Christian Puggioni, al cuor non si comanda Christian Puggioni, al cuor non si comanda
I sogni non vanno mai abbandonati, mai. Poi chi tifa Samp lo sa che “ci lega un filo, un filo che ci porta dritti... Christian Puggioni, al cuor non si comanda

I sogni non vanno mai abbandonati, mai. Poi chi tifa Samp lo sa che “ci lega un filo, un filo che ci porta dritti a Lei

Chissà se quel 29 settembre 2014, dopo un derby trascorso in gradinata Sud tra sciarpe e bandiere blucerchiate, Christian Puggioni avesse già visto tutto, nel suo cuore e nella sua mente.
Chissà se già sapesse che quei sogni, mai abbandonati, avrebbero preso vita solo due anni più tardi, nella stessa partita, e con l’epilogo più dolce possibile da immaginare. Forse no. Probabilmente no. Era troppo, anche per lui.

Quella sera di fine settembre, al Luigi Ferraris di Genova, andava in scena quella che per molti era semplicemente l’edizione numero 109 del derby della Lanterna. Per molti ma non per tutti. Per il protagonista di questa storia, di professione portiere del Chievo Verona all’epoca, quella partita aveva un significato più profondo, in grado di influenzare scelte di vita, capace di comandare a proprio piacimento quell’organo vitale posizionato nel torace, lievemente a sinistra, normalmente refrattario a qualsivoglia costrizione. Non obbediva ad altro il cuore di Christian Puggioni, se non al ritmo della gradinata.

Non si spiega altrimenti la scelta che qualche mese prima aveva fatto così tanto discutere, portando addirittura il Chievo a mettere fuori rosa l’estremo difensore nato a Genova, il 17 gennaio 1981. Era già tutto fatto, tutto deciso tra Preziosi e Campedelli. Il trasferimento di Puggioni a Genova, sponda rossoblu, doveva solo essere questione di ore, e di una firma mancante ma assolutamente fondamentale.Firma che, su quel pezzo di carta, non verrà mai depositata.
Christian Puggioni non ce la fa a legare la propria vita a quella del Grifone, seppur solo da un punto di vista sportivo. Perchè quando si parla di Genoa e Sampdoria, per uno che viene dalla Gradinata, sia essa Nord o Sud, non esiste il “solo da un punto di vista sportivo”. C’è per forza di mezzo dell’altro, qualcosa di più grande e difficilmente comprensibile a chi non lo vive da dentro, ora dopo ora, giorno dopo giorno. Tanto banale e scontato quanto veritiero.

Una società sportiva , giustamente, ragiona secondo i proprio interessi e quella scelta non la può proprio tollerare. Chi invece la può non soltanto capire, ma apprezzare ed ammirare è la gente che proviene da quei gradoni, chi ogni giorno, seppur lontano geograficamente, ha respirato l’aria blucerchiata proveniente dal porto e diretta in ogni landa dello stivale.
Onore a chi rispetta il suo primo amore, Puggioni uno di noi” così recitava lo striscione esposto durante un Sampdoria Chievo, disputato qualche giorno prima di quel derby della Lanterna. Poche parole, ma così sincere da penetrare tanto a fondo da convincerlo a pensare che no, i sogni non vanno mai abbandonati.
La prima volta che Christian indossa la casacca blucerchiata è nel lontano 1999, dopo la trafila nelle giovanili, senza però mai mettere piede in campo. Si limita ad annusare l’aria di casa, ed è sempre un odore speciale.
La notte lavora come scaricatore portuale, con turni massacranti dalle 3 alle 8, la mattina si ritrova al campo di allenamento, un po’ assonnato e decisamente sfiancato, per imparare l’arte e cercare di emulare il suo mito: Gianluca Pagliuca.

Portare sacchi di cemento mi ha aiutato a crescere, oggi posso capire il privilegio e la fortuna di giocare a calcio

Da qui comincia il suo girovagare per la penisola, rimbalzando da nord a sud neanche fosse una pallina da ping pong. Varese, Borgomanero, Giulianova, Pisa, Reggio Calabria, Piacenza e di nuovo Reggio. Ultima tappa, prima del sogno, Verona, sponda Chievo.

Una carriera calcistica che va di pari passo con gli studi in legge, nel giorno in cui vi scriviamo gli mancano tre esami per conseguire la laurea in giurisprudenza.
Nonostante questo turbinio di destinazioni, che potrebbero far pensare ad un passaggio fugace, senza lasciare traccia alcuna, Christian è in grado di lasciare quasi ovunque un ricordo tangibile del proprio passaggio. Guardate a Pisa, dove nel 2006, nelle prime 20 partite di campionato incassa solamente 5 reti, risultando così il portiere meno battuto in Europa. O ancora a Reggio Calabria nell’anno della clamorosa salvezza, partendo da 11 punti di penalizzazione, ottenuta anche grazie alle sue parate che gli sono valse la cittadinanza onoraria. A Verona invece, con 515 minuti senza subire reti, detiene il record di imbattibilità personale e della società clivense.

Tutti risultati straordinari, ma nulla in confronto a ciò che gli prospetta il destino al termine della stagione 2014, quando rimette sul suo percorso Lei, rigorosamente con la L maiuscola.
Puggioni e la Sampdoria si riabbracciano come due innamorati che sono stati distanti a lungo, come due innamorati che si sono sempre pensati e, soprattutto, mai traditi.
A difendere la porta blucerchiata c’è Emiliano Viviano, portiere che gode della massima fiducia di tecnico e squadra, oltre a detenere i ranghi di titolare indiscusso.
puggio

Nel calcio però si sa, la sorpresa è dietro l’angolo e quel che significa sofferenza per uno può essere sogno per un altro. Così possiamo leggere l’infortunio di Viviano , che spalanca le porte all’ingresso in campo di Christian Puggioni. Se questo fosse davvero un sogno la prima partita da titolare della porta della propria squadra, a difesa della propria città, sarebbe proprio il derby della Lanterna. Quello che due anni prima guardava dalla gradinata Sud ,con il coro incessante che scuoteva Marassi “Puggioni uno di noi”. Magari con uscita in trionfo, dopo una vittoria.
Come dite? E’ andata proprio così? Sì, esattamente così.
Ecco cosa vuol dire che i sogni non vanno mai abbandonati, mai.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo