Il Manchester City di Bojinov e Rolando Bianchi Il Manchester City di Bojinov e Rolando Bianchi
C’è stato un tempo, neppure troppo lontano, nel quale il Manchester City non era la potenza europea che ci siamo abituati a vedere ogni... Il Manchester City di Bojinov e Rolando Bianchi

C’è stato un tempo, neppure troppo lontano, nel quale il Manchester City non era la potenza europea che ci siamo abituati a vedere ogni domenica, in panchina non c’era Pep Guardiola e sul mercato i citizens non investivano centinaia di milioni di euro ogni estate.

C’è stato un tempo in cui il Manchester City vivacchiava a metà della classifica di Premier League, guardava dal basso i cugini belli e vincenti dello United di Ferguson e affidava la sua maglia numero 10 a un ragazzo che aveva stupito tutti nella Reggina di Walter Mazzarri, tale Rolando Bianchi.

Anno di grazia 2007, il City di Stuart Pearce ha chiuso mestamente la stagione al quattordicesimo posto, e il neopresidente Shinawatra, un thailandese, decide di ingaggiare per il campionato 2007/08 una vecchia conoscenza del nostro calcio, tale Sven-Goran Eriksson.

Il tecnico svedese investe quasi 60 milioni di euro sul mercato, una cifra mostruosa per l’epoca, ancor più impressionante se pensiamo alla dimensione del City in quel preciso momento storico; arrivano al City of Manchester (non ancora Etihad) i talentuosi brasiliani Elano e Geovanni, il guerriero Martin Petrov, un prospetto interessante come il croato Corluka, ma soprattutto una coppia d’attacco tutta nuova pescata in Italia.

Il primo, bulgaro, è reduce dalla vittoria del campionato di Serie B con la Juventus, nel quale ha segnato 5 reti, mentre il secondo è il fiore all’occhiello del mercato dei citizens, è esploso nella Reggina segnando 18 gol in Serie A e si prende subito la maglia numero 10; parliamo di Valeri Bojinov e Rolando Bianchi.

La stagione inizia con le migliori premesse: Bianchi segna all’esordio in casa del West Ham, alla terza giornata il City batte a sorpresa lo United grazie al gol di Geovanni e “Svengo” Eriksson è nominato miglior allenatore del mese di agosto. Le cose però per i nostri iniziano velocemente a precipitare: Bojinov è un desaparecido, e metterà insieme 3 presenze complessive in tutte le competizioni, Bianchi perde il posto in favore dell’inglese Vassell e a gennaio viene ceduto in prestito alla Lazio, dopo aver comunque messo insieme 6 gol in 27 presenze.

A febbraio Shinawatra, nonostante il parere contrario di tifosi e addetti ai lavori, decide di esonerare Eriksson, affidando la panchina del City al gallese Mark Hughes, ultimo tecnico prima dell’avvento degli sceicchi. I citizens restano a ridosso delle prime posizioni fino a fine stagione, salvo poi crollare di schianto e chiudere l’anno al nono posto, qualificandosi comunque alla Coppa Uefa in maniera alquanto bizzarra, per aver vinto il trofeo Fair Play come squadra più corretta meglio classificata in europa.

Tra i personaggi da ricordare di quella rosa più che variegata vanno menzionati dei giovanissimi Hart e Sturridge, giocatori intravisti in Serie A come Micah Richards e Gelson Fernandes e ben tre calciatori che, in tempi diversi, indosseranno la maglia della Lazio: Javier Garrido, Ousmane Dabo e Felipe Caicedo, centravanti dalle mille vite. Ma la sua è un’altra storia.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11