Club Atlético Osasuna: l’orgoglio di Pamplona Club Atlético Osasuna: l’orgoglio di Pamplona
Quando si sente parlare della città di Pamplona, in televisione e sui giornali, spesso il nome è associato alla festa di San Firmino, più... Club Atlético Osasuna: l’orgoglio di Pamplona

Quando si sente parlare della città di Pamplona, in televisione e sui giornali, spesso il nome è associato alla festa di San Firmino, più in particolare alla tradizionale corsa dei tori che si svolge ogni anno, anzi ogni mattina, tra il 7 ed il 14 luglio.

L’ “Encierro”, così viene chiamata questa usanza, consiste in una corsa a perdifiato davanti a tori e buoi per un tragitto che si snoda attraverso vie strette e tortuose lungo poco più di 800 metri, che normalmente viene in poco più di 4 minuti. E’ una festa antichissima, radicata nel territorio e nella tradizione popolare, che ogni anno attira migliaia di turisti da tutto il mondo e altrettante critiche riguardo all’utilizzo degli animali, spesso costretti a morte in modo barbarico nella Corrida che fa seguito alla corsa.

Più raramente il nome della città Pamplona è associato a quello della squadra di calcio che la rappresenta, ovvero il Club Atletico Osasuna, fondato nel 1920 nel cuore della Navarra.




Osasuna, in lingua basca, significa forza, vigore, salute: tutte parole che a giudicare dalla posizione di classifica in cui si trova attualmente il club navarro sembrano quantomeno “fuoriluogo”. Undici punti, una sola vittoria in ventisette partite sin qui disputate, retrocessione che sembra ormai prenotata da tempo: peggio di così era sinceramente difficile fare.

Eppure il significato di “Osasuna” va ben oltre l’ambito calcistico ed investe tutta la sfera sociale. Forza, vigore e salute quando non bastano sul terreno di gioco, vengono trasferite all’esterno, per veicolare messaggi di notevole importanza sociale, per aiutare paesi e popoli bisognosi di aiuto, per dare una speranza e mostrare la propria vicinanza ai più deboli.

Da oltre 10 anni, ad esempio, la Fondazione Osasuna porta avanti un progetto in Nicaragua denominato “Proyecto Social Nicaragua”: l’accordo, siglato nel 2006, ha permesso la costruzione di numerosi impianti sportivi, scuole e infrastrutture nella Ciudad Dario, una delle città più indigenti della seconda nazione più povera dell’America Latina.

“Ogni anno la Fondazione Osasuna è impegnata in circa 38 progetti di natura sociale, con l’obiettivo di far conoscere ed esportare i valori del Club a migliaia di persone in difficoltà” – Ángel Alcalde, responsabile delle attività sociali

Los Rojillos, questo il soprannome della squadra, anche in campo si sono spesso fatti portavoce di messaggi e battaglie importanti dal punto di vista sociale, politico e umano.
Come in occasione della partita contro l’Atletico di Madrid quando il capitano della squadra, Miguel Flaño, uno dei due gemelli simbolo del Club, che milita nella squadra Navarra dal 2001, ha indossato una speciale fascia da capitano per la giornata contro l’omofobia.

O come ieri, quando l’Osasuna era impegnato contro l’Eibar, altra squadra basca molto attiva nel sociale, e si è presentata con magliette speciali per celebrare la giornata internazionale della donna. Davanti il classico simbolo divenuto rappresentazione del genere femminile: lo specchietto stilizzato di Venere (che nella maglia ingloba lo scudetto, marchio del club) con sotto la croce. Dietro ogni giocatore, invece del proprio cognome, portava scritto quello della madre: un gesto davvero insolito e indubbiamente da rimarcare.




A volte, il valore di una squadra e di una società non si misura esclusivamente con i risultati che questa ottiene sul campo. Si può essere campioni anche da ultimi in classifica, si possono portare alti i valori di una città e di un popolo anche agendo in silenzio, al riparo dalla luce dei riflettori o compiendo quelli che all’apparenza potrebbero sembrare solo piccoli gesti, ma che in realtà racchiudono battaglie più grandi, il cui compito di onorarle o combatterle spetta a tutti.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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