C’è chi pensa che questa possa essere la Premier League più bella degli ultimi anni, qualcuno dice addirittura di sempre. Parte del motivo di...

C’è chi pensa che questa possa essere la Premier League più bella degli ultimi anni, qualcuno dice addirittura di sempre. Parte del motivo di questa affermazione è da ricercarsi indubbiamente nella lotta al vertice per la conquista del titolo. Dopo la passata stagione, che ha visto trionfare il Leicester sovvertendo ogni pronostico, tutte le big si sono presentate più agguerrite che mai, con nuovi allenatori pronti a darsi battaglia in sfide epiche.

Qualcuna, tipo lo United di Mourinho sembra già tagliata fuori dai giochi dopo un terzo di stagione, altre stanno sorprendendo o si stanno confermando. Ve le presentiamo in quest’analisi, ordinate secondo la classifica nel giorno in cui scriviamo, indicandovi i motivi per i quali questo potrebbe essere il loro anno buono e quelli invece per cui potrebbero, per l’ennesima volta, non farcela.

Approfondimento a cura di Paolo Vigo – twitter: @Pagolo

Liverpool

Perché sì

I Reds sono attualmente in testa alla classifica ( per una squadra abituata ad essere tagliata fuori dai giochi molto presto negli ultimi anni, tolta un’eccezione, non è poco)  e tanto basterebbe per inserirli di diritto nella lotta per la conquista della Premier League.

Ci sono però motivi precisi per i quali la squadra guidata da Jurgen Klopp si trova proprio lassù in cima, in primo luogo proprio l’allenatore. Il tecnico di Stoccarda è arrivato la passata stagione, a campionato in corso, ereditando una squadra formata totalmente dal suo predecessore, Brendan Rodgers, e riuscendo comunque a raggiungere la finale in Europa League e Coppa di Lega, uscendo in entrambi i casi sconfitto. In Premier League, vuoi per giocatori poco adatti al suo sistema di gioco, vuoi per il poco tempo a disposizione non è riuscito ad andare oltre un deludente ottavo posto, fuori da qualsiasi competizione europea.

C’era però un sentore di aria nuova, di fiducia, che si poteva già respirare nei dintorni di Anfield, dovuto essenzialmente ai principi di gioco fatti intravedere in qualche partita e assolutamente incoraggianti per la nuova stagione. Ed infatti, con una campagna acquisti supervisionata dal tecnico tedesco ed il tempo necessario per oliare gli automatismi, il Liverpool si è presentato ai nastri di partenza più agguerrito che mai, nonostante un calendario non proprio amichevole.

Facendo punti (vittorie o pareggi che siano) con tutte le teoriche rivali per la Premier i ragazzi di Klopp hanno acquisito estrema fiducia nei propri mezzi e stanno esprimendo, con pochissimi dubbi a riguardo, il miglior calcio di tutta la Premier League.

Da un punto di vista tecnico i veri punti di forza di questa squadra ci sembrano l’organizzazione di gioco (quel pressing forsennato e molto alto caratterizzante ogni squadra di Klopp) ed il trio d’attacco, con Coutinho, Firmino e Manè in grado di sparigliare le carte in qualsiasi partita.

Molto migliorato anche l’apporto del centrocampo, soprattutto in alcuni suoi interpreti, Lallana su tutti, in grado di supportare adeguatamente la manovra e provvedere agli inserimenti dalle retrovie da cui questo gioco trae enorme beneficio.

Perché no

Partiamo da una considerazione di natura psicologica: quando non vinci la Premier League dal 1990, e sei uno dei club più titolati d’Inghilterra, la pressione è tanta. Si è vista e sentita tutta, questa pressione, nell’annata migliore di Brandon Rodgers quando i Reds andarono ad una scivolata di Steven Gerrard dalla probabilissima conquista del titolo.

Ci sono poi alcune considerazioni tecniche da fare, perché se è vero, come è vero, che questa squadra si sta esprimendo su altissimi livelli è altrettanto innegabile che abbia alcuni punti se non deboli per lo meno interrogativi.

Il portiere è stato inizialmente un dubbio: chi schierare tra Mignolet e Karius? Dopo un primo momento di titubanza , il tecnico di Stoccarda si è nettamente orientato verso l’ex portiere del Mainz che ha risposto, fino ad ora, presente. I dubbi sul suo valore effettivo però rimangono e, rispetto ai pari ruolo delle concorrenti, ci sembra un gradino sotto.

