Siamo qui, di fronte, io e te. Un’altra volta, l’ennesima. In realtà, ogni volta il tuo volto, il tuo fisico, le tue mani, cambiano...

Siamo qui, di fronte, io e te. Un’altra volta, l’ennesima.

In realtà, ogni volta il tuo volto, il tuo fisico, le tue mani, cambiano forma. Ma non cambia la sostanza, perché quando siamo qui di fronte, quando sono a 11 stramaledettissimi metri da quella stramaledettissima porta, per me tutto diventa uguale. E ogni persona che mi trovo di fronte assume sempre le stesse identiche caratteristiche. Quelle del nemico da battere. Quelle dell’avversario da infilare senza pietà per correre ad abbracciare i miei compagni. E quindi, sì, anche se non sei lo stesso dell’ultima volta, siamo qui, di fronte, io e te. Un’altra volta, l’ennesima.

Prendo il pallone tra le mani. La categoria non importa. Quando piazzi il pallone su quel pezzo di terreno, perché chiamarlo prato è un’offesa ai giardinieri che si guadagnano da vivere onestamente, tu e Cristiano Ronaldo diventate esattamente uguali. Perché, a ben pensarci, il calcio di rigore è uno dei pochi gesti del calcio in cui grandi campioni e grandi disgraziati -perché lo sai anche tu di essere un grande disgraziato- possono sentirsi davvero accomunati. Perché anche tu puoi tirare un calcio di rigore perfetto proprio come i migliori, e anche i migliori possono fare una figura tremenda tirando un calcio di rigore alle stelle proprio come lo calceresti tu.

L’arbitro ha portato il fischietto alla bocca. Sta faticando non poco per mantenere l’ordine. Provateci voi a tenere buoni una dozzina di persone pronte a lanciarsi in area di rigore, pronte ad avventarsi sull’eventuale tuo errore, o sull’eventuale miracolo di un portiere temerario disposto a rischiare le sue articolazioni su questo campo fatto di terra battuta, sassi e bestemmie lasciate qui nel corso degli anni. Ogni secondo che passa senza che quel fischietto emetta un suono, è un secondo che posso dedicare a pensare.

E più penso, più mi confondo. Perché il pensiero è mio nemico. Incomincio a visualizzare, nella mia mente, tutte le possibilità. E lo stesso fa il portiere, anche se ora sta provando a distrarmi, danzando in maniera comica sulla linea di porta, aggrappandosi alla traversa e mormorando tra le labbra una specie di poesia.

Io, però, non lo sto nemmeno guardando.

Passo in rassegna le varie opzioni a mia disposizione, cercando di andare a scavare nella mia memoria, provando a ricordare come facciano i campioni, come li tirino quelli bravi, i rigori. Potrei piazzare la palla in uno dei due angolini bassi, dopo aver guardato dall’altra parte, tirando dolcemente. Potrei guardare il portiere dritto negli occhi, sfidarlo, farlo andare giù come un salame, e accarezzare la palla da sotto, accompagnandola con un colpo morbido, arcuato, leggero, je potrei fà er cucchiaio, insomma. Potrei prendere la rincorsa come Diego Perotti, arrivare camminando sul pallone, con il sangue freddo come una notte d’inverno a Novosibirsk, arrivare sul pallone, e con un veloce movimento rotatorio del collo del piede, trafiggere il mio avversario in un attimo, lasciandolo senza scampo.

Ci sono tante cose che potrei fare, per prendere questo pallone e farlo finire alle spalle dell’uomo che mi sta guardando dritto negli occhi. Ma ce n’è solo una da fare. Delle tante cose che potrei fare, solo una è quella giusta da fare.

L’arbitro fischia, io faccio un altro passo indietro, prendo la rincorsa, arrivo sul pallone e raccolgo tutte le mie forze. Porto indietro la gamba, chiudo gli occhi, prego silenziosamente il mio Dio, che non so se sia anche il vostro. Colpisco il pallone e tiro il mio calcio di rigore nell’unico vero modo possibile, il migliore: come mi ha insegnato il mio Maestro Andrea Caracciolo. Un colpo forte, secco, centrale. Una mina ad occhi chiusi, senza pensarci.

Non mi ha mai tradito. Corro ad abbracciare i miei compagni, corro a festeggiare con loro. Sorrido, e penso, ancora una volta: sì, questo è davvero l’unico modo per tirare un rigore perfetto. Grazie, Andrea.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro