Come giudicare la prima stagione del Napoli di Ancelotti? Come giudicare la prima stagione del Napoli di Ancelotti?
Con la sconfitta di ieri sera in Europa League, la stagione del Napoli è giunta praticamente al capolinea: fuori dalle coppe, in campionato la... Come giudicare la prima stagione del Napoli di Ancelotti?

Con la sconfitta di ieri sera in Europa League, la stagione del Napoli è giunta praticamente al capolinea: fuori dalle coppe, in campionato la Juventus è ormai irraggiungibile, e allo stesso modo da dietro nessuno potrà insidiare il secondo posto dei partenopei.

In pratica le ultime partite della stagione del Napoli saranno una semplice passerella, e quindi possiamo già tracciare un bilancio della prima stagione azzurra di Ancelotti, il cui arrivo aveva fatto molto clamore in estate.

Il tecnico emiliano era arrivato a Napoli con un compito ben preciso: cancellare Maurizio Sarri, che non si era lasciato benissimo con il presidente De Laurentiis e soprattutto dare un’identità europea alla squadra. Missione che può dirsi riuscita a metà, perché se è vero che il Napoli è uscito dalla Champions League solo per differenza reti (in un girone parecchio complicato) è anche vero che ci si aspettava molto di più dall’avventura in Europa League, che in tanti speravano di poter vincere.

Così, non appena si è conclusa la partita del San Paolo, sono partiti i bilanci e soprattutto i confronti con Sarri, che nel frattempo si qualificava per le semifinali con il suo Chelsea.

In tanti hanno rinfacciato ad Ancelotti di non essere mai stato veramente competitivo in campionato, dove invece Sarri l’anno scorso andò a un passo dall’impresa. Tanti altri, invece, hanno fatto notare che probabilmente sarebbe più giusto fare un confronto con la prima stagione di Sarri a Napoli, e non con l’ultima.

E, nel 2015/16, Sarri arrivò al secondo posto in campionato, con 82 punti. Nelle coppe arrivò una dolorosa eliminazione ai sedicesimi di finale contro il Villarreal, mentre in Coppa Italia il Napoli si fermò al quarto posto.

Quest’anno il Napoli è a quota 67 punti in campionato, a 6 giornate dal termine: teoricamente, potrebbe fare 18 punti e superare gli 82 della prima stagione di Sarri, molto probabilmente, con un paio di pareggi, si fermerà qualche punto sotto.

I tifosi del Napoli, però, sono rimasti delusi anche sul piano del gioco: la meravigliosa macchina da guerra di Sarri è stata sostituita da un Napoli che non ha avuto un assetto fisso e immutabile, ma ha cambiato molto spesso pelle. L’ingranaggio si è inceppato più di qualche volta, e in diverse partite il Napoli ha girato a vuoto. Poi, visto che molti a Sarri rinfacciavano proprio lo scarso uso del turnover e la fiducia cieca nei suoi fedelissimi e nei suoi moduli, almeno su questo Ancelotti ha dimostrato voglia di cambiare. E, soprattutto, ha dato spazio a tutti gli elementi della rosa, come chiesto da De Laurentiis a inizio stagione.

Quello che è mancato, però, è stato il salto di qualità definitivo. Da Ancelotti ci si aspettava che riuscisse a portare un gradino più in là una rosa rimasta praticamente immutata rispetto allo scorso anno (con un Fabian Ruiz fondamentale in più nel motore), ma quello step è mancato. Ovviamente, non ci sono solo le colpe del tecnico, visto che è evidente che molti giocatori sono sembrati quasi logorati, ormai alla fine di un ciclo.

Forse, il merito più evidente di Ancelotti è stato quello di aver recuperato del tutto Milik, e di averlo rimesso al centro della squadra. Lo stesso tecnico ha ammesso che il bilancio della sua stagione è positivo, e che lui ha sempre guardato a un percorso pluriennale. La domanda, però, viene scontata, e rispondere non è di certo semplice: come può fare il Napoli questo salto di qualità, e cosa può dare di più Ancelotti a questa squadra?

Ci sarà tempo per rispondere, ma l’anno prossimo il Napoli, se vuole continuare il suo percorso di crescita, non potrà permettersi un’altra annata di transizione come questa.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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