Sono lontani i tempi in cui Mario Somma, all’epoca allenatore del Piacenza, si presentava in sala stampa a Messina a commentare la sconfitta della...

Sono lontani i tempi in cui Mario Somma, all’epoca allenatore del Piacenza, si presentava in sala stampa a Messina a commentare la sconfitta della sua squadra con queste parole: “Oggi Messina mi deve dire grazie, perché ha potuto ammirare un giocatore che diventerà un campione : Radja Nainggolan”.

Sono infatti trascorsi quasi dieci anni da quel giorno ma oggi possiamo affermare, senza timore di essere smentiti, che Mario Somma non solo aveva ragione, ma ci aveva visto veramente lungo nel giudicare in prospettiva un giocatore da poco uscito dal settore giovanile il cui inquadramento, a livello tecnico e tattico, era a dir poco nebuloso.

Partito come esterno offensivo nella Primavera della squadra emiliana allenata da Luciano Bruni, è risultato quasi subito evidente come le caratteristiche del Re, traduzione letterale di Radja dall’idioma indonesiano, fossero enormemente più utili nella zona di comando delle operazioni, il centrocampo. Radja può saltare l’uomo, è vero, ma non ha certo nel cross, nel dribbling o e nel taglio alle spalle del difensore (quello che fa magistralmente Callejon, per intenderci) i propri punti di forza, caratteristiche quasi imprescindibili per un esterno del tridente.

Al tempo stesso i compagni in allenamento, e gli avversari che se lo sono trovati magicamente addosso (magicamente non è usato a caso, perché un secondo prima era da tutt’altra parte del campo) hanno capito in fretta che questo ragazzo dagli occhi a mandorla e dal look trasgressivo le cose che sapeva fare bene le faceva ad un livello clamorosamente superiore rispetto agli altri. E se non lo capivano la prima volta sarebbe tornato a spiegargliele una seconda, e poi un’altra ancora. Fino a quando non avrebbero capito. Con le buone o con le cattive.

Uno così, e non ce ne vogliano i tifosi del Piacenza, al Garilli avrebbe potuto giocare solo fino al giorno in cui non sarebbe arrivato qualche scout con voglia di fare il proprio mestiere.
Troppo fisico per essere arginato, con una personalità già difficile da tenere a freno da quanto prorompente fosse.

Dopo qualche piccolo esperimento da trequartista puro, non per intenderci il ruolo spurio che Spalletti gli ha cucito addosso nella versione attuale, e di cui parleremo più avanti, viene arretrato in mezzo al campo, a volte utilizzato come regista, più spesso da mezzala.




A Cagliari, squadra con la quale approda nella massima serie, la sua fisicità di livello superiore, la cattiveria agonista, l’abilità di andare a sradicare il pallone dai piedi altrui, trovano la loro massima espressione. Nell’isola dei quattro mori Radja il” cinese”, come veniva chiamato inizialmente a Piacenza, diventa per tutti il Ninja.

I più disattenti, di primo acchito, vedono solamente un ragazzo indemoniato a volte rasato a zero a volte con una crestina stretta, con qualche tatuaggio ma non ancora addobbato d’inchiostro, avventarsi su qualsiasi cosa si muova nel proprio raggio d’azione, a dire il vero piuttosto ampio. Lo vedono balzare di qua e di là, da un capo all’altro del campo, lo vedono entrare in maniera irruente, senza curarsi troppo delle conseguenze. Qualcuno la scambia per cattiveria, qualcun altro per scorrettezza, in pochi ne elogiano la generosità e lo spirito di sacrificio, senza eguali, nei confronti dei propri compagni.

Dal 2011 al 2014 è il giocatore che ha compiuto più contrasti vincenti in assoluto, non solo in serie A, ma in tutti i maggiori campionati europei. Se lo vedi contendersi una palla con un avversario puoi già chiudere gli occhi ed essere certo che, quando li riaprirai, quello stesso pallone sarà incollata al piede del Ninja belga-indonesiano.
Nainggolan, nonostante il prezzo richiesto da Cellino, che all’epoca sembra spropositato, diventa un pezzo pregiato del mercato. La Roma si dimostra la società più lesta nell’accaparrarselo, vincendo la concorrenza, tra le altre, di Milan e Juventus.

