Come funziona il 2-7-2 di Thiago Motta Come funziona il 2-7-2 di Thiago Motta
Qualche mese fa fece molto scalpore un’affermazione di Thiago Motta: il calciatore brasiliano – naturalizzato italiano – sta allenando le giovanili del PSG Under... Come funziona il 2-7-2 di Thiago Motta

Qualche mese fa fece molto scalpore un’affermazione di Thiago Motta: il calciatore brasiliano – naturalizzato italiano – sta allenando le giovanili del PSG Under 19 e in un’intervista alla Gazzetta dello Sport svelò il suo modulo preferito, o quello che secondo lui diventerà il futuro del calcio.

Queste le sue parole, che sono state parecchio discusse in Italia:

“Per me la squadra si può leggere anche partendo dalla fascia destra arrivando alla sinistra: che ne dice se giochiamo con il 2-7-2? Siamo in 12? No, io il portiere lo conto in quei 7 in mezzo al campo. Per me l’attaccante è il primo difensore e il portiere il primo attaccante”.

Come funziona il 2-7-2 di Thiago Motta, allora?

Innanzitutto, bisogna capire che per lui, la formazione si legge in orizzontale, non in verticale. Così, se dividiamo il campo in 3 porzioni, troviamo due esterni sulla fascia sinistra, sette giocatori in quella centrale, e due esterni sulla fascia di destra. In questo senso, Thiago Motta considera appunto il portiere nei 7 in mezzo al campo.

L’idea principale di Thiago Motta è quella di utilizzare il portiere come se fosse un giocatore di movimento, ma naturalmente non ha intenzione di metterlo in mezzo al campo come un centrocampista. Il cosiddetto “sweeper keeper“, il portiere bravo con i piedi e che giochi molto il pallone, è già ormai una consuetudine, e anche le idee di Thiago Motta vanno in questa direzione.

Quella che ha in mente lui è una squadra molto corta, che controlli il gioco, che faccia pressione altissima e tanto movimento con e senza palla. Con un ruolo cruciale disegnato per il portiere, appunto.

Il canale Youtube Tifo Football ha spiegato molto bene, con questo video, lo stile di gioco di Thiago Motta e il suo fantomatico 2-7-2.

Qual è quindi il ruolo del portiere in questo “modulo”, che di base è – leggendolo in verticale – un 4-3-3  di partenza?

Il numero uno, secondo Thiago Motta, ha il ruolo di aumentare le opzioni a disposizione dei centrocampisti. In questo modulo, semplicemente i centrali di centrocampo si abbassano molto spesso a prendere palla, i difensori si allargano e i terzini salgono per andare a creare dei triangoli di passaggio nella zona d’attacco. Tutto molto guardiolesco, anzi, da Crujiff, non è vero?

Il portiere, in pratica, deve avere la palla tra i piedi per chiamare il pressing avversario: e con i suoi passaggi corti o i suoi lanci lunghi deve aiutare la squadra a superare la pressione e quindi trovarsi in posizione di vantaggio negli spazi aperti. Far uscire il portiere a giocare palla fuori dall’area di rigore, in pratica, muove gli avversari e crea superiorità numerica: questo è il senso di considerarlo come “uno della linea di centrocampo”.

Questa, in sostanza, l’idea di Thiago Motta: non una rivoluzione, ma semplicemente un modo ancora più estremo di interpretare tendenze già in atto da diversi anni nel calcio mondiale.

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