Da qualche giorno la Juventus ha cominciato a lavorare alla Continassa, prima della partenza per il tour asiatico, agli ordini di Maurizio Sarri, che...

Da qualche giorno la Juventus ha cominciato a lavorare alla Continassa, prima della partenza per il tour asiatico, agli ordini di Maurizio Sarri, che ha sostituito Massimiliano Allegri sulla panchina dei bianconeri.

I giocatori della Juve, almeno quelli che sono già rientrati dalle vacanze, hanno così cominciato a conoscere i metodi di lavoro dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea.

La Gazzetta dello Sport, nell’edizione odierna, ha raccontato nello specifico come sono organizzati gli allenamenti di Sarri, chiedendolo a due “fedelissimi” dell’allenatore: Mirko Valdifiori e Daniele Croce.

Ecco quindi come funziona l’allenamento di Sarri con la Juventus, come è strutturato, e quali sono le sue caratteristiche principali.

Due gruppi separati

Valdifiori spiega come Sarri, almeno nelle fasi iniziali della preparazione, divida molto spesso i gruppi: da una parte i difensori, dall’altra centrocampisti e attaccanti. Questo per lavorare sui movimenti della linea difensiva, da una parte, che nel suo calcio sono praticamente un dogma, e per far prendere confidenza ai movimenti offensivi agli altri reparti, che devono cominciare a sincronizzare i meccanismi, i tempi e gli spazi da imparare poi alla perfezione.

Niente esercizi sfiancanti

Anche nella prima fase della preparazione, il pallone non manca. Daniele Croce racconta che con Sarri non ci sono esercizi che portano il fisico al limite, ma il pallone compare spesso nelle esercitazioni, per prendere confidenza e anche per dare quel pizzico di competitività e divertimento agli allenamenti.

Insomma, niente gradoni zemaniani, ma esercizi più mirati attraverso l’utilizzo della palla.

Il drone

Maurizio Sarri è stato tra i primi allenatori ad utilizzare in maniera costante i droni e la video analisi. Il drone sorvola i campi di allenamento per registrare i movimenti della linea difensiva ma soprattutto per studiare al meglio le distanze tra i reparti. Le immagini vengono spesso riviste tra una sessione e l’altra, per poter spiegare subito ai giocatori cosa c’è da correggere.

La partitella

Giocare e divertirsi, un imperativo che si riflette anche nelle partitelle di allenamento, che con Sarri compaiono già da subito, magari anche a campo ridotto o con degli obiettivi particolari. Per esempio, in alcune delle partitelle non si può toccare il pallone più di tre volte, con il terzo tocco buono solo nel caso di tiro in porta; o, ancora, un’altra partitella in cui prima di superare la metà campo il play della squadra deve necessariamente toccare il pallone. Un modo per sviluppare l’identità di gioco rimanendo connessi con il campo.

L’aspetto psicologico

E, infine, l’aspetto psicologico. Croce e Valdifiori raccontano come, anche e soprattutto nelle prime fasi del ritiro, Sarri si dedichi a lunghe chiacchierate con alcuni giocatori, e come durante e dopo gli allenamenti ci sia un clima rilassato, disteso, e con il tecnico che scherza con gli uomini con cui ha più confidenza.

Un modo per liberare la testa e per farsi conoscere e amare dai suoi giocatori.