Con Rudi Garcia in panchina, Nainggolan si conferma come uno dei migliori incontristi del campionato, dimostrando di reggere il peso della pressione in una grande piazza, cosa che qualcuno aveva inizialmente messo in dubbio.

Non solo si conferma ma progredisce: il Ninja diventa un centrocampista in grado di fraseggiare nello stretto con i compagni, di lanciare lungo, all’occorrenza, e di farsi trovare pronto sotto porta, tornando per qualche istante ai giorni di Piacenza, con la differenza che al posto di Ciarrocchi e Piccolo, suoi compagni di tridente nella primavera emiliana, qua può contare sul contributo di Salah, Pjanic, Perotti, Totti e via dicendo.




Il vero salto di qualità, però, il Ninja lo compie con Spalletti, bravissimo a cucirgli su misura il ruolo che fu di Simone Perrotta nella prima incarnazione giallorossa del tecnico Toscano.

Formalmente sarebbe un trequartista, in realtà è una posizione ibrida che sembra fatta dal sarto per un giocatore con le qualità di Nainggolan: fenomenale nel pressing e nel recupero del pallone, estremamente dinamico, capace di fare con costanza entrambe le fasi, abile nell’inserimento tra le maglie della difesa avversaria.

Le ultime partite, in particolare il derby e la sfida con il Milan, ci hanno consegnato un centrocampista pressoché totale, in grado di fare tutto quel che è richiesto dal ruolo e con straordinaria efficacia.

Prendiamo alcune istantanee che sono ancora negli occhi di tutti: derby, minuto 35 della ripresa, Radja ripiega nella propria trequarti difensiva, si avventa su Immobile estirpandogli la sfera poi, da regista navigato, elude magicamente Lulic e Immobile stesso, piombati su di lui, per tentare la riconquista del pallone. Quando a Cagliari pensarono di soprannominarlo Ninja, probabilmente, avevano già visto questa azione.

Minuto 62, Roma-Milan: pallone che sembra arrivare innocuo proveniente da un colpo di testa dalla difesa e spedito sulla trequarti offensiva romanista, Radja se la aggiusta con un controllo a seguire magistrale di destro, porta avanti la sfera con un tocco poi, con un sinistro a giro mortifero, trafigge Donnarumma.
Questo, però, è solo ciò che si può vedere, la famosa punta dell’iceberg che si può apprezzare in superficie. Un misero dieci per cento del totale, che sta sommerso, almeno fino a quando qualche occhio attento, o meglio qualche telecamera dedicata, non ce lo fa apprezzare.

Con la Ninja-cam vedremmo una figura sfocata muoversi incessantemente da una metà campo all’altra a velocità supersonica, in grado di contrastare, scivolare, poi rialzarsi e lanciare la punta.
Vedremmo le gocce di sudore cadere una a una, in uno stillicidio inesorabile destinato ad impregnare completamente la maglia, al termine di ogni partita.
Vedremmo un centrocampista al massimo della propria maturità, completo in tutti o quasi gli aspetti del gioco, che ha sposato anima e corpo la causa della propria squadra.

Radja ha due possibilità: può finire in Eccellenza come al Real Madrid, dipende soltanto da lui.(Mario Somma)

Sì, i tempi di Piacenza, in cui ci si domandava dove sarebbe potuto arrivare quel ragazzo dai tratti somatici così peculiari, sono assai lontani. Forse non sarà Madrid, di certo Antonio Conte, per averlo al suo Chelsea avrebbe fatto, o farebbe ancora, carte false.
Intanto ce lo godiamo noi e se lo godono, in modo particolare, tutti i tifosi romanisti, che stanno ammirando quello che, ad oggi, è probabilmente il miglior centrocampista in Italia.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo