Archiviato il calcio giocato, e con un mese abbondante ancora da trascorrere prima di veder iniziare i principali campionati europei, è iniziata, da un...

Archiviato il calcio giocato, e con un mese abbondante ancora da trascorrere prima di veder iniziare i principali campionati europei, è iniziata, da un po’, quella che per chi vi scrive è una stagione di tortura, un supplizio infernale dal quale cercare di sfuggire nella maniera più veloce possibile: il calcio sotto l’ombrellone.

Si, perchè il calcio di luglio e agosto è un calcio che può piacere solo a chi non lo vive con la nostra passione. Perchè il nostro calcio non è fatto di mercato, di comproprietà, di diritti di riscatto, di offerte da 40 milioni di euro, di trattative da Giannino, di cene, pranzi, colazioni, apericene, brunch. No, nel nostro modo di vedere il calcio non c’è spazio per queste amenità.

Se bisogna sudare, bisogna farlo con indosso una maglietta e dei pantaloncini, non in maniche di camicia e mocassini. Il nostro calcio prevede solamente corse a perdifiato lungo la fascia, non corse all’ultimo momento per lanciare contratti all’ultimo secondo utile. Nel nostro calcio, l’unica trattativa possibile è quella con il direttore di gara, per contrattare un fallo in più prima di vederci sventolato in faccia il cartellino giallo. Se va bene, altrimenti ci prendiamo il rosso diretto e il mondo va avanti uguale.

Nel nostro pallone, la resistenza da abbattere è quella di una squadra arroccata in difesa fino all’ultima bestemmia, non quella di un presidente intransigente che non vuole vendere la sua stellina al Real Madrid di turno per 50 gazzilioni di dobloni. Nel nostro mondo, l’unico ostacolo è un palo che ci nega la gioia del gol in mischia, mica il procuratore esoso che chiede il raddoppio dell’ingaggio del proprio assistito.

Per come vediamo noi il calcio, gli screzi sono quelli che succedono su ogni fottutissimo calcio d’angolo a rientrare, non quelli tra l’allenatore che vuole a tutti i costi il nuovo centrocampista e il Presidente che non sa come dirgli che i soldi non ci sono ma che se vuole possiamo prendere un quasi pensionato a parametro zero. Nel nostro universo, l’intuizione geniale è quella del numero 10 che si inventa un gol che ci toglie tutti dal letame, non quella del direttore sportivo che scova il nuovo campione del futuro su una spiaggia di Copacabana.

Perchè, si, forse avete ragione, sognare sotto l’ombrellone può anche essere bello. Ma chi vive il calcio come noi ha bisogno di qualcosa di concreto, ha bisogno di sentire il rumore dei tacchetti, il suono di un calcio ad un pallone e la voce dell’avversario che ci manda a fanculo perchè gli siamo entrati sul malleolo.

Settembre, fai presto.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro

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