Christian Riganò, il mito del muratore goleador Christian Riganò, il mito del muratore goleador
“Era un bravo muratore ora è il nostro goleador, Rigagoool, Rigagooool!” La Fiesole cantava, Christian Riganò segnava. La Fiesole cantava il suo coro, per... Christian Riganò, il mito del muratore goleador

“Era un bravo muratore ora è il nostro goleador, Rigagoool, Rigagooool!”

La Fiesole cantava, Christian Riganò segnava. La Fiesole cantava il suo coro, per il suo bomber. Un bomber venuto da lontano, non necessariamente in termini geografici. Un bomber venuto da un altro mondo, da un altro pianeta.

Non è mai stato un predestinato Christian Riganò. Non è mai stato il campione dal futuro luminoso, quello che fa i provini con le giovanili della squadra famosa, si trasferisce lontano da casa, fa l’esordio tra i professionisti, si trasferisce in pianta stabile in prima squadra. No, questa trafila Christian Riganò non l’ha mai fatta. Christian Riganò ha mangiato la polvere dei campi dilettantistici, ha respirato a pieni polmoni l’aria complicata della Serie C. Christian Riganò se l’è costruita gol dopo gol, rete dopo rete, segnatura dopo segnatura la sua carriera. Come un bravo muratore, un mattoncino dopo l’altro, ordinatamente, curvandosi la schiena per la fatica.

rigamessina
Bello da vedere, non lo è mai stato. Bomber, nemmeno. Già, perchè nei primi anni al Lipari, Riganò non era nemmeno un attaccante. Giocava in difesa, legnava gli attaccanti avversari. Poi, come in tante storie, il destino ci mette lo zampino. L’attaccante titolare del Lipari si fa male. Non c’è nessuno, il mister butta in attacco Christian. Quel giorno, quell’infortunio saranno benedetti da Christian e dai tifosi del Taranto, della Fiorentina, del Messina, di tutte le squadre che l’hanno visto sfondare di forza le porte avversarie. Quel giorno, quell’infortunio, fanno nascere il mito del bomber muratore.

La Sicilia, prima. Lipari, Messina. Christian, poi, va a Barcellona. A Barcellona Pozzo di Gotto, dove l’Igea Virtus disputa il Campionato Nazionale Dilettanti. 28 gol in due stagioni. Stagioni di sudore e fatica come solo sui campi della provincia ce ne sono.  A 26 anni, nel 2000, Christian riceve la chiamata del Taranto, serie C2. In riva allo Ionio saranno stagioni di grandi soddisfazioni. Saranno gol e saranno promozioni. Promozioni vere, come quella dalla C2 alla C1. Promozioni sfumate, come quella della stagione 2001-02, quando il Taranto vede la B sfuggire sotto il proprio naso. Segna 28 reti quell’anno, Christian, tra campionato e playoff. Una sentenza. Diventa un’icona di Taranto. La Birra Raffo e Christian Riganò.

Non crede ancora a quello che sta per succedere, Christian. Ok, col pallone ci campa. La serie C sembra essere quella che fa per lui, il suo habitat. Un animale da gol come ce ne sono tanti. Un attaccante di categoria, come dicono quelli che parlano per frasi fatte. Nel 2002, infatti, è proprio a lui che si rivolge la neonata Florentia Viola, risorta dalle ceneri della fallita Fiorentina e che si apprestava ad intraprendere l’avventura in C2. La piazza è di quelle che mettono i brividi, giocare al Franchi non è cosa di tutti i giorni. E la Florentia Viola ha bisogno di un bucaniere che conosca le insidie della categoria, che sappia condurre per mano la squadra in un’ardua risalita. E Christian ripaga in pieno le attese. Il primo anno, 30 gol in 32 partite. Una macchina inarrestabile.

