Potrebbero avervi detto che il calcio si gioca con i piedi, che è questione di tecnica, di inventiva, di classe. Certo, il calcio è...

Potrebbero avervi detto che il calcio si gioca con i piedi, che è questione di tecnica, di inventiva, di classe. Certo, il calcio è anche quello. Ma il calcio, almeno quello ad alti livelli, quello che ci fa sognare, si gioca anche e soprattutto con la testa. E in questo momento, la testa di Paul Pogba è tutto tranne che libera.

Il centrocampista francese della Juventus si muove per il campo, con il suo passo da pantera. Ma sembra una pantera ferita. Una pantera che non è più in grado di fare quello che fino a poco tempo fa riusciva naturale, quello per cui Paul sembrava fosse nato. Fino all’anno scorso, Paul Pogba era un giocatore micidiale, ed era per quel motivo che le big di tutta Europa se lo contendevano a suon di rilanci. Rilanci a cui la Juventus ha sempre detto no. La dirigenza bianconera lo ha ribadito più di qualche volta: Paul è il presente e soprattutto il futuro della Juventus, per ora resta qui.

Per ribadire il concetto, Paul ha preso la maglia numero 10, non una maglia qualsiasi, non un numero come tutti gli altri. Non a Torino, non sulla sponda bianconera della città. A Torino quel numero significa più che altrove. E fino all’anno scorso, quel numero apparteneva a Carlos Tevez, che non sembrava aver risentito del peso che quel numero così speciale sembra mettere sulla schiena di chi lo indossa.

Quest’estate, di colpo, sono andati via Tevez, Pirlo e Vidal. Tre uomini che in campo si facevano sentire. E con la loro partenza, la responsabilità del centrocampo, e forse di tutta la squadra bianconera, è finita sulle spalle del giovane francese. Che sembra aver accusato il colpo. Non è Paul Pogba quel giocatore che vaga per il campo cercando sempre la giocata ad effetto. Un giocatore che preferisce sempre l’apparenza alla sostanza, che cerca prima di piacere (e di piacersi) e poi di essere utile alla squadra. Un giocatore che, visibilmente, esagera per farsi perdonare, per dimostrare di essere lo stesso di sempre, e anche qualcosa in più. Più di qualche volta è stato oggetto dei fischi dei suoi stessi tifosi.

Non è più il giocatore che aveva conquistato il cuore dei tifosi bianconeri, o almeno non sembra che sia lui. Come se il 6 dell’anno scorso e il 10 di quest’anno fossero due calciatori diversi tra loro. L’anno scorso c’era un giocatore che sembrava inserito alla perfezione nello spartito bianconero. Si librava negli spazi, danzava sulla palla, la portava avanti e inventava, e faceva partire sassate precise che mettevano in pericolo la porta avversaria.

Oggi c’è un numero 10 che di quella palla a volta sembra non sapere cosa farsene. Ma soprattutto c’è un giocatore che sembra avvertire in tutto e per tutto il peso della responsabilità che gli è piovuta addosso. Sembra proprio che Paul Pogba muoia dalla voglia di far vedere al mondo che lui questa squadra può trascinarla con le sue giocate, e più non ci riesce, più si intestardisce, più fallisce, più vuole riprovarci. Insomma, la testa di Pogba non è per niente libera. E’ affollata dai fantasmi del passato e delle ansie del futuro. La testa di Pogba, oggi, ha bisogno di tempo per riflettere. Perchè Paul Pogba non può essere quell’irritante fantasma visto oggi contro il Borussia Monchengladbach. Ci rifiutiamo di crederlo.

Certo, qualcuno dirà che giocare con Pirlo a fianco è più semplice. Andrea attirava su di sè le attenzioni degli avversari e liberava gli spazi in cui il francese poteva e sapeva essere micidiale e determinante. Ma non è quello il punto. O almeno, non è solo quello.

Il centrocampista francese può essere uno dei migliori al mondo quando vuole. Ma per farlo, deve avere la testa libera. Libera di pensare solo al campo, e al modo di riprendere a volare al più presto. Oggi la pantera Pogba è un cucciolo che non sa ruggire. Un cucciolo che deve ritrovare prima se stesso, prima di diventare quello che tutti si aspettano possa diventare.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro