Come è andato il ritorno in campo in Germania Come è andato il ritorno in campo in Germania
C’è una parola che, più delle altre, sta rimbalzando nell’aria in questi mesi complicati. Una parola che, per praticamente tutti noi, è diventata una... Come è andato il ritorno in campo in Germania

C’è una parola che, più delle altre, sta rimbalzando nell’aria in questi mesi complicati.

Una parola che, per praticamente tutti noi, è diventata una sorta di ossessione, è diventata il nostro desiderio più grande: normalità.

E oggi pomeriggio la normalità, per un istante, è sembrata affacciarsi sulla soglia delle nostre vite, esattamente nel momento in cui Erling Braut Haaland ha insaccato in rete il pallone del gol del vantaggio dell’1-0 del suo Borussia Dortmund sullo Schalke 04.

Ci eravamo lasciati con il giovane norvegese che segnava caterve di gol, a ogni pallone toccato; ci ritroviamo oggi con il giovane norvegese che, praticamente al primo (facciamo secondo, va) pallone utile, trafigge Schubert.

Ecco, esattamente, in una parola: normalità.

Oggi è ripartito il calcio in Germania, e potersi sedere sul divano a guardare 90 minuti di pallone è sembrato quasi strano. Un po’ un piccolo piacere clandestino, un po’ quasi come se stessimo violando qualcosa di sacro, quasi aessimo la sensazione di fare qualcosa di sbagliato.

L’impressione è stata sicuramente molto particolare, e più di una volta abbiamo provato una fitta al cuore pensando a cosa era il calcio per noi e a cosa sarà nei prossimi mesi, forse anni.

Eppure, forse era necessario ripartire, almeno per farci l’abitudine. È stato molto strano, tutto surreale. Gli stadi vuoti, i giocatori seduti in panchina a un metro di distanza, le 5 sostituzioni, le mascherine, i movimenti dei calciatori chiaramente arrugginiti, le esultanze in solitaria o sbattendo un gomito contro l’altro.

Non proprio lo sport che eravamo abituati a vedere, ma sicuramente un primo passo verso quella normalità che, ad oggi, resta ancora un miraggio dorato.