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La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, ieri sera, mentre quasi tutta l’Italia calcistica era impegnata a vedere la semifinale di... Capri espiatori

La notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno, ieri sera, mentre quasi tutta l’Italia calcistica era impegnata a vedere la semifinale di ritorno di Champions League tra Juventus e Monaco.

Quasi come una beffa, una sorta di barzelletta in mondovisione, mentre i rivali storici di sempre festeggiano uno dei momenti più belli della loro storia recente a Milano, sponda nerazzurra, si consuma un dramma sportivo che sembra non avere fine.

La comunicazione è di quelle asciutte, scarne, quasi didascalica.

“L’inter comunica di aver sollevato l’allenatore Stefano Pioli ed il suo staff tecnico dalla guida della prima squadra”, informa inoltre che la squadra verrà affidata a Vecchi per portare a termine quella che è stata una stagione difficile.




A tre giornate dalla fine del campionato, in cui l’ unico obiettivo rimasto, se si può considerare tale, in quanto le squadre coinvolte sembra facciano gara a chi va più lenta, è la qualificazione per l’Europa League.

Una decisione figlia indubbiamente della mancanza di risultati, gioco e anima di questa tremenda primavera nerazzurra ma altresì inspiegabile per modi e tempistiche. Pioli, ricordiamolo, era stato confermato non più tardi di qualche giorno fa da un comunicato della società che, pur rimarcando la delusione nei confronti delle recenti prestazioni, aveva dato fiducia al tecnico di Parma.

Cosa ha portato dunque al licenziamento di un tecnico che, fino a qualche mese fa, sembrava potesse essere la soluzione a tutti i mali dell’Inter? E’ altamente improbabile che un allenatore si trasformi da genio a causa di tutti i mali nell’arco di un così breve tempo, posto che Pioli non è né l’uno né l’altro. Non possono essere solo i risultati o, perlomeno, bisogna essere molti miopi per pesare che questi siano solo la diretta conseguenza di una gestione tecnica sbagliata.

L’impressione è che in questa stagione travagliata per l’Inter, e soprattutto per i suoi tifosi, gli allenatori fungano semplicemente da capri espiatori di una situazione in cui non c’è un barlume di chiarezza neanche a volerla cercare col lumicino.

Già aveva destato molto scalpore la risoluzione consensuale del contratto con Roberto Mancini ad inizio anno, o meglio, ancora prima che il campionato avesse inizio. Affidare tutta la preparazione estiva, scelte di mercato incluse, ad un allenatore per poi affidarsi ad un altro tecnico, privo di qualsiasi esperienza nel nostro campionato e con idee piuttosto particolari, stiamo parlando di Frank De Boer, non è stata l’idea del secolo, da qualsiasi parte la si voglia guardare.

Poi, appunto, c’è stata la parentesi olandese: tragica, sotto tutti i punti di vista, per come si è svolta e per come è giunta a termine. Lungi da noi il voler riabilitare un tecnico che, per mille motivi, era impensabile potesse far bene fin da subito, era abbastanza evidente che le colpe non potessero essere soltanto sue. Ma si sa, in questi casi a pagare è sempre e quasi solo l’allenatore.

Cambiato De Boer sembrava che con Pioli le cose fossero magicamente tornate in ordine. Alcuni giocatori rinati, altri totalmente rigenerati, una serie di risultati utili da far gridare perfino al miracolo.

Come spesso accade, però, quando ci sono dei problemi molto grossi, se preferite chiamarli equivoci il discorso non cambia di una virgola, sono destinati a ripresentarsi più grandi di prima una volta che le cose prendono la direzione sbagliata.




E’ successo così che alle prime difficoltà serie anche l’Inter di Stefano Pioli si sia sfaldata, sciolta come neve al sole. Gli stessi giocatori che sembravano rinati sono tornati ad essere i “cadaveri ambulanti” che vagavano per il campo solo qualche mese prima.

Quali sono dunque questi equivoci, ai quali l’Inter dovrebbe porre quanto prima rimedio? In primis la società. Quando il pesce puzza, puzza dalla testa si dice. Suning, la proprietà cinese, è tornata ad investire sul mercato cifre assolutamente considerevoli e questo, intendiamoci, è un bene non di poco conto.

Quello che però ai più non è chiaro è la divisione di responsabilità all’interno della società stessa: è presente un organigramma, che però è chiaro solamente sulla carta. L’impressione è che ci siano diverse “anime”, non sempre concordi tra loro, anzi quasi mai a dire il vero, che spingano verso direzioni contrapposte.

La scelta di Pioli, in questo caso, era stata vista come la vittoria dell’anima italiana su quella cinese, così come la volontà di riconfermarlo dopo i recenti risultati negativi.
La decisione di ieri, improvvisa, è parsa al contrario uno “sgarbo” della frangia cinese nei confronti di quella italiana.

La prima cosa da sistemare, ci pare evidente, è questa: per arrivare primi al traguardo occorre remare tutti nella stessa direzione altrimenti, ben che vada, si arriva dietro agli altri mentre nella peggiore delle ipotesi la barca si cappotta e si finisce a testa in giù, come accaduto all’Inter di quest’anno, non ancora finito.

L’altra questione riguarda i giocatori: bisogna capire chi, in questa rosa comunque molto profonda, è da grande squadra (perchè tale vuole essere la società nerazzurra nei prossimi anni) e chi invece può giocare massimo 5/6 partite durante l’anno per far tirare il fiato ai titolari.

Avendo visto giocare l’Inter in molte partite della stagione ci pare di poter dire che, ad esempio, la difesa andrebbe rifondata per almeno tre interpreti su quattro. Non è voler gettare la croce addosso a qualcuno in particolare è semplicemente un dato di fatto: in una squadra che vuole ambire a determinati traguardi giocatori come Nagatomo, Murillo o D’Ambrosio (che pure più di qualche partita buona l’ha giocata) difficilmente possono recitare un ruolo importante.

Il medesimo discorso vale per il centrocampo e l’attacco, dove ci sono altrettanti equivoci da sistemare. Lo stesso Icardi, autore di una stagione mostruosa a livello numerico, è sempre messo in discussione ad ogni risultato negativo: una volta ci si domanda se la fascia di capitano non sarebbe meglio darla ad un giocatore di ben altra caratura, un’altra volta si mette in discussione il suo lavoro per la squadra, secondo molti deficitario, un’altra ancora lo si vorrebbe fuori dai piedi, senza nemmeno pensarci su.

Tanti, troppi i problemi che hanno accompagnato questa stagione dell’Inter per pensare di risolverli solamente cambiando allenatori. Ah, dimenticavamo, ieri con l’esonero di Pioli è arrivata anche la notizia che Sabatini, reduce dall’esperienza romanista, sarebbe il nuovo responsabile tecnico delle squadre di Suning. Già c’è chi inizia a fantasticare di mercato, di colpi ad effetto in arrivo da mercati esotici.

La parola d’ordine, invece, da qui alla fine di un anno ormai irrimediabilmente compromesso deve essere soltanto una: chiarezza.

Per evitare che altri facciano la stessa fine di Mancini, De Boer e Pioli. Per evitare di immolare sull’altare di Suning altri capri espiatori.

Paolo Vigo
Twitter: @Pagolo