Campioni del Mondo: storia di una cavalcata – Gli ottavi e i quarti Campioni del Mondo: storia di una cavalcata – Gli ottavi e i quarti
Ripercorriamo insieme, attraverso gli occhi del tifoso, gli occhi di tutti noi, la magica cavalcata dell’Italia nell’estate del 2006. Dopo aver vissuto le emozioni... Campioni del Mondo: storia di una cavalcata – Gli ottavi e i quarti

Ripercorriamo insieme, attraverso gli occhi del tifoso, gli occhi di tutti noi, la magica cavalcata dell’Italia nell’estate del 2006.

Dopo aver vissuto le emozioni del girone eliminatorio, ci aspettano gli ottavi di finale e i quarti, due partite contro Australia e Ucraina che ci hanno spianato la strada verso le semifinali. Domani racconteremo e rivivremo insieme le due partite che più ci emozionarono: Italia-Germania e Italia-Francia.

Ottavi di Finale: Italia-Australia

Il tabellone ci accoppia all’Australia, che un po’ a sorpresa è arrivata seconda nel suo girone. Guardo il resto degli accoppiamenti e scopro che, nell’ipotesi in cui dovessimo passare, ci aspetta la vincente di Ucraina-Svizzera. Non sarebbe un’impresa così difficile, per una squadra in forma. Quasi quasi, se non fosse la Nazionale, quella Nazionale che fin qui mi ha dato solo dolori, inizierei a crederci. Ma siamo reduci dalla beffa di Euro 2004 e dalla truffa di Corea e Giappone 2002. Come potrei mai essere ottimista? Come potrei non pensare che in qualche assurdo modo ci complicheremo l’esistenza e saremo sbattuti fuori, qui e ora, da una nazione che non ha il calcio nemmeno come sport nazionale? Con queste premesse mi approccio a Italia-Australia. Ovviamente nella mia ostinata solitudine, ancora in camera, ancora al televisore più scomodo possibile, oramai diventato il mio insostituibile talismano. Respingo ancora una volta gli ultimi inviti e mi piazzo a seguire Italia-Australia.

italia-australia

In campo c’è Alex Del Piero, per la prima volta dal primo minuto. Mi sento un po’ più protetto, mi sento al sicuro. E quando Pinturicchio pennella un cross per la testona di Luca Toni, che quasi insacca, mi ripeto che possiamo farcela. Mettendo a zittire il mio istinto peggiore. Ma non troviamo la porta. Lo so che queste partite vanno sbloccate subito. L’avversario ostico e rognoso non te lo puoi portare fino alla fine. Ne ho viste tante, troppe, di partite dominate perse per un gol subito su un corner o in contropiede. Ma quel gol non arriva. Il secondo tempo parte come il primo. E poi succede proprio quello che temevo. L’Australia riparte quasi senza volerlo, Bresciano si invola verso la porta e Marco Materazzi, l’eroe della partita precedente, lo stende. Rosso, inevitabile. Mi alzo in piedi, non mi siederò più. Non fumo, non ho mai fumato, ma vorrei iniziare a farlo. Guardo i replay, Caressa e Bergomi mi spiegano che il rosso è ingiusto. La prendo ancora peggio. Ora, però, sudo e soffro davvero. Mi devo affidare ai guantoni di Gigi Buffon.

Marcello Lippi sembra aver capito che non bisogna avere paura, e soprattutto non bisogna mostrarne. Toglie Alex Del Piero, che ha fatto una partita di straordinario sacrificio sulla fascia, e mette dentro Francesco Totti. Entra con lo sguardo giusto, mi dico. Peccato che forse non vedrà mai nemmeno un pallone. Il gol diventa un’utopia. Lo spettro dei supplementari aleggia ormai sulle nostre teste. Supplementari, e poi i rigori, che, dal ’90 al ’98 hanno decretato la nostra uscita dal Mondiale. I rigori che quindi non vedremmo di buon occhio. I supplementari sono lì, c’è solo un ultimo giro di lancette. Anzi meno, molto meno. Totti lancia lungo, io sono ancora in piedi. Scatto, come per ricevere quel pallone. Urlando a Fabio Grosso di correre, urlando a Fabio Grosso di accentrarsi. Fabio Grosso corre, Fabio Grosso si accentra. Arriva sul fondo e rientra, mentre Neill si è buttato per terra nel tentativo di fermarlo. Adesso Fabio Grosso sta convergendo verso il centro, Neill è piantato a terra e io sto proferendo parole irripetibili all’indirizzo del televisore. Un misto di “tira, passala, mettila dietro, fai qualcosa”. E Fabio Grosso incespica sul corpo di Neill. Non so se è rigore. Se lo fischiassero contro la mia squadra impazzirei. Trattengo il fiato.