Altro tasto dolente riguarda la fase difensiva: è vero che un gioco così dispendioso da un punto di vista fisico/atletico espone per forza di cose la squadra a qualche rischio maggiore nelle retrovie, la sensazione è però quella che i Reds abbiano qualche “bug” proprio nel valore dei singoli. Lovren, per non fare nomi, alterna prestazioni sensazionali ad altre in cui sembra dimenticarsi le regole basilari per un difensore centrale. Matip è sicuramente un innesto di livello, se non altro per relegare Sakho alla panchina (nonostante ora come ora sia infortunato). Milner e Clyne sulle fasce si stanno comportando molto bene ma i ricambi, qualora i due dovessero avere qualche problema non sembrano minimamente all’altezza (sì, ci riferiamo ad Alberto Moreno).

La giovane età media, unita alla verginità in termini di vittorie per quasi tutti gli interpreti, non sono elementi da sottovalutare. Un ultimo dubbio, non di poco conto: Jordan Henderson dovrebbe essere il leader “designato” di questa squadra. Ha le qualità necessarie, soprattutto da un punto di vista caratteriale, per farlo?Anche dalla risposta a questo interrogativo passeranno le chance di vittoria del titolo tanto agognato.

Chelsea

Perché sì

Dopo una stagione disastrosa, partita con Mourinho alla guida e terminata con Hiddink, il Chelsea ha deciso di ripartire da Antonio Conte. L’allenatore italiano, non parliamo per patriottismo, è forse uno dei migliori su piazza per ripartire con nuovi stimoli e ottenere il meglio per la rosa a propria disposizione. Se considerate quindi che la rosa del Chelsea è di primissimo livello, il meglio non può che essere il top della Premier, almeno nelle ambizioni del tecnico italiano.

Alcuni giocatori che stavano rendendo al di sotto delle altissime aspettative su di loro riposte, Hazard e Diego Costa su tutti, si sono ripresi alla grande e stanno trascinando i Blues a suon di gol e prestazioni. Proprio il mago belga ed il centravanti ispanico-brasiliano sembrano poter essere gli uomini in più di Antonio Conte: il primo, continuasse ad esprimersi su questi livelli per tutta la stagione, avrebbe tutto in regola per essere il miglior giocatore del campionato, il secondo è semplicemente il prototipo di attaccante ideale per il gioco di Conte, agonista incredibile, finalizzatore spietato e pronto a fare la guerra su ogni pallone.

Questo Chelsea è completo in ogni reparto:  con l’innesto dell’ex motorino del Leicester, N’Golo Kantè, i Blues hanno aggiunto al proprio motore quel tassello mancante in grado di equilibrare perfettamente la fase offensiva e difensiva. In Matic hanno uno dei migliori registi a livello europeo e davanti, con Hazard e Costa di cui abbiamo già detto, possono contare su un Pedro estremamente versatile ed adattabile a seconda del modulo e delle circostanze (l’impressione è che renda al meglio proprio in questa versione da esterno offensivo di un tridente grazie alla sua capacità incredibile di tagliare alle spalle del difensore e proporsi a rete).

Courtois è un portiere che possiamo annoverare, già da qualche anno tra i top del ruolo, mentre la difesa è quella che ci lascia qualche dubbio in più e della quale parleremo in seguito.

Dopo un periodo prevedibile di assestamento, in cui qualche screanzato aveva parlato addirittura di possibile esonero per Antonio Conte, sono arrivati i risultati e, più recentemente, anche il bel gioco. Ciò che convince estremamente di quest’ultima versione del Chelsea è quell’anima combattiera ,che abbiamo già imparato a conoscere nelle precedenti compagini allenate dal tecnico  leccese, leggasi in particolare Juventus e Nazionale italiana, oltre ad un acume tattico raramente apprezzabile in terra d’Albione.

Perché no

Passare dal decimo posto della passata stagione alla vittoria del campionato sarebbe un’impresa titanica quasi per chiunque anche se, come abbiamo già avuto modo di spiegare, l’anomalia sta più nel tremendo piazzamento della passata stagione che non nella lotta al vertice dei Blues di questo inizio di stagione.

Le perplessità più grosse, per quanto ci riguarda, sono nel reparto arretrato: David Luiz ha caratteristiche quasi uniche per il suo ruolo ,piedi educatissimi che molti centrocampisti si sognano, ad esempio, ma gliene mancano altrettante, alcune delle quali fondamentali per un difensore centrale, quali la concentrazione nell’arco dei 90 minuti. Cahill garantisce ancora buona affidabilità ma in panchina (Terry ben avviato sul viale del tramonto e Zouma sul quale non ci pronunciamo) non vediamo alternative credibili qualora dovessero mancare per più di una manciata di partite i titolari del ruolo.

