C’è una piaga che da qualche anno sta affliggendo il calcio, una piaga dalla quale vorremmo liberarci al più presto, in nome del ritorno...

C’è una piaga che da qualche anno sta affliggendo il calcio, una piaga dalla quale vorremmo liberarci al più presto, in nome del ritorno alla spontaneità e alla gestualità tipica del calcio di una volta. Una piaga che ha un volto ben preciso, un’identità ben definita. Ebbene si, non abbiamo paura a venire allo scoperto, non proviamo vergogna nel puntare l’indice. I calci d’angolo battuti corti stanno rovinando il gioco del calcio.

Si, avete capito bene. Ogni volta che vediamo un calcio d’angolo battuto corto, con il pallone appoggiato a un metro di distanza al compagno più vicino, e la manovra che riparte, lenta e macchinosa dalle retrovie, ci sentiamo un po’ morire dentro. La avvertiamo anche noi la delusione di tutta quella gente che si stava accalcando in area, e che invece deve lentamente riprendere posto al centro del campo, o in qualsiasi altro posto si trovassero. Che delusione i corner battuti corti. Ci privano dell’ebbrezza di un pallone lanciato alto nel mezzo, da prendere a testate fino a mandarlo in porta.

Che colpo al cuore, i corner battuti corti. Tolgono tutto il romanticismo a quella tonnara invereconda che si forma dentro l’area di rigore, al limite dell’area piccola. Gli abbracci, le spinte, i blocchi. Le mani che si allacciano, le gambe che scalciano, i cuori che battono forte, in attesa. Tutto vano, tutto inutile, se poi l’omino sulla bandierina decide di battere corto appoggiando al proprio compagno. Tutto vano, tutto inutile. Quella mischia non è mai esistita, nè mai esisterà più. Nessun pallone da colpire, nessuna colpo scorretto da assestare a gioco fermo o a palla appena partita, nel tentativo di ricavare anche un minimo, infinitesimale vantaggio nei confronti dell’avversario.

Pensate a quanto sarebbero tristi le vostre esistenze se tutti i corner fossero battuti corti. I difensori potrebbero anche mettersi il cuore in pace, non avrebbero mai più occasione di segnare un gol incornando perentoriamente, staccando con il tempo giusto. Pensate a quanto sarebbe diversa la storia del calcio, se Pirlo avesse battuto corto il corner inzuccato in rete da Materazzi nella finale dei Mondiali del 2006. Se Beckham avesse appoggiato indietro quei due palloni, invece di metterli dentro l’area, nel 1999, per consentire a Sheringam e Solskjaer di segnare i gol decisivi per la rimonta dello United. E secondo voi Massimo Taibi avrebbe mai potuto segnare il suo famosissimo gol se non avessero buttato quello stramaledetto pallone forte e teso in mezzo all’area?

Ebbene si, signori. Il calcio d’angolo è un momento di grande romanticismo. Non roviniamo tutto battendolo corto, all’indietro. E’ triste, è da codardi. Buttiamo in mezzo quei palloni, santifichiamo il mischione, lasciamo che la teoria del caos faccia il suo corso. Abbasso i corner corti, viva i mischioni inverecondi. E’ una battaglia di civiltà, è una battaglia romantica.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro