Calcio, politica e potere: ascesa e declino dell’Anži Machačkala Calcio, politica e potere: ascesa e declino dell’Anži Machačkala
Il Daghestan non è di sicuro uno dei posti più sicuri e ospitali del pianeta Terra. Qui, nell’angolo più meridionale della Russia che si... Calcio, politica e potere: ascesa e declino dell’Anži Machačkala

Il Daghestan non è di sicuro uno dei posti più sicuri e ospitali del pianeta Terra.

Qui, nell’angolo più meridionale della Russia che si affaccia sul Mar Caspio, a quasi 2.000 km da Mosca, convivono più di venti gruppi etnici, popolazioni diverse, minoranze pacifiche e meno pacifiche, e anche fermenti del fondamentalismo islamico, che contribuiscono a rendere il Daghestan la regione più pericolosa della Russia moderna.

Eppure proprio qui, a Machačkala, capitale della Repubblica Autonoma del Daghestan, è andato in scena uno degli esperimenti più grotteschi e contraddittori della storia del calcio recente.

Un piccolo esempio di come calcio, politica e potere possano oggi intrecciarsi in quel gran casino che è la Russia attuale, in cui capirci qualcosa può diventare tremendamente complicato, ma in cui, tutto sommato, non è difficile capire chi abbia in mano il bandolo della matassa.




La nostra storia comincia nel gennaio del 2011: l’oligarca Sulejman Kerimov rileva la proprietà del principale club calcistico del Daghestan, l’Anži Machačkala. Fondato nel 1991, per giocare nei campionati regionali del Daghestan, l’Anži entra a poco a poco nel terreno calcistico nazionale russo, all’inizio degli anni 2000 il club riesce anche ad affacciarsi per la prima volta nella sua storia nel massimo campionato nazionale, la Prem’er-Liga.

Ma quando nel 2011 Kerimov compra l’Anži Machačkala, in pochi immaginano quello che sta per succedere. Il magnate, originario proprio del Daghestan, ha in testa un piano ben preciso. Trasformare il calcio in un modo per aiutare la sua regione, la sua gente: costruire scuole calcio, infrastrutture, aiutare il Daghestan a uscire dalla sua condizione attraverso lo sport, e al contempo offrire una distrazione e un’ancora di salvezza a un popolo – anzi, a più popoli, come abbiamo visto – che vive in uno degli angoli più disastrati del pianeta.

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Idee e ideali nobili, se non fosse che forse non è proprio così, e che Kerimov forse non è quello che sembra. Già, chi è Sulejman Kerimov? Fondamentalmente, un uomo che è diventato ricco grazie alla partecipazione in imprese quali Gazprom, banche e industrie, ma l’origine dei suoi capitali non è mai stata poi così limpida: se non fosse che Vladimir Putin è un suo amico abbastanza stretto.

I maligni – non solo loro – ipotizzano che dietro il progetto di rilancio dell’Anži ci sia l’idea di ripulire l’immagine del Daghestan e costruire una sorta di potenza calcistica che possa trainare la regione. I mesi successivi al gennaio del 2011 sono un vero e proprio susseguirsi di grandi colpi. In Daghestan arrivano, uno dopo l’altro Roberto Carlos (seppur a fine carriera, ormai), oltre a brasiliani più o meno noti come Diego Tardelli, Jucilei, il talentuoso marocchino Boussoufa.

L’Anži, comunque, rimane un vero paradosso: i calciatori della squadra vivono e si allenano a Mosca, ben più sicura e vivibile, e raggiungono Machačkala solo per disputare le partite.

Nell’estate del 2011, poi, i cordoni della borsa si allargano ulteriormente: l’acquisto che porta  l’Anži Machačkala sulle prime pagine di tutto il mondo è quello di Samuel Eto’o, che, con i suoi oltre 20 milioni di euro di ingaggio diventa il giocatore più pagato del mondo. Oltre a lui, arrivano anche Zhirkov, Dzsudzsák, Samba, Shatov. L’Anži chiude il campionato 2011-12 al quinto posto, e si guadagna un posto in Europa League per la stagione successiva.

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Europa League, che, però, non arriverà mai in Daghestan, visto che le partite saranno giocate a Mosca, nello stadio della Lokomotiv.

All’inizio della stagione 2012-13 arrivano ulteriori investimenti (oltre a Hiddink in panchina) arrivano altri calciatori di livello internazionale come Willian (pagato più di 30 milioni di euro), Lacina Traore, Lassana Diarra. Il cammino in Europa League si interrompe agli ottavi di finale, con una sconfitta di misura (0-0 e 0-1) contro il Newcastle, ma l’impressione è che, continuando la campagna di investimenti, il Daghestan possa essere inserito per davvero sulla cartina del calcio europeo.




Invece, la stagione 2012-13 si rivelerà una trappola. Guus Hiddink si dimette, e pian piano inizia a spargersi la voce che Kerimov sia intenzionato a diminuire l’iniezione di capitali nella squadra. Voce che, effettivamente, corrisponde a verità.

Nell’estate del 2013, i calciatori più importanti vengono venduti, le spese tagliate, la squadra praticamente smantellata. Piano piano tutti, da Eto’o a Willia, da Zhirkov a Kokorin lasciano l’Anži. Con la stessa rapidità con cui era stata messa in piedi, la squadra viene letteralmente smantellata, e al termine della stagione 2013-14 arriva addirittura la retrocessione in seconda serie.

È la fine della favola dell’Anži Machačkala, se mai è stata davvero una favola. Forse, invece, è stato solo uno dei tanti esperimenti, un incrocio pericoloso di soldi non troppo limpidi, di giochi di potere e di politica che, ancora una volta, hanno provato a usare il calcio per ottenere altro.

È la dimostrazione che, quando il calcio finisce nelle mani di miliardari lunatici, che oggi ci sono e domani chissà, finisce per diventare come una lotteria.

Oggi, con fatica, l’Anži Machačkala è ritornato in massima serie, e, per due anni di fila, dal 2015 al 2017, si è salvato per il rotto della cuffia dalla retrocessione.

Anche quest’anno, in Daghestan dovrebbe essere una stagione di sofferenza: ma, forse, quella che hanno adesso è una vera squadra di calcio, e non un giocattolo nelle mani di un uomo d’affari con dei giri complicati alle sue spalle.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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