Ora che Antonio Conte sembra aver trovato un buon bilanciamento con la difesa a 3, con Azpilicueta a completare il trio arretrato, è fondamentale l’apporto degli esterni di centrocampo,  rappresentati in questo momento da Marcos Alonso e Victor Moses.

Proprio questi due giocatori, sulla carta, sembrano lievemente inferiori (come livello assoluto) rispetto al resto della rosa che è di primissimo livello in ogni reparto.

L’abbondanza a centrocampo, con alcuni nomi illustri tipo Cesc Fabregas costretti spesso a guardare la partita dalla panchina, potrebbe rappresentare un problema durante la stagione, qualora i risultati dovessero stentare ad arrivare ed il malumore nello spogliatoio potrebbe iniziare a serpeggiare.

Ultima incognita riguarda il reparto offensivo. Diego Costa è assolutamente imprescindibile per questa squadra, e lo sarebbe per qualunque altra,  ma ha dimostrato diverse volte di essere propenso all’infortunio. Basterà Batshuayi come polizza assicurativa nella malaugurata ipotesi di infortunio dell’ispanico o bisognerà rivolgersi ai santoni, sperando in rimedi diversi dalla placenta di cavallo? Staremo a vedere.

Manchester City

Perché sì

Perché fondamentalmente, sino ad ora, il tecnico catalano in campionato ha quasi sempre vinto. In altri campionati, si dirà,  con squadre più forti e giocatori irripetibili  (come il Barca) o in campionati con meno squadre competitive (Bundesliga). Tutto vero, però i trofei vanno comunque sollevati, ed è meno scontato di quel che sembri.

L’ex tecnico di Barcellona e Bayern ha a disposizione una rosa, anzi facciamo anche due già che ci siamo, di assoluto valore, per profondità e qualità probabilmente la meglio assemblata di tutta la Premier League.

Appena arrivato ha imposto subito alcune scelte , piuttosto impopolari, come la cessione di Joe Hart e l’esilio di Yaya Tourè, ha iniziato a sperimentare con moduli e formazioni, come ci aveva ampiamente e abituato, e, cosa più importante, ha  posto le basi per il suo gioco ormai divenuto celebre, il tiqui taqua.

All’inizio, quasi sorprendentemente vista la difficoltà per assimilare certi meccanismi che possono funzionare solo se perfetti, sembrava girare tutto alla perfezione. La squadra segnava a raffica e vinceva. Sembrava di vedere, in miniatura, il Barca dei tempi migliori lasciando intendere a molti che il discorso Premier fosse chiuso ancor prima di incominciare.

Poi qualcosa si è inceppato, il gioco si è fatto meno fluido e la squadra ha incominciato a mostrare  i primi segni di cedimento, soprattutto alle fondamenta.

La squadra rimane in ogni caso fortissima e, a nostro avviso, la favorita numero uno per la vittoria della Premier League. Giocatori come il Kun Aguero e De Bruyne, sotto la sua guida, stanno dimostrando di poter diventare delle vere e proprie macchine da guerra. Lo stesso Sterling, di cui si stavano quasi perdendo le tracce dopo il trasferimento dal Liverpool, è tornato ad incidere in maniera significativa.

I giocatori adatti per esprimere al meglio il credo calcistico di Guardiola ci sono tutti, va da se che di Messi, Xavi o Iniesta non esistono repliche, nemmeno sbiadite, per cui non ci può aspettare il medesimo dominio, soprattutto a livello di gioco ancor prima che di risultati.

Le avversarie potevano sperare in un avvio un po’ a rilento, ed in effetti qualche piccolo passaggio a vuoto c’è stato e c’è tutt’ora, perché se questa squadra dovesse iniziare ad ingranare sul serio sarebbero dolori per tutti.

Perché no

Come abbiamo già avuto modo di accennare, fino ad ora, Guardiola aveva allenato o squadre con giocatori irripetibili considerati tra i migliori, nei rispettivi ruoli, nella storia del calcio (Il Barcellona di Messi, Xavi ed Iniesta diventati comunque tali, grazie anche all’apporto dell’attuale tecnico del City, per loro stessa ammissione)o squadre nettamente più forti delle rivali, in un campionato con pochi avversari degni di tale nome (vedi l’avventura in Bundesliga con il Bayern).

La riuscita del suo progetto, applicato alla Premier League, è tutto fuor che scontata ed è presumibile possa richiedere almeno un anno di adattamento.

Inoltre la ricerca ossessiva di nuove varianti tattiche, il cambio di posizione di alcuni giocatori dal loro ruolo abituale (Kolarov su tutti) potrebbe non essere digerita in maniera indolore, essendo la squadra di Manchester sprovvista di quell’identità che invece già caratterizzava Barcellona e Bayern al momento del suo insediamento.

