C’è una squadra, in Italia, che avrebbe tutto per essere una delle più cool della Penisola. Il secondo stadio più antico d’Italia (e di sicuro...

C’è una squadra, in Italia, che avrebbe tutto per essere una delle più cool della Penisola. Il secondo stadio più antico d’Italia (e di sicuro quello con il panorama più bello) una delle mete turistiche più ambite del mondo, una delle maglie più affascinanti e insolite del calcio, con una combinazione di colori che di solito non si vede in giro.

Quella tra il nero, l’arancio e il verde -anche se l’arancio per un po’ ha fatto arrabbiare i tifosi più duri e puri- del Venezia, una delle squadre italiane che più tribolazioni ha sopportato nel corso degli ultimi decenni di storia del pallone.

La storia del calcio a Venezia è fatta di alti e bassi, di salite e discese, di fallimenti e rinascite, di gloria e miseria, tutto mischiato insieme in maniera imprevista e imprevedibile.

Lampi accecanti di uno spettacolo impagabile -proprio come quello della città che nasce in una laguna- seguiti da anni di oblio, miseria e fatica nelle categorie minori. Tutto nello scenario suggestivo di una città magica, naturalmente.

La prima squadra veneziana viene fondata nel 1907, intorno a un tavolo dell’osteria “Da Nane in Corte dell’Orso“.  Le partite, in quegli anni di football pioneristico, innovativo ed eroico, si disputavano in una pineta, in cui venivano, di volta in volta, disegnate le linee del campo. Gli avversari? Altre squadre venete e, di tanto in tanto, gli equipaggi delle navi che arrivavano al Porto di Venezia…

Per vedere il Venezia sul palcoscenico della Serie A, bisognerà aspettare i primi anni ’40. Gli anni d’oro di quel Venezia si fermano proprio prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Era il Venezia di Ezio Loik e Valentino Mazzola, che conquisterà la Coppa Italia nel 1941 e nella stagione successiva arriverà a soli 3 punti dalla conquista dell Scudetto. Saranno gli ultimi ruggiti di una squadra che, dopo la guerra, comincerà una lenta agonia. La Serie B, prima, poi, tra gli anni ’70 e ’80, anche i campi della C e della quarta serie. Fino al primo fallimento, quello del 1983.

Il punto di svolta della storia moderna del Venezia arriva poi nel 1987: con l’acquisto da parte di un imprenditore lungimirante che rimarrà abbastanza a lungo nel mondo del calcio, nonostante contestazioni e controversie che lo vedranno spesso protagonista. Maurizio Zamparini, in quell’anno, salva il Venezia dall’ennesimo fallimento, e poi riesce a dar vita ad un’operazione che all’epoca fa discutere parecchio.

Il Venezia viene accorpato al Mestre, ai tradizionali colori neroverdi della squadra lagunare si aggiunge l’arancione della nuova squadra e, soprattutto, lo stadio di casa diventa il Francesco Baracca di Mestre. In molti contestano le scelte del nuovo presidente, scelte che, però, aiutano la squadra a risollevarsi. Nel 1991 arriva la promozione in Serie B, e la stagione successiva la squadra può tornare allo stadio Penzo, riconquistando a pieno la sua identità veneziana.

Ma gli anni di nuova gloria del calcio a Venezia saranno quelli a cavallo tra la fine e l’inizio del nuovo millennio. In particolare, sarà una la stagione che rimarrà nella storia, una stagione particolare, assurda e pittoresca che farà entrare quella squadra nell’immaginario collettivo, come, finalmente, una delle più cool di tutti i tempi.

Nella stagione 1997-98 il Venezia, guidato da Walter Novellino, arriva secondo in B, dietro solo alla Salernitana, e si guadagna, a più di 30 anni dall’ultima apparizione, il diritto di giocare in Serie A. La città è in fermento, l’occasione enorme. Eppure, l’inizio della stagione successiva spegne quasi immediatamente gli entusiasmi. Zamparini mette insieme una squadra che si dimostra immediatamente poco adeguata alla categoria.

Nelle prime 5 partite il Venezia raccoglie un solo punto, senza mai segnare un gol. Il primo gol arriva il 25 ottobre, contro l’Udinese, ma porta in dote solamente un pareggio. Per festeggiare la prima vittoria, bisogna aspettare il 15 novembre del 1998, quando al Penzo cade addirittura la Lazio. Ma a fine girone di andata il Venezia sembra spacciato, destinato all’immediato ritorno in Serie B.

