Christian Maggio non si stanca mai Christian Maggio non si stanca mai
Che voglia bisogna avere, a 36 anni compiuti da più di qualche mese, dopo 15 anni e 326 partite in Serie A, dopo 56... Christian Maggio non si stanca mai

Che voglia bisogna avere, a 36 anni compiuti da più di qualche mese, dopo 15 anni e 326 partite in Serie A, dopo 56 presenze nelle coppe europee, dopo aver indossato 34 volte la maglia della Nazionale, per correre a perdifiato per inserirsi nell’area della Salernitana e andare a incocciare di testa il pallone che porta in vantaggio il Benevento nel derby campano di Serie B?

Parecchia voglia, in effetti.

Oppure, bisogna chiamarsi Christian Maggio, e avercelo dentro quel fuoco, quella voglia matta di correre su e giù per la fascia destra, a rincorrere avversari e a recuperare palloni da mettere in mezzo per i compagni, e poi su, giù, sopra, sotto, di nuovo e ancora, ancora, ancora, fino al triplice fischio da salutare con una maglia onorata da litri di sudore.

A 36 anni, Christian Maggio ha deciso di rimettersi in gioco. Dopo aver concluso, non senza qualche rimpianto, la sua carriera a Napoli, ha accettato la proposta del Benevento, si è stretto la fascia di capitano che un suo omonimo – Bucchi – gli ha consegnato, e si è fatto ambasciatore della nuova avventura delle Streghe, che dopo un solo campionato di A sono ritornati in B, ma a quanto pare hanno intenzione di risalire immediatamente al piano di sopra.

Maggio ha accettato con grande entusiasmo la nuova sfida. Lui che nella scorsa primavera aveva salutato il pubblico di Napoli in una giornata molto strana, quella della partita contro il Crotone al San Paolo. Il pubblico partenopeo, deluso dallo scudetto scappato via all’ultima curva qualche settimana prima, voleva omaggiare la squadra di Sarri e vedere in campo, almeno per qualche minuto, proprio lui, Christian Maggio, pronto a lasciare la maglia azzurra dopo dieci intensissime stagioni.

Maurizio Sarri, in quel pomeriggio, non fu dello stesso avviso, e lasciò Maggio in panchina per tutti i 90 minuti, nonostante la relativa importanza della posta in palio. Lui ha salutato tutti a fine partita, con un giro di campo tra le lacrime e l’ovazione del San Paolo.

Ma chiuso il capitolo napoletano, Maggio non ne ha voluto sapere di appendere le scarpe al chiodo: e, da Benevento, è arrivata la proposta perfetta. Quella che gli permetteva di non allontanarsi troppo dal posto che ha ormai imparato a chiamare casa, e quella che gli consentiva di fare da chioccia a un gruppo di bei giovani che vogliono riconquistare quel Paradiso chiamato Serie A.

Anche ieri sera, contro la Salernitana, Christian Maggio ha dimostrato perché quasi tutti gli allenatori hanno sempre avuto grande stima di lui. Non importa la fatica, non importa l’avversario, non importa nient’altro che mettersi al servizio della squadra e dei compagni, e fare il proprio dovere.

Un dovere simboleggiato anche dalla sua tipica esultanza, vista anche ieri sera dopo il gol che ha aperto le marcature: un inchino al pubblico, quasi a dire “eccomi, io il mio dovere l’ho fatto, solo per voi“.

Altri, a 36 anni, dopo quindici anni di Serie A, avrebbero probabilmente scelto la strada più semplice, qualche incarico fuori dal campo, o magari un ingaggio a buon mercato in qualche campionato dimenticato da Dio. Non lui, non Christian Maggio, che ha deciso di fare il giro e ripartire dal basso, dai piedi della salita.

Su, giù, sopra, sotto, avanti, dietro.

Perché nel destino di un mestierante della fascia come lui, in fondo, c’è solo il piacere del viaggio, più che la soddisfazione di raggiungere la destinazione.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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