A fine anno la società viola viene ripescata in serie B, e così per Riganò si spalancano le porte della cadetteria. Una nuova sfida, all’alba dei 30 anni. Ma la nuova categoria non spaventa il bomber di Lipari, che anche in B continua a fare quello che sa fare tanto bene. Quello che gli riesce naturale, come respirare. Quello per cui ogni giorno, a testa bassa allaccia gli scarpini. Anche in serie B, Christian lotta come un indemoniato su ogni pallone per spedirlo, in qualsiasi modo, di forza e prevaricazione, alle spalle del portiere. A fine anno i gol saranno 23, la squadra tornerà in A dopo lo spareggio con il Perugia. Che lui però non giocherà, infortunato.

La serie A. Ottenuta sul campo, con il proprio sudore. Con la propria fatica, a colpi di gol. Non ci sono stati provini, non ci sono stati trasferimenti milionari. Solo gol, tanti gol. Solo gol, caterve di gol. Solo gol, valanghe di gol. Un gol per volta, Christian Riganò si è guadagnato sul campo il diritto di calcare i campi più prestigiosi d’Italia. Ancora una volta, però, il destino mette lo zampino. Si intromette. La prima stagione di Riganò in serie A è costellata di fastidiosi infortuni. Racimolerà 18 presenze, riuscendo comunque a timbrare quattro volte il cartellino.

L’anno dopo a Firenze arriva Luca Toni, un altro che con i suoi gol si era costruito una carriera da incorniciare. Per Christian lo spazio è sempre meno. Così va a Empoli in prestito, segna 5 gol in 33 partite. La favola sembra sul punto di finire, Christian Riganò sembra sul punto di tornare da dove è venuto. Un imbucato alla festa dei ricchi, un ospite indesiderato alla tavola dei grandi. Cinque gol in 33 presenze. Numeri ai quali non era più abituato.

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Ma di mollare, non se ne parla. Il Messina, che due anni prima aveva incantato l’Italia finendo settimo in Serie A, chiede una mano a RIganò. E Riganò ripaga Messina segnando 19 gol in 27 partite. In tutti i modi. In una squadra abituata, come lui, a lottare su ogni pallone, per la propria sopravvivenza. Nel derby d’andata con la Reggina segna un gol d’antologia che fa cadere giù il San Filippo. Quel Messina retrocederà, ma Christian Riganò vivrà la sua stagione migliore in Serie A.

Ad agosto 2007, per la prima volta, va fuori dall’Italia. Levante, in Spagna, nella Liga. Ma Christian non è a casa. Segna 4 gol in 13 partite, ma uno come lui, che ci fa in Spagna? Bastano sei mesi per tornare in italia, ma a 34 anni il fisico inizia a far pagare dazio. Le battaglie combattute sui campi di provincia e su quelli più prestigiosi, le botte date e ricevute presentano il conto. Gli ultimi sei mesi a Siena in A, poi Ternana e Cremonese in Lega Pro. Ma la condizione fisica stenta ad arrivare. Christian non è più quello di una volta, si vede.

E allora, nel 2011, la decisione di tornare a casa. Di tornare là dove ti senti a tuo agio, là dove il pallone è divertimento. Là dove avere la pancia non è reato. Là dove si può continuare a fare quello che ti piace di più, senza pressioni. Rondinella, Jolly e Montemurlo, Audax Montevarchi, Benaco Bardolino, Settignanese. Dalla promozione, alla Prima, alla Seconda categoria. Non importa. Un gol nella polvere, per Christian, vale quanto un gol al Franchi, al San Filippo, allo Iacovone. Un gol, per Christian, è sempre un gol. E’ l’aria stessa che respira.

Non è mai stato bello da vedere, Christian Riganò. Non lo sarà mai. Ma ogni sua zampata, ogni suo tocco di palla, nella sua imperfezione, era poesia. Una poesia per il cuore di gente come noi, che al pallone non ha mai dato del tu. Gente che il pallone ama prenderlo a calci, non accarezzarlo. Gente che il pallone lo violenta, pur di scaraventarlo in porta. E allora, ogni zuccata, ogni colpo sporco, ogni tuffo sul pallone di Christian Riganò, era e sarà poesia per i nostri cuori.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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