Che fine ha fatto il Gallo Belotti? Che fine ha fatto il Gallo Belotti?
Questo inizio di stagione ci ha già regalato parecchi spunti di riflessione e domande per le quali, al momento, è ancora difficile trovare una... Che fine ha fatto il Gallo Belotti?

Questo inizio di stagione ci ha già regalato parecchi spunti di riflessione e domande per le quali, al momento, è ancora difficile trovare una risposta.

Nel calcio ci sono pochi punti fermi perchè ogni cosa è in rapida evoluzione ed i pronostici, salvo rari casi, sono destinati ad essere smentiti.

Uno dei pochi punti fermi, giudicando le passate stagioni, si pensava potesse essere il Gallo Belotti, sia per il proprio club, il Torino, che per la Nazionale.

Un centravanti classico, finalmente una vera prima punta, in grado di far salire la squadra al momento del bisogno e finalizzare la manovra come si richiede ad un vero 9. Di testa, di piede, di cattiveria pura e di istinto.

La stagione 2016/2017 conclusa a quota 26 reti in 35 partite ma non era nemmeno quello ad impressionare maggiormente. Il Gallo Belotti, ogni volta che scendeva in campo, sembrava una macchina da guerra: colpi dati, ricevuti, corse a perdifiato per recuperare un pallone e la freddezza di un cecchino sotto porta. Sembrava tutto naturale, talmente naturale che pensavamo facesse parte del suo DNA.

Inutile specificare che dopo prestazioni del genere la sua quotazione è schizzata alle stelle, considerando anche il fatto che Andrea Belotti è un classe ’93, con ancora una lunghissima carriera potenzialmente davanti a se.

“Figurati se rimane al Torino uno così, tempo qualche mese ed è in un top club”, “Con lui, almeno per il ruolo di centravanti, in Nazionale siamo a posto per i prossimi 10 anni” queste erano le frasi più ricorrenti dopo l’exploit di quella stagione, arrivata dopo che la precedente, già ampiamente positiva, era terminata a quota 12 reti.

Nessuno, o quasi, avrebbe potuto immaginare che Cairo si sarebbe mangiato le mani per aver rifiutato tutte le offerte piovute in quella estate.E chi avrebbe potuto ipotizzare che uno dei problemi più grossi della Nazionale sarebbe stato proprio l’attaccante in grado di segnare con continuità?

Sono passati appena due anni ma la situazione sembra proprio essere questa: Andrea Belotti è rimasto al Torino e l’Italia è alla ricerca disperata di una prima punta in grado di incidere con la maglia Azzurra sulle spalle.

Già nella passata stagione si erano avuti dei segnali piuttosto preoccupanti, passati un po’ sotto traccia in quanto l’annata di Belotti è stata tormentata da vari problemi fisici, che non gli hanno consentito di trovare la forma fisica migliore, fondamentale per uno che fa dell’esuberanza fisico-atletica una delle proprie armi migliori.

Quest’anno, però, le cose ci si aspettava andassero diversamente. Lasciamo stare per un momento le due soli reti realizzate, di cui una su rigore, e l’altra arrivata alla seconda giornata, ciò che preoccupa è la mancanza di tutto il contorno, che ci aveva fatto letteralmente perdere la testa per il Gallo.

Che fine ha fatto quel giocatore tutto corsa, grinta, cuore e spallate, a cui abbinava una notevole capacità tecnica ? Dov’è finito quel calciatore a cui bastavano pochi palloni per essere decisivo? Dove si è perso il Gallo Belotti?

L’azione di ieri, al minuto 35 del primo tempo contro il Bologna, con il Torino sotto nel punteggio per 1-0 è emblematica in tal senso. Un lancio perfetto di Berenguer ad imbeccarlo che necessita solo di essere addomesticato e schiaffato alle spalle di Skorupski, cosa che Belotti avrebbe fatto ad occhi chiusi fino a qualche tempo fa.

Invece succede che Belotti non riesce nemmeno a stoppare il pallone, che scivola via e viene comodamente abbrancato dal portiere polacco.

È solo un’azione in un contesto di 68 minuti (la partita di Belotti finisce anzitempo sostituito da Zaza) che però dimostra come tutto sia cambiato, come l’incantesimo sembri irrimediabilmente spezzato. Dal nulla e senza apparente motivazione.

Si dirà che questi sono i periodi fisiologici degli attaccanti, ai quali una stagione riesce tutto, e trasformano in gol ogni cosa che toccano, mentre un’altra si affannano, sgomitano e concludono senza mai trovare la via del gol.

Si dirà che l’allenatore non lo mette nelle giuste condizioni, che è troppo isolato e che il modulo non lo premia.

Si dirà tutto ed il contrario di tutto, il problema vero è che quest’anno a Belotti sembra non mancare solamente la vena realizzativa, che per un attaccante già non sarebbe cosa di poco conto, bensì quella cattiveria agonistica che era ciò che lo rendeva per certi versi speciale, diverso dagli altri attaccanti, pur talentuosi, su cui potevamo contare per il futuro della nostra Nazionale.

È ancora presto, fortunatamente, per ritenere la stagione compromessa o il cambio di rotta definitivo. La domanda però appare più che mai lecita e la risposta non così scontata: dov’è finito quel Gallo Belotti che tutti conoscevamo?

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo