Campioni del Mondo: storia di una cavalcata – Il girone eliminatorio Campioni del Mondo: storia di una cavalcata – Il girone eliminatorio
Ho un problema, da sempre mi porto appresso una pessima memoria. Dimentico date, ricorrenze, anniversari, compleanni, mettendo a repentaglio la mia integrità fisica. Scordo... Campioni del Mondo: storia di una cavalcata – Il girone eliminatorio

Ho un problema, da sempre mi porto appresso una pessima memoria. Dimentico date, ricorrenze, anniversari, compleanni, mettendo a repentaglio la mia integrità fisica. Scordo le chiavi di casa, faccio fatica a ricordare dove ho parcheggiato l’auto e ho bisogno del costante supporto di Google per essere assolutamente certo di quello che la mia mente mi sta proponendo. Ma dal 1994, anno in cui per la prima volta fosse ebbi coscienza di quello che stava succedendo, ad oggi, ricordo, con assoluta dovizia di particolari, dove ero, con chi ero, cosa stavo facendo, durante tutte (TUTTE) le partite di calcio giocate dalla Nazionale Italiana di calcio a Mondiali ed Europei.

E’ per questo che ho deciso di ripercorrere l’estate più bella della mia vita. Certo, parlando di calcio, come sempre. Ma provando a raccontare quell’estate, quelle del 2006, naturalmente, come l’ho vista con i miei occhi di tifoso. Come l’abbiamo vista tutti noi, con il cuore che rimbalzava fortissimo nel petto, pronto a schizzare fuori, ebbro di gioia, alla fine di quella splendida cavalcata. Non era un’estate facile. Era l’estate di Calciopoli, l’estate che metteva in dubbio, forse per la prima volta nella mia vita, il mio amore per il calcio. Era anche la prima estate in cui avrei dovuto affrontare gli esami universitari, ma agli inizi di giugno questo non sembrava essere un grande problema. Pensavo già solo e soltanto a quello che sarebbe successo ai Campionati del Mondo in programma a breve in Germania.

Atto primo: il girone eliminatorio

I giorni che precedono un Mondiale sono i più eccitanti che un appassionato di calcio possa vivere. L’estate che arriva, le giornate che si allungano, le vacanze all’orizzonte. Se poi c’è anche un Campionato del Mondo da vivere, ogni quattro anni, bè, allora quell’estate sarà speciale. L’esordio dell’Italia, tra le mille polemiche, intercettazioni, indagini, avviene quasi in sordina, quasi dimenticato. E’ il 12 giugno, giochiamo ad Hannover, di sera, contro il Ghana. Rifiuto scientificamente tutti gli inviti a vedere la partita in compagnia. L’esordio, con queste premesse, si preannuncia tragico, al limite della catastrofe.

E, conoscendomi, vorrei evitare di mostrare il peggio di me ai miei amici. Per cui, almeno per ora, almeno finchè le cose non si chiariscono, decido di rimanere in casa. Mi piazzo, in solitudine, sul divano. Rifiuto anche l’invito last minute dei familiari di scendere almeno a vedere la partita in cortile in compagnia di pochi intimi. E, chiuso nel mio ostinato silenzio, mi preparo a guardarmi, senza troppe speranze, Italia-Ghana.

Partiamo male, con De Rossi che si fa ammonire dopo pochissimi minuti e il Ghana che ci schiaccia. Poi, alla distanza usciamo, ci divoriamo un paio di gol, e sul finire del primo tempo finalmente posso liberare il mio timido urlo di gioia, per il gol dell’uno a zero firmato da un siluro di Andrea Pirlo, lasciato improvvidamente solo al limite dell’area. Per tutto il secondo tempo attacchiamo, attacchiamo, attacchiamo. E non facciamo il 2-0 neanche per errore, il che mi fa pensare, con estrema sicurezza, che prima della fine prenderemo il gol del pareggio.

La più classica delle beffe a cui ho imparato a fare l’abitudine. E invece, per fortuna, la difesa del Ghana combina un pasticcio di quelli grossi, e Vincenzone Iaquinta, da poco entrato, può andare a depositare facilmente in rete il pallone del 2-0, quello della sicurezza, a 7 minuti dalla fine. Mi rilasso, consapevole che è stata solo la prima partita, e che la storia dei nostri Mondiali ed Europei è piena di buone prime partite. Penserò una partita alla volta, decido.

ita-usa

Ma, subito dopo il fischio finale, realizzo che alla prossima partita sono già atteso da un’impresa probante. La seconda partita, Italia-Usa, è in programma il 17 di giugno. Faccio due rapidi conti, realizzo che quel giorno si sposa mia cugina. Che, quando ha saputo che ci sarebbe stata un’orda di balordi pronta a rovinarle il giorno più bello della sua vita, ha categoricamente bandito ogni tipo di televisore. E’ tragedia. Ma quando, quel 17 giugno, ci troviamo tutti insieme, capisco che non sono solo. La metà degli invitati si sta chiedendo, spaventata, se si potrà vedere o meno la partita.

A più o meno un’ora dal termine, quando pare che saremo costretti ad ascoltarla in maniera del tutto abusiva alla radio, mio cugino, il fratello della sposa, fa la giocata dell’anno. Sbuca, dal nulla, un piccolo televisore in bianco e nero. La partita, magicamente, soppianta il taglio della torta. In 50, intorno ad un televisore marcio, a guardare la Nazionale. Della partita, onestamente, ricordo molto poco. Ricordo che successe tutto in mezzora. La prima sviolinata di Gilardino, l’incredibile autogol di Zaccardo.

L’espulsione di De Rossi, che rischierà di saltare tutto il Mondiale. Resiste l’Italia, che poi si trova addirittura in 10 contro 9. Resiste l’Italia e soprattutto resistiamo noi, piccoli eroi, davanti a quel microscopico televisore, attirandoci l’odio eterno della sposa. Il secondo tempo l’ha guardato anche lo sposo, per dire. Finisce 1-1, non si è visto un gran calcio, ma all’ultima giornata, con la Repubblica Ceca, ci giocheremo il passaggio del turno.

materazzi-rep-ceca

Per l’occasione decido di ritornare in totale solitudine. E nemmeno sul divano, con il televisore più grande. Per la partita con la Repubblica Ceca, già decisiva, decido di impormi, in maniera del tutto inspiegabile, il tormento del televisore più piccolo della casa.  Come se decidessi di soffrire insieme ai ragazzi. Ora che sono totalmente immerso nell’avventura azzurra, li sento più vicini a me. Calciopoli è un lontano ricordo, da rimandare alla fine del Mondiale. Dobbiamo vincere, per passare il turno, magari evitando pure il Brasile. E vinciamo, in una partita che all’inizio sembra mettersi male, con Pavel Nedved che prova a farci male. Inizio ad annusare oscuri presagi di sconfitta.

Almeno fino a quando Marco Materazzi sale in cielo a prendere un pallone su un calcio d’angolo e lo scaraventa in porta. E’ il gol dell’1-0 che mette la partita in discesa. Mentre mi squaglio dal caldo, vedo l’Italia controllare, vedo Pippo Inzaghi e Simone Barone scappare verso la porta di Cech. Vedo Pippo Inzaghi scartare il portiere del Chelsea, ignorando la disperata richiesta di Barone. E’ fatta. Abbiamo passato il girone eliminatori, da primi. Adesso viene il bello.

(continua…)

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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