Durante il mercato invernale, però, in Venezia sbarca un alieno, o un angelo, se preferite: Alvaro Recoba, il giovane talento uruguaiano dell’Inter che però a Milano non riesce a trovare spazio. I 6 mesi di Recoba a Venezia sono ricordati ancora oggi come i più belli -sicuramente i più costanti- della carriera del Chino. Che segna 10 gol, fa innamorare tutta Venezia, e si inserisce a buon diritto nel patrimonio artistico e culturale della città, reclamando quasi un patrocinio UNESCO. Recoba segna 10 gol, il Venezia macina punti e vittorie nel girone di ritorno. Al Penzo cadono anche la Fiorentina, la Roma, e poi, infine, l’Inter: il ringraziamento per avergli concesso di godersi il Chino. Il Venezia chiude il campionato al decimo posto, e l’Italia spera di aver trovato una squadra da esportare come modello in giro per l’Europa: quanto sarebbe bello avere una squadra vincente, forte, solida, in uno stadio come il Penzo e in una città che tutto il mondo ci invidia?

Purtroppo, per Venezia, per il Venezia e per il calcio italiano, quella stagione rimarrà l’apice della storia recente degli arancioneroverdi. L’anno successivo, infatti, la squadra viene affidata a Luciano Spalletti, che verrà sostituito da Giuseppe Materazzi, tornerà per un paio di partite, e verrà sostituito da Francesco Oddo; arrivano nuove speranze – su tutti il giapponese Hiroshi Nanami e il brasiliano Fabio Bilica, che parerà poi un rigore a Shevchenko a San Siro- e vecchi volponi come Maurizio Ganz, ma il Venezia non fa più di 26 punti in campionato (arrivando però in semifinale di Coppa Italia) e torna in Serie B.

Per uno strano caso del destino, la permanenza del Venezia in Serie B durerà un solo anno: Prandelli in panchina e i gol di Maniero spingono di nuovo i lagunari in Serie A, al termine della stagione 2000-01. Ma, ancora una volta, sarà solamente un’illusione: e la nuova avventura tra i grandi sarà ancora meno fortunata dell’ultima. 18 punti, 2 vittorie, squadra che torna immediatamente in cadetteria. Il 5 maggio del 2002, mentre l’Inter crolla all’Olimpico e regala lo scudetto alla Juventus, il Venezia gioca a Parma quella che, ancora oggi, è l’ultima partita in Serie A della sua storia.

Ma quella non sarà neppure il punto più basso di quella stagione: è in estate che si consuma l’avvenimento più drammatico. Maurizio Zamparini, a suo dire per l’impossibilità di costruire un nuovo e moderno stadio a Venezia (anche se, qualche anno dopo, qualcuno disse che c’erano già le concessioni firmate…) vende la squadra, e compra il Palermo. E non finisce qui, perché, con un colpo passato alla storia come il “furto di Pergine”, un bus prende nove giocatori del Venezia, compreso il bomber Maniero, e li porta al ritiro del Palermo, ufficializzando la loro cessione.

Quell’estate segna l’inizio della fine per il Venezia.

Da quel momento, in effetti, cominciano i guai. Una salvezza ai playoff in B, una mesta retrocessione in C nel 2005. Ma quell’anno andrà anche peggio, perché arriverà il fallimento. La prima di tre rifondazioni nel giro dei 10 anni che vanno dal 2005 al 2015. L’ultima nata, però, sembra fare sul serio. A Venezia è arrivato Joe Tacopina, che di promesse ne ha fatte parecchie. Un nuovo stadio, nuovi investimenti, la sua parola: “riporterò il Venezia in A“.

Il nuovo condottiero si chiama Pippo Inzaghi, curiosamente, dopo Maniero, un altro Filippo con un feeling particolare per il gol. Per ora, la squadra lagunare sogna di tornare in Serie B. E questa potrebbe essere la stagione buona. Dopo tante tribolazioni, negli ultimi 15 anni, per Venezia sarebbe già una conquista gloriosa.

Valerio Nicastro
twitter: @valerionicastro