Conte e Sarri: la storia che ritorna Conte e Sarri: la storia che ritorna
Nel calcio ci sono coincidenze strane, difficili da spiegare, eventi che rivisti ora sembra impossibile siano accaduti per davvero; eppure la storia non mente,... Conte e Sarri: la storia che ritorna

Nel calcio ci sono coincidenze strane, difficili da spiegare, eventi che rivisti ora sembra impossibile siano accaduti per davvero; eppure la storia non mente, va solo interpretata nella giusta maniera, sempre ammesso che ne esista una.

Siamo nel 2007 e l’Arezzo si ritrova retrocesso in serie C, dopo aver ricevuto una penalizzazione in classifica per le vicende legate a Calciopoli e nonostante i 22 punti collezionati nelle ultime nove partite, un bottino da prima della classe più che da squadra in lotta per non retrocedere.

Eppure non sono sufficienti, perchè la vittoria per 3-2 dello Spezia in casa della Juventus, arrivata grazie ad un gol all’ultimo minuto, condanna l’Arezzo alla retrocessione, escludendolo anche dal playout.

Per chi non lo sapesse, o per quelli che non lo ricordassero, nella stagione 2006/2007 l’Arezzo vide alternarsi sulla panchina due allenatori. Non si tratta di due allenatori qualunque bensì due tecnici che negli anni a venire sarebbero diventati tra i migliori al mondo.

Nella prima parte di stagione, alla sua prima esperienza da capo allenatore, in panchina sedette Antonio Conte, esonerato dopo 9 partite senza alcuna vittoria. A rilevare la panchina l’allora presidente dei granata Piero Mancini chiamò un altro tecnico che di lì a qualche anno avrebbe fatto parecchio parlare di sè: Maurizio Sarri.

Curioso pensare come un allenatore in grado di vincere Scudetti di serie A, Premier League e guidare magistralmente la Nazionale ed un altro ritenuto in modo pressochè unanime uno dei tecnici in grado di far giocare meglio le proprie squadre non siano riusciti ad evitare l’onta della retrocessione, anche a causa dei sei punti di penalizzazione.

Come detto dopo le prime nove partite senza vittorie di Conte arriva Sarri che, se possibile, fa quasi peggio del predecessore, almeno in termini di risultati: 18 punti nelle successive 19 gare. Nonostante i pareggi contro Juventus e Napoli, all’epoca in serie B e nonostante la sconfitta onorevole, e di misura, nei quarti di finale di Coppa Italia contro il Milan, anche Maurizio Sarri viene sollevato dall’incarico.

Torna Antonio Conte, a cui i giocatori erano ancora parecchio legati e fa un finale di stagione assolutamente strabiliante, che vi abbiamo già raccontato, ma che non impedirà all’Arezzo di retrocedere.

Stando alle parole e alle testimonianze di chi faceva parte di quella squadra i due tecnici erano sì profondamente diversi da come li conosciamo adesso, ma avevano già alcuni dei tratti che li hanno resi speciali nel corso degli anni.

Nei mesi iniziali l’unica cosa importante per Conte era quella di non buttare via il pallone. Voleva controllassimo sempre noi il gioco e si preoccupava poco dell’avversario. Si vedeva già che era un leader e anche l’intensità del lavoro in allenamento è quella che abbiamo imparato a conoscere nel corso degli anni. Purtroppo per lui i risultati non arrivarono e fu licenziato“.

Con queste parole Walter Bressan, allora portiere dell’Arezzo, ricorda la prima esperienza da capo allenatore di Conte.

Sarri era un sergente. Ci permetteva di indossare solo scarpe nere e non voleva che mettessimo fasce o cose simili nei capelli. Non lo trovavi mai impreparato, su qualsiasi cosa. Sapeva già tutto di noi e dei nostri avversari, era un’enciclopedia umana. Arrivavamo alla partita la domenica che sapevamo anche cosa avevano mangiato i nostri avversari, eravamo molto preparati sia individualmente che come concetti di squadra“.

Anche per quel che riguarda Sarri dalle parole di Bressan si evince come la maniacalità nel lavoro e lo studio ossessivo-compulsivo di ogni aspetto del gioco fosse già presente, anche per il fatto che l’allenatore toscano non era certo alla sua prima esperienza come Antonio Conte.

Quello che probabilmente ha un po’ smussato, nel corso degli anni, è il suo carattere: la durezza e l’intransigenza estrema non può essere applicata in modo uguale in serie A, con i fuoriclasse, ed in serie C. Questo Sarri lo sa bene e, pur mantenendo una certo piglio autoritario di base, è stato bravo a trovare un giusto compromesso.

Conte e Sarri, una storia che parte da lontano e potrebbe ritornare a breve: da Arezzo a Londra, dalla provincia calcistica all’Elite del calcio mondiale, da Piero Mancini a Roman Abramovich.

A 12 anni di distanza il Chelsea potrebbe dare ai due la possibilità di scambiarsi nuovamente il testimone, con la speranza di avere miglior sorte.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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