Che fine ha fatto Paulo Dybala? Che fine ha fatto Paulo Dybala?
La stagione della Juventus, se guardiamo ai risultati, è fin qui perfetta: cinque vittorie in campionato, una vittoria turbolenta a Valencia, nella notte della... Che fine ha fatto Paulo Dybala?

La stagione della Juventus, se guardiamo ai risultati, è fin qui perfetta: cinque vittorie in campionato, una vittoria turbolenta a Valencia, nella notte della prima espulsione europea di Cristiano Ronaldo.

Eppure, qualche nota stonata affiora anche dalle parti di Torino.

Non solo per quella che ormai sembra essere diventata una piccola ossessione per Max Allegri, con quel vecchio discorso del “bel gioco” contrappposto al pragmatismo che sembra caratterizzare la squadra bianconera.

Superato l’ostacolo del primo gol di Cristiano Ronaldo, che anche ieri sera è andato a segno risolvendo una partita che si era fatta più complicato del previsto, l’enigma più grande in casa bianconera, in questo momento, si chiama Paulo Dybala.

4 partite, 280 minuti giocati, nessun gol, solo 4 tiri effettuati verso la porta avversaria (3 che hanno centrato il bersaglio) e la sensazione che per lui ci sia sempre meno spazio in questa Juventus.

Fermo restando la centralità di Cristiano Ronaldo in questa squadra, Allegri, in questo primo mese, ha dovuto cercare i partner giusti per il portoghese. Mario Mandzukic, come spesso accade, ha saputo dimostrarsi imprescindibile: il croato, infatti, può giocare da centravanti lasciando spazio a CR7 per partire largo a sinistra, o spostarsi sulla fascia per far avvicinare Ronaldo alla porta.

Dall’altra parte il grande stato di forma di Bernardeschi gli ha fatto guadagnare posti in gerarchia e – prima della settimana nera con squalifica e infortunio – Douglas Costa rimaneva l’uomo giusto per cambiare le partite in corsa.

Rimane la domanda: e Paulo Dybala dove lo mettiamo?

Contro il Chievo l’argentino è partito titolare, da trequartista centrale nel 4-2-3-1, e ha finito poi spesso per decentrarsi sulla destra, senza mai risultare troppo pericoloso. Quella partita cambiò con l’inserimento di Mandzukic e Bernardeschi, evento che convinse Allegri a percorrere nuove strade.

Contro Parma e Lazio, per Dybala ci sono stati solo 10 minuti, e la Joya si è rivista solo contro il Sassuolo: una partita in cui ha fatto vedere dei bei numeri e le sue solite giocate di classe, ma in cui è stato ben lontano dal rivelarsi il giocatore decisivo che conoscevamo.

Nella notte di Valencia per lui non c’è stato spazio, ma ieri sera a Frosinone è tornato titolare: come si può vedere dalla sua heatmap, anche per il solo fatto che il pallone è stato quasi sempre tra i piedi della Juventus, è stato parecchio coinvolto (85 i palloni toccati ieri sera da Dybala) ma ancora una volta, dal suo piede non è arrivata la giocata decisiva, quella risolutiva che si chiede a chi porta il numero 10 sulla schiena.

Allegri, fin qui, ha dimostrato di avere pazienza e ha sempre dichiarato di voler aspettare Dybala per tutto il tempo necessario.

Ma i tifosi cominciano a mostrare qualche segno di preoccupazione. A destare timore è soprattutto l’atteggiamento in campo dell’argentino, che sembra a volte incapace di fornire quella reazione e quella scossa emotiva di cui avrebbe bisogno.

La collocazione tattica incerta, il non aver ancora trovato una posizione ideale nella nuova Juventus, sicuramente non aiuta: ma da uno come lui, appunto, ci si aspetta che sappia essere decisivo e incisivo a prescindere dal ruolo e dalle porzioni di campo occupate.

Solo il tempo ci dirà se Paulo Dybala sarà ancora importante per questa Juventus o se sarà lui il primo sacrificato sull’altare della divinità portoghese sbarcata a Torino.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro