente immaginare di che tipo di giocatore stiamo parlando. Ma, tutto sommato, guardarlo in faccia poteva già essere sufficiente.

Egidio Arevalo Rios (Uruguay)

L’assenza di Diego Perez è un duro colpo che forse non digeriremo mai. Ma il suo degno compagno di merende è pronto a non farci sentire la sua assenza. Egidione, dall’alto del suo metro e mezzo è pronto a farci sognare, andando a ringhiare su tutti i palloni, andando a mordere caviglie e ogni altro tipo di osso conosciuto nell’anatomia umana. L’Uruguay è ovviamente una banda di soggetti ad alto rischio delinquenza, nonostante l’assenza di Suarez per i prossimi venticinque anni circa. Insomma, se non sarà Egidio, sarà qualche altro componente della Celeste a far scattare il campanello della delinquentata doc. Anche e soprattutto perchè la sfida con l’Argentina è prevista già nel girone. Basterà aspettare e scoprirlo, senza indugio.

Nestor Ortigoza (Paraguay)

Magari molti storceranno il naso a leggere questo nome, altri ignoreranno persino la sua esistenza. Non sono certamente tra questi coloro che seguono assiduamente il calcio argentino, che raramente hanno visto qualcuno più delinquente di Nestor Ortigoza. Il centrocampista classe ’84 è di nazionalità argentina ma è stato naturalizzato paraguaiano, grazie alle origini del padre. Ortigoza è un centrocampista che potremmo definire completo, imposta la manovra ed opera,secondo necessità, da frangiflutti davanti alla difesa.  Rifinisce e randella, come se non ci fosse un domani. Dotato di un baricentro molto basso e con la spiccata tendenza a metter su qualche chilo di troppo, Nestor è ora un pilastro del San Lorenzo e della sua Nazionale. Se volete approfondire la sua conoscenza fate un giro nella rete, non avrete nessuna difficoltà ad imbattervi in qualche entrata da codice penale.

Teofilo Gutierrez (Colombia)

Ok, probabilmente, visto l’affollamento del reparto offensivo colombiano (Falcao, Jackson Martinez, James Rodriguez, Ibarbo, Bacca, Cuadrado) Teo non giocherà nemmeno un minuto. Ma tenere fuori Gutierrez in un’articolo in cui si elencano i delinquenti più pericolosi di una competizione per cui è convocato è un reato penalmente perseguibile, per cui non potevamo esimerci. Immaginiamo che Pekerman lo abbia convocato per fare spogliatoio, e Teo lo ripagherà puntando una pistola alla tempia di qualcuno dei suoi compagni. Sempre per i Cafeteros, da segnalare l’assenza di Marione Yepes, che ci mancherà da morire. Ah, se Teofilo non giocherà, state sereni: ci penseranno Mejia e Carlos Sanchez a far volare calcioni e Madonne in mezzo al campo.

Paolo Guerrero (Perù)

El Barbaro. Dovrebbe bastare il suo soprannome per farvi capire che questo è uno dei tipetti più attesi di questa Copa America, almeno da parte nostra. Il Perù dovrebbe giocare con uno squallidissimo 4-4-1-1 in cui Guerrero dovrebbe essere abbandonato là davanti a lottare e sgomitare per guadagnarsi anche solo un pallone giocabile, ragion per cui la scapocciata dovrebbe essere sempre dietro l’angolo. La testa calda del Barbaro non farebbe stare tranquillo nemmeno il Dalai Lama: noi da lui, lo ammettiamo, ci aspettiamo parecchio spettacolo.

Oswaldo Vizcarrondo (Venezuela)

Già il solo fatto di chiamarsi Oswaldo con la w dovrebbe essere sinonimo di garanzia.  Quel faccino pulito da narcotrafficante incazzato, poi, completa l’opera alla grandissima. Oswaldo Vizcarrondo è uno di quei personaggi che se incontrassimo in un malfamato bar di Caracas ( e stavolta l’esempio calza a pennello) ci farebbe all’istante venir voglia di sparire da questa terra, perchè tanto ci penserebbe comunque lui. Il roccioso difensore centrale della nazionale vinotinto è pronto a sfoderare il suo repertorio di calcioni, strattonate e intimidazioni. Supponiamo che in questa Copa America popolata di personaggi del suo calibro troverà pane per i suoi denti.