Christian Kouamé: una gazzella a Genova Christian Kouamé: una gazzella a Genova
Quando si parla di Genoa, in questa stagione, quasi tutti i discorsi sono monopolizzati da un giocatore che sta stupendo un po’ tutti da... Christian Kouamé: una gazzella a Genova

Quando si parla di Genoa, in questa stagione, quasi tutti i discorsi sono monopolizzati da un giocatore che sta stupendo un po’ tutti da quando è arrivato all’ombra della Lanterna.

Stiamo parlando di Krzysztof Piątek, che dopo un digiuno di qualche giornata ieri è tornato nuovamente al gol, in un giorno speciale, o meglio, in una partita speciale: il Derby di Genova.

Il polacco giustamente, a suon di gol, si sta prendendo a forza il proscenio, lasciando agli altri il ruolo di comparse. Chi ha fatto teatro però sa bene che il ruolo di comparsa, in certi casi, è altrettanto fondamentale per la buona riuscita dello spettacolo.

In casa Genoa, in una stagione piuttosto travagliata, soprattutto a causa dell’avvicendamento in panchina, di comparse ne stiamo ammirando diverse ma una, più di tutte, merita a nostro avviso la ribalta. Il suo viaggio per arrivare a Genova è stato piuttosto lungo in partenza da Abidjan, Costa d’Avorio, dove Christian Kouamé è nato 20 anni fa.

Ha iniziato giocando a calcio per strada prima che un osservatore lo notasse e lo portasse in Italia giovanissimo, a soli 16 anni. Inizia alla Sestese, poi passa al Prato che lo gira in prestito prima al Sassuolo e poi all’Inter, squadra con cui gioca con regolarità in Primavera. Siamo nel 2016, il futuro di quel ragazzino tutto scatti, nervi e muscoli è ancora tutto da costruire.

Le basi ci sono, e sembrano anche piuttosto solide: come molti di quelli che provengono dal continente africano, specialmente a quell’età, fisicamente è di un livello superiore ma Kouamé sembra cavarsela piuttosto bene anche dal punto di vista tecnico.

Esordisce tra i professionisti nel Prato, in Lega Pro, ma è al Cittadella dove si fa notare da tutti, in particolare nella seconda stagione, lo scorso anno, quando con 11 reti è il capocannoniere della squadra che arriva fino ai Playoff per giocarsi la promozione in A.

Al Cittadella non riesce l’impresa ma per Kouamé le porte del massimo campionato italiano si spalancano ugualmente, quando arriva la proposta del Genoa.

Il suo acquisto passa piuttosto in sordina, ma chi ha seguito con interesse e da vicino la serie B sa bene come il potenziale per esplodere ci sia tutto, anche ad alto livello. Poi è anche questione di opportunità: l’ambiente giusto, un allenatore che ti dia la possibilità di dimostrare quel potenziale, la maturità per accettare gli errori di inesperienza e tutto ciò che ne consegue.

In questo senso al Genoa, che pure in attacco oltre a Piatek aveva in rosa Lapadula e Pandev, due che indubbiamente partivano più in alto nelle gerarchie rispetto all’ivoriano, vanno riconosciuti i giusti meriti per aver avuto fin da subito fiducia in lui, fiducia ampiamente ripagata con prestazioni di livello, sin dal primo impiego.

Ballardini lo getta subito nella mischia e Kouamé risponde presente, giocando come se i 20 anni fossero un mero numero scritto sul documento d’identità e la serie A fosse da sempre il suo campionato.

A volte pasticcia, è frenetico e smania dalla voglia di trovare la giocata ma è semplicemente il suo modo di intendere il pallone, probabilmente un retaggio degli anni passati a giocare per strada senza alcun dettame tattico.

Kouamé è anarchico, in costante movimento per cercare la posizione più adatta per far male alle difese avversarie. Gioca benissimo di sponda per i compagni, sia di piede che di testa, riesce ad addomesticare praticamente ogni pallone che gli viene recapitato, anche quelli che sembrano impossibili, in virtù di un’elasticità muscolare fuori dall’ordinario.

Trova anche la via del gol, all’esordio ufficiale, nella seconda giornata contro l’Empoli: un perfetto diagonale rasoterra da attaccante consumato che non lascia scampo al portiere.

Si ripete contro il Napoli, in quella che forse è stata una delle sue migliori prestazioni, insieme a quella di ieri, da quando è a Genova. Il suo costante movimento e la sua fisicità sono un rebus anche per uno dei migliori difensori del campionato e d’Europa quale a tutti gli effetti è Koulibaly, che in alcune occasione viene letteralmente scherzato dall’ivoriano.

Quella partita il Genoa la perderà per 2-1, in un secondo tempo surreale funestato dal maltempo e con il campo in condizioni indecorose, ma per Kouamé quella partita rappresenta una sorta di consacrazione. Non solo a quel livello ci può giocare, ma può essere un elemento decisivo.

Si arriva alla partita di ieri, il Derby della Lanterna, una partita di cui ha sempre e solo sentito parlare e da cui non sa cosa aspettarsi. Nel frattempo è cambiato l’allenatore, con Juric che siede sulla panchina al posto di Ballardini, ma non la fiducia che in lui viene riposta, sempre massima.

Non l’ho mai giocato, ma l’ho guardato in tv e ho visto che è un bel derby e sarebbe bello giocarlo. Voglio giocarlo per sapere che emozioni si sentono al Ferraris contro la Samp. Voglio sapere cosa si prova. Credo sarà una bella emozione, forse anche più bella del primo gol. Ora dico così, poi vedremo.

Pur non trovando la via del gol la gazzella ivoriana è stato sicuramente tra i migliori in campo, in grado di interpretare perfettamente lo spirito battagliero che pervade questo tipo di sfide. Kouamè ha lottato su ogni pallone, arrivando quasi sempre per primo, dominante in progressione così come nel gioco aereo, vedendosi negata la gioia del gol solo da uno strepitoso Audero.

L’impressione, vedendolo giocare, è che sia un calciatore ancora tutto da scoprire, per il quale i margini di miglioramento potrebbero essere potenzialmente infiniti. A 20 anni, con pochi mesi di serie A alle spalle, ha già dimostrato di non accontentarsi di essere uno di quelli che ce l’hanno fatta. La gazzella della Costa d’Avorio vuole lasciare il segno.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo

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