Non so se è capitato soltanto a me, ma mentre la scorsa settimana passavo il sabato sera a guardarmi la finale di Copa America...

Non so se è capitato soltanto a me, ma mentre la scorsa settimana passavo il sabato sera a guardarmi la finale di Copa America con gli amici, avevo la netta impressione che i giocatori cileni giocassero alla morte, cosa del tutto normale, penserete ovviamente voi.

Il problema però è che nella classica garra dei cileni che non mollano mai mezzo metro c’era qualcosa in più, che non era il classico “giocarsi la finale alla morte” o “giocarsi la coppa in casa”, ma qualcos’altro, un qualcosa che non riuscivo a capire. Mi è passata per la testa l’eterna rivalità tra Cile ed Argentina anche in campo politico, ma anche li c’era qualcosa che non mi tornava e sentivo che non era quella la via dove andare a cercare.

Giorni dopo quella grande invenzione che è Internet è venuto in mio soccorso ed ha svelato il mio cruccio: per questa generazione di calciatori cileni oltre a tutti i discorsi di rivalità, di giocare in casa, e di prestigio nel diventare Campeones c’era di più. Correva l’anno 2007 ed in Canada si giocavano i Mondiali Under 20, al solito vetrina per i talenti del futuro, ma che noi da buoni appassionati di Football Manager di solito guardiamo di più per vedere i giocatori che nelle nostre carriere sono diventati idoli.

All’epoca ricordo che avevo poco più di 20 anni e le mie attenzioni erano tutte rivolte al Kun Aguero e seguivo l’Argentina appunto per vedere all’opera quello che sarebbe poi diventato il centravanti di Atletico Madrid e Manchester City, ma che allora era soltanto il talento maggiore dell’albiceleste, allora priva di Messi.

L’Argentina vinse quella competizione ed Aguero fu capocannoniere del torneo, ma quel che mi colpì fu la semifinale che gli argentini si contesero proprio contro il Cile, che fino a quel punto aveva impressionato eliminando delle grandi del calcio giovanile come il Portogallo e la Nigeria senza subire nemmeno una rete.

Proprio quella nazionale cilena era piena di giocatori che quest’anno hanno trascinato la loro squadra verso il primo storico titolo contro i rivali di sempre, i vicini di casa antipatici: a partire dal Guerriero Arturo Vidal, che proprio in quel Mondiale Under 20 si fece conoscere al grande calcio e dopo la manifestazione si trasferì al Bayer Leverkusen, compiendo così il primo passo verso la sua crescita fino a diventare un top player.

La lista dei giocatori del Cile campione del Sudamerica di quest’anno ha tantissime cose in comune con la rosa di quella nazionale under 20, tanto che una chiave di lettura della finale di Copa America potrebbe essere proprio quella di una vendetta di quei giocatori che finalmente hanno avuto quel che meritavano a livello di Nazionale, diventando così degli idoli nel loro paese e raccogliendo i frutti di tanto lavoro.

Basti pensare a Mauricio Isla: retrocesso quest’anno con il Queens Park Rangers in Premier League e che potrebbe rimanere addirittura alla Juventus la prossima stagione; o Edu Vargas del Napoli, il cui valore è salito alle stelle dopo essersi laureato capocannoniere della competizione; o Gary Medel, uno dei delinquenti per eccellenza, che è sembrato un altro giocatore rispetto all’opaca stagione vissuta in nerazzurro; senza parlare di Valdivia o Aranguiz, giocatori di grande talento di cui il mondo calcistico sembra essersi accorto soltanto adesso.

Non dobbiamo aver paura di amare un giocatore come Jara, perchè oltre ad essere tutti dei delinquenti prestati al mondo del pallone, siamo gente che deve apprezzare la “working class” pallonara, gremita di mestieranti che utilizzano trucchi e stratagemmi per innervosire gli avversari più forti; perchè al di la del caso Cavani, se Messi in finale non ha fatto praticamente nulla è grazie a queste “carogne” che infondo infondo alle volte ci fanno emozionare più dei grandi campioni con le loro giocate da Playstation.

Il successo del Cile, tra l’altro, nasce anche dalla squadra che impostò Marcelo Bielsa, presa poi in mano da Jorge Sampaoli, che più di ogni altra cosa ha saputo caricare i suoi giocatori sul telaio impostato proprio dal Loco nel suo quadriennio alla guida della Nazionale, sfruttando così molto intelligentemente quelle che erano le direttive tattiche di un grande maestro di calcio come Bielsa, argentino ed ex allenatore anche della nazionale del suo paese.

E’ quindi un po’ la rivincita del Cile, la cui età media era la più alta del torneo; una nazionale che già ai Mondiali dello scorso anno aveva fatto intravedere grandi cose, ma che purtroppo si era fermata per colpa dell’ormai celeberrima traversa di Pinilla contro il Brasile, ma che ora si prende gli allori che merita grazie ad una squadra di veri delinquenti che sanno dare del “tu” al pallone, e che si sono dimostrati una grande collettivo, dato che molti giocatori della rosa titolare sono andati a segno; sintomo, questo, di un’amalgama di squadra e di una coesione di intenti che, si sa, nel calcio, il novanta per cento delle volte assicurano il successo.