Lo trattengo per un paio di interminabili minuti. Finchè sul dischetto si dirada la figura di Francesco Totti. Penso che, tra quelli che sono in campo, è quello di cui mi fiderei di più. Penso che se per caso azzarda un cucchiaio, io ci lascio le penne. Ci resto secco. La telecamera regala una delle inquadrature più iconiche degli ultimi anni. Cattura lo sguardo di Francesco Totti che si sposta, rapido da destra a sinistra. Poi il campo si allarga, e Francesco Totti non fa il cucchiaio, per fortuna. Francesco Totti tira un siluro all’incrocio dei pali, imprendibile. Il mio urlo solitario è lungo quanto basta per festeggiare un passaggio degli ottavi di finale da favoriti. Non mi scompongo, so che con queste premesse sarà dura andare in fondo. Ma posso finalmente lasciarmi andare alla prima vera gioia di questo Mondiale. Prendo una bandiera, salgo in macchina, raccolgo due amici e andiamo, da bravi tamarri, a sfilare con il clacson a palla.

Quarti di Finale: Italia-Ucraina

Lo sapevamo già. Tra le tante squadre che potevano capitarci, l’Ucraina è forse la migliore. Basta pensare che Argentina e Germania da una parte e Brasile e Francia dall’altra si prenderanno a ceffoni tra di loro. A noi tocca l’Ucraina di Sheva, che però non può farci paura, non dopo che siamo rimasti vivi in questo modo. In settimana, però, un’altra notizia ha sconvolto la quiete della spedizione azzurra: Gianluca Pessotto ha tentato il suicidio a Torino. E’ una notizia che colpisce nel profondo del cuore gran parte dei ragazzi della squadra: il loro ex compagno, alla Juventus o in Nazionale, sta lottando tra la vita e la morte. E la partita contro l’Ucraina sarà tutta per lui.

Io, questa partita, vorrei vederla ancora ostinatamente da solo. D’altronde capirete bene come sverniciare le abitudini scaramantiche di un tifoso di calcio sia un’impresa semi-impossibile. Non so bene come, non ricordo bene perchè, probabilmente sotto minaccia di ritorsioni di ogni tipo. Mi ritrovo catapultato a festeggiare, insieme alla numerosissima famiglia di mia madre, il compleanno di zia. Una cinquantina di persone. Tutte insieme. Dopo quattro partite vissute nella solitudine totale. La sensazione, ovviamente, è quella che si ha ogni qual volta si rompe un rituale collaudato. Finirà in tragedia, in tremenda e assoluta tragedia. Invece dopo 6 minuti, mentre qualcuno passa con la bocca piena di parmigiana di melanzane e qualcun altro chiede se siamo i gialli o gli azzurri, e se gioca Baggio, Zambrotta segna con un gol dalla distanza. Un missile imprendibile, uno dei pochi gol del terzino, una rarità.

italia-ucraina-2006

Decido di non mollare la tensione e non concedermi al timballo di patate che tutti stanno assaporando. Mi pare un sacrilegio non concentrarsi sulla partita. Mi sento un alieno. Mentre per tutte queste persone intorno a me, con qualche rara eccezione, questa partita rappresenta un semplice diversivo per passare la serata, per qualcuno anche un noioso contrattempo, per me è uno snodo fondamentale della mia esistenza. E non sto scherzando. Perchè, se tutto va come deve andare, di questa partita mi ricorderò per tutta la vita. E, fortunatamente, è andata come doveva andare. Dopo il gol del vantaggio, sarebbe utopistico aspettarsi che sarebbe andato tutto bene. Ma i corazzieri della nostra difesa reggono con una prestazione da applausi. Cannavaro non lo superano nemmeno con il booster, e, quando lo fanno, c’è un altro muro che si chiama Gigi Buffon. Salva due volte la nostra porta da un gol che sembrava già fatto. Da dei Santi che erano già partiti e non sono più tornati indietro.

Poi, nella ripresa si manifesta Luca Toni. L’uomo che con i suoi 31 gol in maglia viola aveva ripagato la mia fiducia e mi aveva trascinato di peso alla vittoria del Fantacalcio. Sugli sviluppi di un corner Francesco Totti pennella, con il telecomando un pallone che Luca Toni e Fabio Cannavaro si contendono tra di loro. Ovviamente vince la testa di Toni, che fa due a zero. Finalmente, per la prima volta in questo Mondiale, posso prendere fiato. Mi sento sicuro, spavaldo, azzardo l’assaggio della parmigiana. Luca Toni mi ripaga con il gol della doppietta personale, quello del 3-0, spingendo un omaggio di Zambrotta nella porta sguarnita. Finisce in scioltezza. Finisce con me che rivivo emozioni che avevo dimenticato. Siamo in una semifinale mondiale, è la prima volta dal 1994. Mentre stappo un’altra birra, quella della festa, penso che, tutto sommato, il Mondiale, quello vero, inizia dalla prossima partita. Ci aspetta la Germania. E sarà una guerra senza quartiere.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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