Da un punto di vista dell’organico è difficile trovare un solo punto debole e anche qui, se dovessimo proprio trovare il pelo nell’uovo, volgeremmo il nostro sguardo al reparto difensivo.

Otamendi ,probabilmente,  non vale lo sproposito per cui è stato pagato, e Stones, pur essendo giovane di enorme prospettiva, non garantisce ancora quell’affidabilità tale da consentirgli di guidare il reparto difensivo dei Citizens. Zabaleta e Kolarov sono due giocatori piuttosto affidabili, dal rendimento costante ma senza particolari picchi. Kompany potrebbe essere il fuoriclasse del ruolo, se solo non passasse più giorni in infermeria che al campo di allenamento.

In conclusione, se è vero che i campionati si vincono con la difesa Pep avrà ancora molto da lavorare, sta ora alle altre squadre approfittarne, finché sono in tempo.

Arsenal

Perché si

Dopo la prima partita, sconfitta rocambolesca contro il Liverpool, la squadra di Arsene Wenger ha inanellato una striscia di sei vittorie consecutive, tutte convincenti.

Dal mercato estivo sono arrivati il rinforzo difensivo, Mustafi, voluto fortemente dal tecnico francese, e quello a centrocampo, Granit Xhaka (secondo molti pagato comunque uno sproposito).

I pochi cambiamenti, inseriti in un contesto già ampiamente collaudato, hanno portato indubbi ed immediati miglioramenti: se infatti nelle passate stagioni la difesa dei Gunners era stata messa sotto torchio, per via di alcune disastrose prestazioni, quest’anno sembra andare decisamente meglio e con 11 gol al passivo è assolutamente in linea con le altre contender legittime.

Bellerin, il terzino di spinta sulla fascia destra, è in crescita esponenziale ed insieme a Koscielny, Mustafi e Nacho Monreal formano un quartetto difensivo di assoluto rispetto. In porta, con il confermassimo Cech, l’Arsenal può dormire sonni tutto sommato tranquilli.

L’altro motivo per il quale l’Arsenal potrebbe dare battaglia fino all’ultimo per la conquista della Premier League è la crescita esponenziale di Theo Walcott, sia in fase realizzativa che in termini di contributo alla manovra. Il ventiseienne inglese, con 5 gol in 8 apparizioni in Premier, sta dando quell’apporto che tutti gli chiedevano, dopo aver mostrato il suo talento solo a sprazzi nelle stagioni precedenti.

Le sue accelerazioni, innescate dalla classe sopraffina e con il tempo giusto da Masut Ozil, possono scardinare qualsiasi difesa avversaria. Buono, nelle prime gare, anche l’apporto di Iwobi, esterno nigeriano dotato di ottime doti fisiche e buona tecnica, autore già di tre assistenze per i propri compagni.

In attacco c’è la vera stella della squadra ,in coabitazione con Ozil, stiamo parlando del Nino Maravilla, Alexis Sanchez. Il folletto cileno ha ben poco da dimostrare, se è a posto fisicamente è un attaccante in grado di segnare con altissima frequenza e quasi in tutti i modi (ecco magari il colpo di testa non è la sua arma migliore). Il gioco palla a terra fatto di moltissimi fraseggi, voluto da Arsene Wenger, ne esalta le doti di palleggiatore e l’intesa con gli altri esterni offensivi, che parlano la sua stessa lingua calcistica, cresce di partita in partita.

Con Ramsey pronto al rientro, il centrocampo è abbastanza folto e in grado di fornire un ottimo contributo sia in termini di quantità (con Coquelin principalmente ma anche con lo stesso Xhaka e l’egiziano Elneny) che di qualità (Ramsey e Cazorla su tutti).

Proprio l’impianto di gioco collaudato da venti stagioni  a questa parte, sì fa strano immaginarlo in questo calcio ma Wenger siede su quella panchina dal lontano 1996, ci sembra la vera arma in più di questa squadra, a differenza delle altre pretendenti nelle quali l’allenatore è arrivato da poco tempo.

Perché no

L’impressione è che per l’Arsenal, come per i cugini del Tottenham, la Premier da vincere fosse quella della passata stagione. Diciamolo chiaramente, una stagione con City, Chelsea, Liverpool e United contemporaneamente fuori dai giochi non capita quasi mai, e chissà se mai ricapiterà in tempi brevi.

