Vigilia di Atletico Madrid-Real Madrid, finale di Champions League. Conferenza stampa di Diego Pablo Simeone. Tra le mille domande -molte prevedibili, parecchie evitabili, qualcuna...

Vigilia di Atletico Madrid-Real Madrid, finale di Champions League. Conferenza stampa di Diego Pablo Simeone. Tra le mille domande -molte prevedibili, parecchie evitabili, qualcuna stupida- il tecnico dell’Atletico Madrid si vede chiedere il nome del giocatore più importante del Real Madrid, quello che se proprio potesse toglierebbe agli avversari.

L’allenatore argentino avrebbe a disposizione parecchie scelte. Potrebbe fare il nome- scontato- di Cristiano Ronaldo. Potrebbe scegliere Karim Benzema, il francese che salterà l’Europeo per colpa della oscura vicenda del sextape, ma che resta uno dei migliori attaccanti d’Europa. Potrebbe puntare su Gareth Bale, l’ala gallese che con le sue galoppate devasta la fascia e con le sue incursioni aeree diventa un pericolo anche nel cuore dell’area. Potrebbe scegliere Sergio Ramos o Keylor Navas, i leader difensivi di una squadra sbilanciata in avanti e che quindi devono faticare parecchio per tenere in piedi la baracca.

Invece no. Diego Pablo Simeone, quando deve fare quel nome, quando deve scegliere il giocatore più importante dei suoi avversari, non ha il minimo dubbio. Chi lo conosce bene, in effetti, avrebbe potuto immaginarla, la risposta. Per Diego Pablo Simeone, il giocatore più importante del Real Madrid campione d’Europa per la undicesima volta è Carlos Henrique Casemiro -ma per tutti semplicemente Casemiro- il brasiliano che ha in mano le chiavi del centrocampo madrileno. E spesso e volentieri quelle chiavi le usa per chiudere a doppia mandata la porta blindata che aiuta la difesa a rimanere in piedi.

Non è facile essere uno come Casemiro, nel Real Madrid. Lì, da quelle parti, vogliono gente che faccia innamorare i tifosi con giocate illuminanti, con i doppi passi, con i colpi ad effetto, con i gol e con gli assist. Quelli come Casemiro, sulla sponda bianca di Madrid, li guardano come degli alieni. Quelli come Casemiro non faranno vendere le magliette, ma fanno vincere le partite. E, in fondo, quello conta, nel calcio. Null’altro.

Per i giocatori come Casemiro, d’altronde, è difficile anche affacciarsi alla ribalta. Le luci della ribalta puntano spesso altrove. Per cui le loro qualità le capiscono a fondo solo quelli che il calcio lo conoscono come le proprie tasche. Spesso si tende a sottovalutarli, giocatori di questo tipo, nella convinzione che quel ruolo possa farlo quasi chiunque, che uno valga l’altro. E infatti, in questo senso, la storia di Casemiro è indicativa. Nel 2011, quando divenne campione del mondo Under 20 con il Brasile, Casemiro sembrava destinato a finire al centro di aste e rilanci milionari (ricordate Ganso? Più o meno così…).

Due anni dopo, anche per colpa dei procuratori brasiliani che molte volte si divertono a combinare dei casini senza pari, Carlos Henrique Casemiro finisce al Real Madrid Castilla, con i Blancos che non sembrano certo intenzionati a riscattarlo per lanciarlo nell’orbita della prima squadra. Anche perché il tempo comincia a scorrere veloce, l’età avanza. Con Ancelotti le cose non vanno benissimo. Casemiro diventa Campione d’Europa, ma senza giocare praticamente mai.

La stagione del riscatto -o della conferma, per chi Casemiro già lo conosceva bene- è quella al Porto, 2014-15. Dopo la grande stagione in Portogallo, il Real capisce che lasciare il ragazzo sarebbe un errore, e, in estate, Rafa Benitez decide di riportarlo alla casa madre. Solo che, il problema è che a Madrid essere un incontrista è considerato quasi alla stregua di un crimine. Rafa Benitez, tra le tante critiche che è costretto a sopportare, si vede puntare contro il dito di chi a centrocampo Casemiro non lo vorrebbe. Considerato un plebeo, un impuro, un estraneo. D’altronde, a Madrid, ha avuto vita dura gente ben più quotata di Casemiro. Pensate a Emerson o a Makelele, giusto per fare due nomi.

Rafa Benitez, per questo e altri motivi, salta. Sulla panchina del Real arriva Zinedine Zidane, che non ha mai allenato altro che la seconda squadra e che sembra destinato a finire in mezzo a un disastro imminente. La storia, invece, dirà altro. Zizou non ha paura di scegliere con la sua testa, non si fa influenzare dai mugugni della tribuna e della stampa. Zizou sa che il Real Madrid ha bisogno dei tackle, dei palloni recuperati, della corsa, delle legnate di Casemiro. Lo piazza nel cuore del centrocampo a fare da guardia del corpo a Modric e Kroos, lo guarda crescere e diventare indispensabile. Lo guarda zittire anche le ultime critiche.

Il resto è storia recente. A Madrid, oggi, nessuno si sogna più di storcere il naso al nome di Casemiro durante la lettura delle formazioni. A Real Madrid, oggi, hanno finalmente capito che uno come Casemiro è indispensabile. Con buona pace degli esteti del pallone.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro