Quando il Real di Reyes e Van Nistelrooy vinse la Liga per un…Capello Quando il Real di Reyes e Van Nistelrooy vinse la Liga per un…Capello
Estate 2006, momento di riflessioni in casa Real Madrid: il neopresidente delle merengues Ramon Calderon non può permettersi passi falsi, non dopo un’annata che... Quando il Real di Reyes e Van Nistelrooy vinse la Liga per un…Capello

Estate 2006, momento di riflessioni in casa Real Madrid: il neopresidente delle merengues Ramon Calderon non può permettersi passi falsi, non dopo un’annata che ha visto gli acerrimi rivali del Barcellona conquistare campionato e Champions League.

In casa Real, come spesso accade, non si bada a spese, e arrivano così Emerson e Cannavaro dalla Juve appena retrocessa, Mahamadou Diarra dal Lione, Baptista e Reyes dall’Arsenal e soprattutto Ruud Van Nistelrooy, cannoniere implacabile del Manchester United.

A una squadra che tra le proprie fila annovera già vere e proprie icone come Beckham, Raul, Roberto Carlos e Ronaldo serve un condottiero carismatico, che non guardi in faccia a nessuno e che riesca a gestire i tanti campioni in rosa senza divenirne succube; così, il 5 luglio 2006, Calderon chiama sulla panchina del Real Madrid “Don” Fabio Capello, appena liberatosi dalla Juventus.

Alla seconda esperienza madrilena, il tecnico si trova di fronte al non semplice compito di dare equilibrio a una squadra pesantemente sbilanciata in avanti, con un numero impressionante di talenti offensivi supportati da un’ala aggiunta come Roberto Carlos.

Capello impone due uomini d’ordine davanti alla difesa, Emerson e Diarra, attirando le critiche dell’esigente tifoseria del Real nonostante la vittoria per 2-0 sul Barça di fine ottobre.

Capello deve inoltre far fronte a diverse grane interne: David Beckham, promesso sposo dei Los Angeles Galaxy, viene messo fuori rosa da Calderon e poi reintegrato dal tecnico, non va altrettanto bene a Ronaldo (ceduto poi al Milan a gennaio) e ad Antonio Cassano, messo ai margini dopo un’imitazione del tecnico che in breve tempo fa il giro del mondo.

Tra dicembre e gennaio le cose si complicano maledettamente per Don Fabio: un pesantissimo 0-3 interno contro il Recreativo de Huelva, seguito dalla sconfitta per 2-o al Riazor col Deportivo, fanno scricchiolare la panchina di Capello, mentre il presidente Calderon viene convinto in extremis dal dirigente Franco Baldini a confermare il tecnico. Nel frattempo a Madrid arrivano tre ragazzi di belle speranze dal Sudamerica: si tratta di Fernando Gago, Marcelo e Gonzalo Higuain. Ne sentiremo parlare.

Il Real continua ad arrancare e perdere partite inaspettate, come lo 0-1 casalingo con il Levante, mentre in Champions League nonostante la vittoria nella gara d’andata viene eliminato dal Bayern Monaco di Makaay, Podolski, Salihamidzic e di un giovanissimo Bastian Schweinsteiger. Stabile al terzo posto in classifica, il Real di Capello pare dire definitivamente addio ai sogni di gloria dopo il 3-3 al Camp Nou, con Messi (prima tripletta in un Clasico per lui) che al 90′ gela i madrileni e pare mettere la parola fine alla Liga.

Poi accade l’impensabile: il Barcellona arranca, Capello trova la quadratura giusta con il reintegro di Beckham e l’inserimento nelle rotazioni di Gago e Higuain, batte e supera il Siviglia secondo in classifica e a maggio aggancia il Barça dopo un pirotecnico 4-3 sull’Espanyol.

Tutto fatto? Assolutamente no, dato che alla penultima di campionato il Real inciampa sul Saragoza, salvato da una sconfitta sanguinosa solamente dall’implacabile Van Nistelrooy (per lui saranno 25 i gol a fine stagione), ma i blaugrana non ne approfittano: è il famoso “Tamudazo” il gol allo scadere di Raul Tamudo, che regala il 2-2 ai cugini dell’Espanyol ma soprattutto impedisce agli odiati concittadini di riprendersi il primo posto in solitaria in vetta alla Liga.

A 90′ dalla fine della Liga 2006/07 la classifica recita Real 73 Barcellona 73, con i blancos virtualmente campioni grazie agli scontri diretti. Succede però che a fine primo tempo, col Barça che nel frattempo sta passeggiando sul Nastic di Tarragona, il Real si trova sotto per 1-0 al Bernabeu contro il Maiorca. “Ci sono dei momenti in cui anche i grandi campioni hanno paura” racconterà anni dopo Capello “così ho detto alla squadra di giocare come se fosse un allenamento. E ho messo dentro Reyes“.

Già, José Antonio Reyes, arrivato in sordina in mezzo ai tanti campioni in estate ma schierato titolare fin da subito da Don Fabio, salvo poi sparire dai radar nella seconda parte di stagione, relegato al ruolo di riserva di lusso. La Liga di Capello è anche però, in egual misura, la Liga di Reyes: l’ex Arsenal ribalta letteralmente la partita con 2 gol e un assist in 45′, il Real chiude la gara sul 3-1 e Capello viene portato in trionfo dai suoi uomini.

Non basterà, dato che Calderon è già in parola con Bernd Schuster per la stagione successiva ed esonera il tecnico nostrano. Che però torna a casa col volto soddisfatto di chi, ancora una volta, ha avuto ragione contro tutto e contro tutti.

Alex Campanelli
twitter: @Campanelli11

 

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