Invece la passata stagione è andata come ben sappiamo, con il Leicester di Ranieri in grado di beffare tutti e di regalare al mondo calcistico una favola stupenda, e l’unica gioia per i Gunners è stata quella di finire davanti ai rivali cittadini del Tottenham, come d’altro canto accade da venti anni a questa parte.

I detrattori di Wenger, inoltre, imputano al tecnico francese una gestione del mercato se non deficitaria quanto meno particolare: raramente vengono spese grosse cifre per comprare una stella già affermata, si preferisce puntellare la rosa impegnando grossi capitali in quelli che invece, a prima vista, possono sembrare giocatori di complemento (Xhaka e Mustafi, tanto per non fare nomi). Forse un giocatore come Giroud, per chi scrive attaccante non all’altezza delle migliori prime punte in circolazione, poteva essere sostituito migliorando il valore assoluto della squadra.

Il nostro pensiero è che alla fine questa sarà una squadra bella da vedere, per lunghi tratti della stagione, ma  faticherà a ballare nel momento decisivo, in cui servono fuoriclasse e personalità, due elementi che in quest’Arsenal sono troppo poco rappresentati.

Tottenham

Perché sì

La scorsa stagione, per larghi tratti, hanno giocato il calcio più bello della Premier League lottando quasi fino alle fine con il Leicester di Ranieri salvo poi arrivare incredibilmente terzi, superati anche dai nemici storici dell’Arsenal.

Quest’anno, ai nastri di partenza, si presentavano con la medesima squadra impreziosita dagli innesti di qualità rappresentati da Wanyama, Janssen e Sissoko.

Purtroppo la sorte ha deciso di privarli, per buona parte dell’inizio di stagione del giocatore di riferimento, nonchè  finalizzatore ultimo della manovra Harry Kane, infortunatosi ai legamenti della caviglia nella gara disputata contro il Sunderland a metà settembre.

Ora che  Kane è rientrato, e la classifica degli Spurs tutto sommato non irrecuperabile, a soli 5 punti di distanza dalla vetta, i tifosi possono guardare fiduciosi al prosieguo della stagione.

Altri motivi per sorridere? Con soli sei gol al passivo la retroguardia di Pochettino è, per distacco, la meno battuta dell’intera Premier League e sappiamo quanto questo conti per la conquista del titolo.

L’undici titolare ci sembra comunque attrezzato per giocarsela con tutte le big, solido dietro e sufficientemente talentuoso davanti, con le pietre preziose Dele Alli ed Eriksen ad imbeccare Kane.

Wanyama si è dimostrato fin da subito un elemento fondamentale per equilibrare la squadra e parte del merito per la difesa meno battuta d’Inghilterra è sicuramente suo.

Altro segreto di pulcinella del sistema di gioco di Pochettino sono i due esterni di difesa ,a volte avanzati in un centrocampo a cinque, Rose e Walker in grado di provvedere ad entrambe le fasi con assoluta costanza.

Sono rimasti in qualche modo aggrappati senza Kane, perché non sognare in grande ora che il bomber è tornato?

Perché no

Lo stesso discorso fatto per l’Arsenal vale, a maggior ragione, per la banda di Pochettino. Troppo ghiotta l’occasione persa la passata stagione per pensare che gli astri possano, nuovamente, allinearsi alla perfezione. E con questo non intendiamo il fatto che il Tottenham non possa ripetere, in termini di gioco, quello che ha fatto l’anno passato, solo che avere come avversario il City o il Chelsea piuttosto che il Leicester, fa tutta la differenza del mondo.

I bianchi di Londra ci sembrano onestamente meno attrezzati di tutte le squadre sopracitate per la conquista del titolo, soprattutto come profondità della rosa e qualità in quelli che dovrebbero essere i cosiddetti comprimari.

Se è vero che la squadra di Pochettino ha subito molto poco, in questo inizio di stagione, è altrettanto vero che ha faticato tremendamente a trovare la via del gol.

Con soli 15 gol realizzati è per distacco l’attacco peggiore tra le prime 5, il Liverpool ne ha segnati esattamente il doppio, e questo non si spiega solamente con l’assenza di Kane, che certamente ha influito.

La manovra è molto più farraginosa e con meno sbocchi, se non inventa qualcosa Eriksen o non va in percussione palla al piede Dele Alli sono dolori. Il sudcoreano Son Heung-Min ha avuto un inizio di stagione piuttosto sorprendente, in positivo, mentre Vincent Janssen sta faticando per trovare la propria dimensione nel calcio inglese, dopo ciò che aveva mostrato di buono in Olanda.

La zona Champions ci sembra l’obiettivo più realistico per gli Spurs, che comunque potrebbero rimanere in corsa anche per il bersaglio grosso fino alla fine.